31-01-2020 ore 13:01 | Cultura - Proiezioni
di Chiara Grossi

Sam Mendes scava negli anfratti dell'uomo e della storia: 1917, tra smarrimento e terrore

L’ultimo film di Sam Mendes, 1917, è una corsa ad ostacoli verso la speranza, una speranza che persiste solo negli occhi di coloro che hanno la forza di correre. Interpretato, tra gli altri, da George MacKay, Colin Firth e Benedict Cumberbatch, racconta di due commilitoni inglesi, i caporali Schofield e Blake che, il 6 aprile 1917, in piena prima guerra mondiale e per ordine del generale Erinmore, devono comunicare oltre le linee nemiche un messaggio urgente ad un battaglione in procinto di attaccare.

 

La direzione del destino
Il film si apre su un campo di fiori accarezzati da una leggera brezza; i due soldati riposano sotto un albero e la calma bucolica di quell’istante sembra non poter avere fine. Nel momento in cui una mano li scuote e li risveglia dal sogno, il loro destino prende una direzione inaspettata: dovranno fissare negli occhi un rischio più grande delle loro pupille tese, sorto dall’erba verde della primavera appena sbocciata e fattosi strada tra la terra bagnata che diviene fango, fino ad opprimersi tra le strette morse della trincea. La macchina da presa cambia spesso prospettiva e ci mostra i volti tirati e pregnanti dei personaggi alternati al punto di vista tratto dalle loro spalle, ci costringe a discendere nelle fosse polverose della mostruosità umana e a seguirli in questa terribile gara contro il tempo, contro la speranza che, nonostante la sua fragilità, dà forza ad ogni passo dei due soldati.

 

Smarrimento e terrore
L’intera vicenda si dipana su un unico piano sequenza che fa soffrire lo spettatore, che non gli permette di uscire dai panni sporchi e pesanti dei protagonisti, che tende il fiato e stringe la gola. Aleggia perenne il contrasto tra macerie e squarci agresti: l’ambiente che circonda la storia, i suoi colori poco saturi, i suoi confini che crollano e le sue strade che si perdono, si intrecciano e si confondono, dipingono senza esitazioni la rassegnazione, lo smarrimento e il terrore della guerra ma, ciononostante, siamo costretti a raccogliere la verde speranza dalle tasche di questi soldati, farla nostra e riporne i resti nelle mani del nostro fratello. Il film scava in ciò che di più orribile si cela negli anfratti umani e della storia che si ripete, ma si aggrappa alla speranza, quella nascosta nel seme di un ciliegio, che ricresce solo quando il nocciolo marcisce. Questa recensione è frutto del lavoro dei partecipanti al laboratorio Intrecci+, finanziato da Fondazione Cariplo.

 

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