11-07-2018 ore 21:03 | Economia - Aziende
di Marilisa Cattaneo

Scrp. 'Liquidazione totale e spartizione fra i comuni': la proposta dei sindaci del recesso

"Liquidare il patrimonio di 30 milioni di euro e distribuirlo fra tutti i comuni soci, rifondando una centrale unica di committenza". Questa la proposta avanzata dai sindaci del recesso Antonio Grassi di Casale Cremasco, Gabriele Gallina di Soncino, Rosolino Bertoni di Palazzo Pignano, Nicola Marani di Salvirola, Marco Arcari di Ticengo, Attilio Polla di Romanengo e Angelo Barbati di Trescore Cremasco. Oggi pomeriggio in conferenza stampa sono state illustrate le ragioni, ampiamente discusse nelle scorse settimane, sul diritto di recesso esercitato nei confronti della Società cremasca reti e patrimonio.

 

Dalla sudditanza all'egemonia dei comuni più grandi

Diversi gli elementi di criticità riscontrati che hanno spinto i primi cittadini a voler abbandonare Scrp. Come spiegato da Grassi "si tratta delle modalità di sudditanza psicologica che si cerca di attuare nei confronti dei soci, agli atteggiamenti rivolti al sindaco Luca Cristiani per la puntuale analisi tecnica al bilancio presentata nell'assemblea del 21 giugno, all'egemonia dei comuni più grandi per la definizione delle strategie politiche, senza dimenticare i soldi pubblici spesi in consulenzee esterne e alle risposte mai pervenute".

 

Floridità e strumentalizzazione

Per Gallina "non è l'uscita da Scrp a minare l'unità del territorio. Il nostro unico interesse è tutelare il patrimonio dei comuni che rappresentiamo. Ciò che ha messo in ginocchio la coesione del cremasco è stata la mala gestione del coordinamento dei sindaci". Ad ogni modo "se la società è florida non c'è nulla di cui preoccuparsi e non ci saranno nemmeno problemi occupazionali per i dipendenti, aspetto strumentalizzato da un nostro collega sindaco".

 

La proposta

I sindaci non si sono però limitati ad esercitare il diritto di recesso e a inviare la richiesta di liquidazione a Scrp ma hanno elaborato una proposta: "liquidare il patrimonio di 30 milioni di euro e distribuirlo fra tutti i comuni soci, rifondando una centrale unica di committenza. Dal nostro punto di vista non è necessaria una Spa per rendere un servizio al cremasco e in questo modo tutte le procedure sarebbero più snelle".

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