11-06-2021 ore 13:27 | polocosmesi
di Lisa Dansi

Webinar del Polo della Cosmesi. Ingredienti cosmetici: il futuro è nella sostenibilità

Quali ingredienti rispondono al meglio alle nuove sfide del mercato in termini di sostenibilità, innovazione ed efficacia? A questa domanda hanno risposto la professoressa Paola Perugini e la dottoressa Camilla Grignani nel corso del webinar, promosso dal Polo della Cosmesi, dal titolo: “Ingredienti cosmetici: trends e tips”.

 

Ingredienti, lo scenario globale

Come si sta muovendo il mercato degli ingredienti? In Asia il naturale è il filo conduttore di ogni aspetto della vita, dalla cosmesi all’alimentazione, in Europa la conversazione è focalizzata sul cambiamento climatico e sul benessere e si moltiplicano le maschere compostabili, i formati-ricarica, le formule solide. In America e, soprattutto negli USA, la sostenibilità delle formule va di pari passo con la sostenibilità del pack, inteso come bene prezioso e riutilizzabile. “Less but better è il nuovo mantra, che si accompagna ad una rinnovata fiducia nella scienza e ad un maggior interesse verso gli ingredienti. In questo contesto le aziende produttrici di ingredienti cosmetici hanno un ruolo centrale sia nell’influenzare i marchi e nel dettare nuove tendenze, sia nel fornire attraverso messaggi chiari nuove soluzioni al consumatore finale - spiega Camilla Grignani, Responsabile Area Testing di Etichub, spin off dell’Università di Pavia - il settore del beauty & personal care, sempre più focalizzato sugli impatti ambientali, sociali ed economici del proprio operato, vede un ritorno al minimalismo: l’imperativo è utilizzare meno e meglio”. Nonostante durante la pandemia sia cresciuta l’attenzione verso i benefit degli ingredienti di sintesi e la fiducia nella comunità scientifica, gli ingredienti naturali continuano ad avere un forte appeal tra i consumatori, specialmente tra le generazioni più giovani. La green challenge porta con sé nuove sfide: garantire la tracciabilità, la qualità e la riproducibilità delle materie prime: “insieme all’interesse generale per il naturale, l’ecologico e per una routine di bellezza semplificata, i prodotti puntano su un minor numero di ingredienti, ma più efficaci – prosegue la Grignani - in risposta ad un mondo sempre più complesso, le gamme si snelliscono e la beauty routine si semplifica. Si moltiplicano le formule multi-uso di derivazione vegetale e ai formati solidi. Oltre all’upcycling, il nuovo filone è quello enogastronomico: non solo arricchire i cosmetici con sostanze mutuate dal mondo food, ma far leva sul concetto di nutrire la pelle, meglio ancora se con ingredienti locali a Km 0".

 

Ppetidi, amminoacidi e proteine

In che modo queste tendenze trovano un riscontro pratico? Quali sono gli ingredienti che rispondono ai requisiti di sostenibilità, efficacia e innovazione? "La risposta è: aminoacidi, peptidi e proteine. Se consideriamo gli aminoacidi, molecole molto piccole e idrofile, il loro impiego comporta due riflessioni preliminari: la prima riguarda la loro funzione (per quale tipo di azione devo impiegarli?) e la seconda la loro efficacia (in quale percentuale devo inserirli perché abbiano efficacia?). Gli aminoacidi svolgono diverse funzioni: hanno un’azione idratante, sono alla base di numerose proteine strutturali del derma (es. collagene ed elastina) e intervengono in tantissimi processi cellulari. I peptidi sono piccole sequenze di due o più aminoacidi (quando il numero di aminoacidi è inferiore a 50, la molecola viene chiamata peptide, mentre le grandi sequenze legate tra loro sono chiamate proteine) il cui impiego è differente a seconda della lunghezza – commenta la professoressa Paola Perugini, Direttore scientifico di Etichub srl e Coordinatore master II livello in Scienze Cosmetologiche Università di Pavia - in cosmetica possiamo avere peptidi segnale (effetto anti-invecchiamento), peptidi che modulano l’espressione di neurotrasmettitori (botox-like), inibitori enzimatici (anti-invecchiamento), antiossidanti ( contrastano lo stress ossidativo e l’azione dei radicali liberi) e antimicrobici (efficaci e coadiuvanti nell’acne e nella riparazione tissutale). Nonostante peptidi e aminoacidi possano rappresentare una grande opportunità per i formulatori, perché si possono utilizzare a basse dosi, hanno un’azione immediata e possono essere impiegati anche per via topica, esistono però alcune criticità nel loro uso: sono caratterizzati da instabilità chimica, hanno un alto costo di produzione, sono utilizzabili solo in formule acquose, il loro meccanismo d’azione è diverso per cui alcuni potrebbero essere trattati come cosmetici ma altri come farmaci (ma la regolamentazione di farmaci e cosmetici è molto diversa)”.

