31-12-2022 ore 18:29 | Cultura - Proiezioni
di Paolo Emilio Solzi

The Fabelmans di Steven Spielberg: appare David Lynch “e il resto scompare”

È dalla fine degli anni Novanta che Steven Spielberg voleva dirigere un film sulla sua infanzia e sul percorso che lo ha portato a diventare uno dei registi più famosi del mondo. Con The Fabelmans quel sogno si è realizzato. Spielberg narra la sua storia attraverso un alter ego, Sammy Fabelman, cresciuto in una famiglia di ebrei. Inizialmente spaventato dai film che vedeva al cinema con i genitori, Sammy decide di sublimare la sua paura intraprendendo la carriera di regista. La famiglia Fabelman è divisa tra artisti e scienziati. La madre di Sammy è una pianista, mentre il padre è un ingegnere che desidera che il figlio segua le sue orme. La situazione peggiorerà con il trasferimento dei Fabelman in California.

 

L’ultima volta di Spielberg e Williams

John Williams ha cominciato a lavorare per Spielberg nel 1974, scrivendo le musiche di Sugarland Express. Da allora il compositore più leggendario di Hollywood ha firmato quasi tutte le colonne sonore dei film del regista. Questa sarà probabilmente l’ultima volta che li vedremo insieme. Dopo The Fabelmans, Williams intende dedicarsi solo alla direzione d’orchestra, a conclusione di una carriera iniziata negli anni Cinquanta, durante la quale ha vinto cinque Oscar, quattro Golden Globe e altri premi.

 

Un capolavoro mancato

Si percepisce l’amore che Spielberg ha messo nella sua opera, ma quello che prometteva di essere il suo film più personale e sentito (quasi un testamento d’autore) si rivela nel complesso abbastanza piatto. I guizzi di regia sono pochi. Le emozioni che due ore e mezza di pellicola trasmettono sono modeste, soprattutto nella prima parte della vicenda. Dal creatore di Indiana Jones, Jurassic Park, E.T., Hook e Schindler’s List era lecito aspettarsi qualcosa di più. Film innovativi e incredibili come Duel, Lo Squalo, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, I Predatori dell’Arca Perduta mandano ancora in visibilio gli spettatori e fanno ancora discutere dopo quaranta o cinquant’anni. È improbabile che The Fabelmans abbia un simile impatto culturale: poco dopo averlo visto, lo si dimentica rapidamente.

 

David Lynch “e il resto scompare”

Durante tutto il film, i fans di David Lynch si pongono una sola domanda: “Quando si vedrà il Maestro?” A conclusione della storia, Lynch appare nei panni di un altro mitico regista, John Ford. Subito nella testa dei lynchani annoiati risuonano le parole del duca Leto Atreides: “Il dormiente deve svegliarsi!” Nella vita reale Lynch è anche pittore e, in un gioco metacinematografico, dà all’alter ego del giovane Spielberg alcuni consigli facendogli osservare dei quadri. La comparsa del Regista del Mistero dura un paio di minuti, ma vale più di tutto il resto dello spettacolo. Così, mentre Sammy Fabelman si allontana tra i capannoni di uno studio televisivo, esaltato per l’incontro con Ford, i lynchani escono risollevati dalla multisala, pensando solo che “i gufi non sono quello che sembrano” e che forse il film sarebbe stato più interessante con degli enigmatici conigli antropomorfi.

 

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