13-03-2021 ore 10:54 | Economia - Cremona
di Claudia Cerioli

Confcommercio e Fipe lanciano l'allarme: ‘adeguati ristori oppure costretti a chiudere’

Cremona da zona arancione rafforzata passerà da lunedì, come tutta la Lombardia, in area rossa. Con la chiusura (se non per asporto e consegna a domicilio) di tutto il comparto di bar e ristoranti. Una situazione, per Confcommercio e Fipe, del tutto insostenibile. Lo conferma anche le parole del presidente provinciale Fipe Confcommercio Alessandro Lupi. “È da oltre un anno che queste categorie osservano una via crucis estenuante”. Lupi è conscio delle problematiche relative all’innalzamento dei contagi e delle garanzie per la sicurezza delle persone. Tuttavia ricorda: “questi provvedimenti hanno un costo molto pesante per le centinaia di imprese colpite da questo nuovo lockdown e impossibilitate a lavorare. Non c’è altra strada, per sostenerle, che quella di indennizzi rapidi rapportati alle perdite effettive. Anche perché molti dei costi fissi non si fermano. E sono di gran lunga superiori ai ristori arrivati fino ad oggi. L’alternativa, altrimenti, è quella di chiudere definitivamente, con le conseguenze pesantissime sul piano economico ma anche occupazionale, sociale e di qualità della vita nelle nostre città”.

 

Sblocco dei licenziamenti

È dello stesso avviso il presidente provinciale Confcommercio Andrea Badioni. “Le imprese, con coraggio, hanno cercato di sopravvivere. Ma se i costi della chiusura sono di gran lunga superiori ai ristori prima o poi si è costretti a cedere. Molti imprenditori hanno investito tutti i loro risparmi per salvare la loro impresa. Tantissimi si sono indebitati, credendo di poter ripartire in tempi non biblici. Ma ora queste imprese sono allo stremo. O si interviene subito e in maniera adeguata o perderemo un patrimonio importantissimo per la nostra economia e le nostre comunità”. Da qui la richiesta al Governo di segnare una discontinuità rispetto al precedente esecutivo. O arrivano ristori adeguati o non ci sarà un futuro”. Altro tema che preoccupa Badioni è la scadenza, a fine marzo, degli ammortizzatori sociali. Con conseguente sblocco dei licenziamenti. “È chiaro che le imprese che sono chiuse non possono pagare i costi dei dipendenti. Servono, accanto agli incentivi per le imprese, decisioni adeguate sulla cassa integrazione Covid’.

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