
Oggi i livelli occupazionali delle persone con disabilità non sono ancora soddisfacenti, nonostante il tasso di occupazione in generale, specie in Lombardia e in provincia di Cremona sia migliorato nel periodo post-pandemia. È questa in estrema sintesi la conclusione del rapporto sullo stato di attuazione del collocamento mirato delle persone con disabilità in provincia di Cremona curato dall’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro, in collaborazione con Irs – Istituto per la ricerca sociale e CRILDA – Centro di ricerca sul lavoro “Carlo Dell’Aringa” e presentato in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità presso la sede territoriale cremonese di regione Lombardia.
I dati in provincia
Come illustrato da Nicola Orlando (economista e ricercatore dell'area formazione, lavoro, Comunità e sviluppo territoriale di Ira), nel triennio 2022-2024 i flussi di iscrizione agli elenchi delle persone con disabilità in stato di disoccupazione sono cresciuti del 17,8 per cento, con un incremento maggiore, nel 2024, delle iscrizioni raccolte dal Centro per l’impiego di Cremona che, per la prima volta, ha superato quello di Crema. La popolazione iscritta è prevalentemente maschile (54,6 per cento), anche se le donne stanno comunque aumentando e la loro presenza ha raggiunto il 49,1 per cento nel 2024. Cresce il numero di persone con percentuali di invalidità elevate e aumentano quelle con disabilità psichica. Oltre i due terzi possiede un basso livello di istruzione, con al massimo la licenza media.
Silver economy
Il dato più significativo riguarda l’invecchiamento: il 45 per cento degli iscritti ha più di 55 anni e la quota è in costante aumento nel tempo. Nella sua relazione sulla silver economy Claudio Lucifora, professore di Economia Politica all'Università Cattolica di Milano e direttore del CRILDA, ha sottolineato le correlazioni fra invecchiamento e disabilità e, di conseguenza, l’importanza di promuovere strategie innovative per la gestione dei lavoratori senior e la necessità di integrare le politiche per la disabilità con un’ottica orientata alla prevenzione. Per gestire questa “economia d’argento”, infatti, è necessario superare pregiudizi legati all'ageismo: i lavoratori senior possono ancora essere molto produttivi. L’obiettivo è quello di migliorare il benessere dei lavoratori e valorizzare la produttività di tutti nelle aziende e in ogni altro contesto lavorativo, a prescindere dall’età e dalle condizioni psicofisiche. In questo contesto, le parti sociali hanno un ruolo fondamentale.
Posti disponibili
I posti a disposizione presso i datori di lavoro soggetti agli obblighi occupazionali della legge 68/1999 non mancano e sembrano reiterarsi nel tempo, soprattutto a causa della dinamicità dei contesti produttivi. Sulla base dei prospetti informativi ricevuti dal Servizio provinciale per il collocamento mirato nel triennio considerato, su 3.292 posti di lavoro riservati a persone con disabilità iscritte agli elenchi di cui alla legge 68/1999, sono 772 (il 23 per cento) quelli “scoperti” e dunque disponibili per nuovi inserimenti. Nel settore privato le disponibilità si concentrano soprattutto nelle aziende con oltre 50 dipendenti e, in particolare, nel comparto industriale (specie nel tessile e abbigliamento e nel settore alimentare) e nel comparto dei servizi (soprattutto i servizi di vigilanza e supporto, i trasporti e i servizi di magazzinaggio). Quanto al settore pubblico: il comparto scolastico e in generale gli enti pubblici statali incidono particolarmente sulle quote di riserva delle pubbliche amministrazioni, che senza dubbio in questi anni con lo sblocco delle assunzioni hanno visto aumentare anche i posti da riservare alle persone con disabilità. In questo contesto potenzialmente positivo, però, è doveroso considerare che le regole di accesso al pubblico impiego non consentono di coprire le quote di riserva con rapidità.
“Il contesto lavorativo deve adattarsi”
La responsabile del collocamento mirato, Simonetta Donsante, ha evidenziato come la difficoltà e al contempo la sfida permanente sia proprio quella di promuovere lo spirito e la finalità della legge n. 68/99: quella di inserire la persona con disabilità nel posto giusto. E’ il contesto lavorativo che deve adattarsi, attraverso gli accomodamenti ragionevoli, gli ausili e, non meno importante l’accompagnamento formativo del personale manageriale e degli altri lavoratori. Promuovere una diversa qualità del lavoro significa creare condizioni per l’inclusione sociale delle persone con disabilità e rendere effettivamente esigibile il diritto al lavoro sancito dalla norma. Inoltre, un contesto lavorativo inclusivo è anche sinonimo di maggiore attrattività per i datori di lavoro, oltre il mero obbligo normativo.
Il punto di vista delle aziende
Sono intervenuti anche Andrea Zagni, in rappresentanza dell’Associazione industriali di Cremona e Riccardo Pini, consigliere dell’Ordine provinciale dei consulenti del lavoro. Zagni ha trattato il tema dell'inclusione lavorativa, non nascondendo anche la necessità delle aziende di far fronte all'invecchiamento della forza lavoro. Ha poi richiamato l’esperienza di collaborazione con il collocamento mirato nell’ambito del progetto Workaut, per promuovere l’inserimento delle persone con disturbi dello spettro autistico. Riccardo Pini ha posto l'accento sulla delicatezza del matching fra i posti di lavoro disponibili e le caratteristiche effettive delle persone iscritte alle liste del collocamento mirato nel territorio ricordando il ricorso, quando opportuno, allo “strumento del distacco del personale”.