03-06-2022 ore 11:54 | Economia - Associazioni
di Claudia Cerioli

Cremasco, emergenza siccità. La Coldiretti: 'serve una deroga al flusso minimo vitale'

Nelle campagne lombarde manca l’acqua per irrigare le coltivazioni dal mais alla soia, dal riso agli altri cereali e foraggi per gli animali fino a frutta e verdura. È l’allarme lanciato da Coldiretti Lombardia mentre ci si prepara a fare i conti con Scipione, l'anticiclone africano che fa impennare i termometri fino a 41 gradi. Senza interventi immediati e senza nuove piogge significative – spiega la Coldiretti Lombardia – gli agricoltori si ritroveranno ben presto a non aver più alcuna possibilità di bagnare i propri campi, con la conseguente inevitabile perdita delle produzioni.  Senza acqua non è possibile garantire la produzione di cibo made in Italy sulle tavole dei cittadini in un momento peraltro difficile a causa della guerra in Ucraina e dei forti rincari nel carrello della spesa con aumenti di prezzi degli alimentari che hanno raggiunto a maggio il +7,1 per cento.

 

‘Maggiore calamità’

"La siccità è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in un miliardo di euro all’anno a livello nazionale, per effetto del calo dei raccolti che hanno bisogno dell’acqua per crescere. Ad essere colpito dalla siccità è l’intero territorio nazionale ma particolarmente grave è la situazione nella pianura padana dove per la mancanza di acqua è minacciata oltre il 30 per cento della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. Nonostante le ultime precipitazioni il livello del fiume Po è sceso al Ponte della Becca (Pavia) a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico, un livello più basso che a Ferragosto.

 

Riduzione del raccolto

“Il rischio è di perdere anche i raccolti che potrebbero essere messi in sicurezza grazie a interventi rapidi e incisivi, rogge e canali sono asciutti, totalmente privi d’acqua. Il mais, che ha iniziato la sua crescita, è al limite”. Molte aziende stanno modificando i piani colturali rinunciando alla programmazione di semine di secondo raccolto perché la scarsità di risorsa idrica non consentirebbe una coltivazione economicamente sostenibile. Questo comporterà anche una minore disponibilità di materie prime come mais e insilati con gravi ripercussioni anche sul settore dell’allevamento, già messo in ginocchio dall’aumento dei costi di produzione. E’ essenziale disporre in tempi brevi di deroghe temporanee agli obblighi del deflusso minimo vitale, oltre che la possibilità di rilasciare acqua dai bacini alpini, indipendentemente dalle dinamiche della produzione di energia”.

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