03-04-2021 ore 14:30 | Economia - Cremona
di Claudia Cerioli

Confcommercio pronta a scendere in piazza per protestare contro le chiusure e i divieti

Per il secondo anno, a Pasqua, siamo in lockdown. Una situazione pesantissima per le imprese. Complessivamente, un mese di chiusure, da metà marzo a metà aprile, costerà, nella solo Lombardia, due miliardi e mezzo di euro. Nei giorni di Pasqua si perderanno 470 milioni di euro rispetto al 2019. “Un durissimo colpo a fronte di sostegni ancora gravemente insufficienti, che non bastano minimamente a coprire le spese fisse. Sono tardivi e hanno criteri di accesso troppo restrittivi’ commenta Andrea Badioni, presidente di Confcommercio Cremona. L’impatto delle restrizioni sarà particolarmente grave per la ristorazione (-80%), per i servizi ricreativi (-75%), per il commercio al dettaglio (-70%). 

 

‘Via crucis delle imprese’

“Le imprese stanno vivendo una via crucis, un percorso di sofferenza tra speranze di poter riaprire andate puntualmente deluse, attese di ristori adeguati, richieste di considerare come i nostri locali potessero garantire servizi in sicurezza mai prese in considerazione. E adesso moltissime imprese sono allo stremo, rischiano di non riaprire più se non si interviene subito con un cambio di passo”, conferma Alessandro Lupi, presidente del gruppo provinciale di Fipe Confcommercio. I risarcimenti, per il momento, sono stati promessi, ma non sono ancora stati assegnati. Badioni rimarca: “Per il settore la prospettiva è quello di non poter tornare in zona gialla fino a ridosso del mese di maggio. Un orizzonte non sostenibile per le aziende. Se i numeri del contagio saranno in calo, auspichiamo che si proceda con le opportune valutazioni e si consentano in sicurezza le riaperture al più presto”.

 

Mobilitazione in piazza

Confocommercio assicura di poter far riaprire le imprese in sicurezza. Gli operatori del settore della ristorazione e del turismo, oltre ai commercianti stanno attraversando un momento di disagio così forte da pensare di scendere in piazza nuovamente, per far sentire i propri bisogni. “sarà necessaria -continua Badioni- in quel caso, la mobilitazione di tutti gli imprenditori del comparto, indipendentemente dalla realtà di rappresentanza cui fanno riferimento. Abbiamo già incontrato anche i dirigenti del gruppo Arpe. Non è il momento di dividersi. Occorre difendere insieme un obiettivo comune: il nostro futuro”.

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