 

Peptidi e trattamenti anti-age

I peptidi sono veri e propri alleati di bellezza e per questo vengono impiegati con successo prodotti skincare e, in particolare, nei trattamenti anti-age. Gli anti-età, che nel 2019 hanno rappresentato il 76% dei nuovi lanci, sono tra i prodotti viso più amati dalle donne. In Cina, il 63% delle donne usa prodotti anti-età per migliorare l’aspetto generale della pelle, mentre in Irlanda il 27% considera una pelle spenta e opaca un segno di precoce invecchiamento della pelle. L’impiego di peptidi si è dimostrato efficace nel contrastare la lassità della pelle e gli effetti dell’invecchiamento cutaneo. “Il marketing dell’anti-invecchiamento si è evoluto per abbracciare soluzioni che rendono la pelle più sana, con i consumatori di tutto il mondo alla ricerca di soluzioni più efficaci e più veloci – aggiunge Camilla Grignani - la nuova sfida dei trattamenti anti-aging non è più cancellare le rughe o i segni del tempo, ma agire sull’aspetto globale (turgore, compattezza, tono) e sulla luminosità della pelle”.

 

Le alghe

Un’altra preziosa fonte “green” di composti bioattivi, come proteine e peptidi, alternativa al mondo botanico è l’ambiente marino. Di questo universo fanno parte le alghe, piante acquatiche uni o pluri-cellulari, apprezzate nel settore cosmetico, nel food e in campo medico per le loro molteplici virtù. Secondo Camilla Grignani le alghe rappresentano il futuro: “Conosciute e impiegate da tempo in Oriente per la loro ricchezza di sostanze benefiche e per l’azione antiossidante e di rinnovamento cellulare, in Occidente solo di recente hanno iniziato ad essere utilizzate nelle formulazioni cosmetiche, soprattutto nei prodotti skincare. Ma il trend è in costante crescita e i dati lo dimostrano: il 16% dei consumatori americani sarebbe interessato a provare prodotti haircare le cui formulazioni contengono anche alghe”. Le alghe, di cui esistono oltre 10.000 varietà, uniscono l’aspetto ecologico ai benefici della cura della pelle e rappresentano una materia prima dal grande potenziale “pulito”. Sono una risorsa rinnovabile ideale di biomateriali, grazie alla presenza di molecole bioattive la cui quantità potrebbe raggiungere il 70% a secco del peso totale. Perfette come ingrediente “hero” di trattamenti In & Out (integratore + prodotto ad uso topico), sono impiegate con successo sia in cosmetica che nel mondo food. “Le macro e le microalghe rappresentano ricche fonti di composti biologicamente attivi come acidi grassi, polisaccaridi, minerali, vitamine essenziali, enzimi, pigmenti e peptidi con un promettente potenziale cosmetico – aggiunge la profesoressa Perugini - le alghe marine, per le loro caratteristiche, rappresentano un’alternativa valida e sostenibile alle sostanze chimiche, di sintesi o ad ingredienti non vegani. C’è di più. La maggior parte delle fonti naturali marine - sfruttate anche dal mondo alimentare - sono abbondanti e generalmente considerate materiale di scarto. Il loro impiego per ottenere sostanze chimiche di alto valore rappresenta un’importante sfida scientifica ed etica, che abbraccia anche temi come l’upcycling e il food waste”.

 

Food waste e oli

La trasformazione di rifiuti in ingredienti a valore aggiunto, meglio noto come upcycling, è la strada per un ambiente pulito e per combattere il food waste, una vera e propria piaga dell’era moderna. Secondo la Fao, ogni anno perdiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo: una quantità enorme in cui rientra sia il cibo che viene scartato perché non conforme agli standard, sia quello che si deteriora prima di essere venduto. Uno spreco a cui i produttori hanno cercato di porre rimedio. Oggi la maggior parte dei rifiuti dell’industria alimentare viene usata come fertilizzante; ma esiste un surplus che, oltre ad essere impiegato per la produzione di bioplastiche o biocarburanti, potrebbe essere usato anche in altri settori. E se l’industria della bellezza già da tempo utilizza ingredienti alimentari nelle proprie formule, la prossima sfida sarà quella di riutilizzare anche i rifiuti alimentari e agricoli. Nel solco dell’upcycling e dell’economia circolare. “Gli oli sono un esempi di sostanze, ricche di attivi funzionali e di antiossidanti, che si possono ottenere dagli scarti della filiera agro-alimentare e che possono essere impiegati con successo nell’industria cosmetica - conclude la Grignani- Gli oli non solo rappresentano un valido esempio di upcycling, ma incarnano l’essenza del concetto di prodotto cosmetico 4.0: multifunzione, mirato, clean, sostenibile. Il tutto nel segno della bellezza olistica, che abbraccia corpo e mente”.

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