06-04-2021 ore 18:38 | Economia - Sindacati
di Felice Lopopolo

Gino Mussa, custode e promotore dei diritti “con uno spirito di sacrificio disinteressato”

"Non nascondo che provo una certa emozione nel vedere in questa sala vecchi e giovani compagni e compagne che sono stati protagonisti di battaglie in difesa dei diritti dei lavoratori, della democrazia, della pace”. Così esordiva Gino Mussa in sala Alessandrini il 24 maggio del 1982 in occasione degli 80 anni della Fiom-Cgil di cui era stato segretario provinciale dal 1958 al 1977. Gino assieme a Cecco Taverna, Alfredo Galmozzi, Francesca Marazzi, Egle Cattaneo e tanti altri è stata la generazione nata durante il fascismo e che ha vissuto l’esperienza della guerra e della Resistenza. Una generazione che ha fatto negli anni della ricostruzione la gavetta come militanti di difficili esperienze sindacali e politiche in fabbriche come l’Everest-Olivetti ed il Linificio. E Gino in quell’intervento aveva richiamato i complicati problemi del primo dopoguerra, dall’aumento del costo della vita all’intransigenza degli imprenditori.

 

Militante sindacale

Anni di attacchi alle Commissioni interne in fabbrica, di spostamenti di socialisti e comunisti in “reparti confino”, di licenziamenti alla Ferriera, all’Arrigoni (poi Vdb), compreso il suo all’Everest con il quale “non si voleva solo colpire la mia persona di militante sindacale, ma anche la Commissione interna, soprattutto si voleva intimorire quanti erano impegnati nella causa dei lavoratori”. Gino ne uscì a testa alta, sostenuto dalla solidarietà dei compagni di lavoro, assolto dal Tribunale di Crema, rifiutando il denaro offerto dalla direzione aziendale per chiudere la vertenza. È di questa generazione di cui Gino fece parte che voglio parlare per capire, assieme a voi, proprio in questo momento di dolore, di lutto, se l’esperienza di quel gruppo dirigente ci può essere utile per affrontare, anche noi, a testa alta, i complessi problemi del nostro presente.

 

Spirito di sacrificio

Ho bisogno di capire e penso di essere in buona compagnia, se il modello di militanza, di stile di comando, di formazione della classe dirigente di Gino e di altri che ho citato ci può dare una scossa salutare o se quel modello lo dobbiamo mettere in archivio con un pizzico di nostalgia. Sul presente non mi dilungo, data anche la circostanza, dico solo che viviamo un presente di problemi complessi con rischi alti per la democrazia. Complessità che ha buttato la politica, non solo il sistema dei partiti, in una profonda e strutturale crisi di cui è doveroso prendere atto. Torno a Gino e ai tanti compagni e compagne di viaggio. Al termine del suo intervento del 1982 affermò, a bilancio di una già lunga attività, di aver vissuto anni esaltanti, ma anche anni di sconfitte, di amarezze e di delusioni. Di aver vissuto battaglie “con spirito di sacrificio disinteressato” per dare ai lavoratori un forte e capace sindacato, cioè una libera organizzazione in grado di difendere e di promuovere diritti.

 

Buttarsi nella mischia

“Però dobbiamo essere coscienti che i momenti difficili si superano buttandosi nella mischia con entusiasmo, passione, fiducia negli altri, facendo ognuno la propria parte”. Ho imparato da Gino che l’arte della mediazione nel far politica si può combinare con la passione, che il linguaggio anche se chiaro e fermo non può mai essere volgare, che ascoltare anche chi la pensa diversamente da te e tenerne conto ti fa crescere e che quando giunge il momento è di stile farsi da parte come dirigente, mai andando in pensione, sempre disponibile se serve, quando serve. Come ha fatto lui, la Cechi, Alfredo, Cecco e tanti altri. Come ho visto fare nelle mie prime esperienze giovanili da uomini come don Agostino Cantoni e don Giovanni Venturelli. In un clima di paure e di disorientamento dove prevale nel confronto politico la volgarità del linguaggio, il narcisismo, il rancore, salutare Gino con la voglia di rimboccare ancora una volta le maniche mi pare il modo migliore di mandargli un grande ed affettuoso grazie. Mercoledì 7 aprile, alle 16, è previsto un breve ricordo (nel rispetto della normativa sanitaria) presso la sala del commiato di Crema. Aveva 91 anni.

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