30-11-2025 ore 16:05 | Cultura - Mostre
di Gloria Giavaldi

Asper limes, il confine fortificato ed il timore di accogliere l'umanità nell'arte di Rossoni

La mitologia greca e l'iconografia cristiana per provare a mostrare ciò che gli occhi non vogliono vedere, la mente non vuole accettare, l'umanità non vuole accogliere. Perché ciò che è altro da sé fa ancora paura: è da guardare a distanza, con ritrosia. Preferibilmente, oltre il confine. Il limes latino, quel confine che non è soglia accogliente, ma linea fortificata, ruvida, il più delle volte armata: “questa mostra” ha spiegato l'artista Adriano Rossoni nelle sale Agello del museo civico all'inaugurazione di Asper limes “vuole fornire uno stimolo alla riflessione su alcuni temi del nostro tempo che richiedono un intervento a livello internazionale: l'immigrazione, le relazioni umane ed i legami tra uomo e ambiente. L'arte può, attraverso l'immagine e la bellezza, aiutare a riflettere sul passato e sul presente per costruire un futuro comune”. Il presente purtroppo è limpido: “attraverso queste opere, mediante l'uso di metafore tratte dalla mitologia greca e dall'iconografia cristiana, descrivo il Mediterraneo come un confine armato, da difendere, piuttosto che da attraversare”. Difendere da vite umane che cercano fortuna, portando sulle spalle storie di fragilità, ma anche di speranza, sogni e  prospettive.

 

Apocalissi contemporanee

Se è questa è la sintesi dell'esposizione di Rossoni, che dal lontano 2014 tratta il tema dell'immigrazione attraverso l'arte, non è difficile comprendere perchè la presidente del Gruppo antropologico cremasco Elena Benzi, l'abbia coinvolto nelle iniziative a margine della presentazione della pubblicazione annuale del gruppo, dal titolo Confini invisibili, identità plurali nel Cremasco. La mostra, composta da otto tele realizzate con tecniche diverse, prosegue un progetto al quale Rossoni tiene particolarmente e che culminerà in una esposizione dedicata alle “apocalissi contemporanee: la guerra e le conseguenti migrazioni. Fenomeni che non possono lasciarci indifferenti, che richiedono di essere visti e compresi anche attraverso l'arte”. Il progetto si concluderà entro il prossimo biennio.

 

'Il nostro Minotauro'

Grafite o matita su cartoncino, acrilico su tela. I toni cupi la fanno da padroni. I richiami alla mitologia greca ricordano che (purtroppo) certi temi tornano ciclicamente. Ciò che cambia è il modo di affrontare la realtà. Corpi inermi sul fondo del mare non nascondono una flebile luce di speranza in superficie. La morte sommersa richiama lo spettatore a quell'ultimo briciolo di umanità, per una luce fioca che possa tornare a splendere davvero. Per un futuro che possa essere diverso. É questa Pietas nera, la prima tela che si incontra lungo il cammino suggerito da Rossoni, “da percorrere rigorosamente in senso antiorario”. Nella seconda tela il riferimento al mito di Atteone è evidente: due naufraghi cercano di riporre sul gommone un compagno inerme. Il confine si intravede all'orizzonte: non è ospitale. Ma la luna brilla in cielo, simbolo della dea Diana, di un'Europa che potrebbe essere diversa, ma che si mostra tanto splendida, quanto irraggiungibile agli occhi africani, colpevoli di averla desiderata troppo. Il mito d'Europa è protagonista della terza tela. Il percorso prosegue con un richiamo al Minotauro: “ogni epoca ha il proprio: il nostro è il popolo migrante, inumano, reso mostro al nostro sguardo dalla paura”. Un balzo poi all'iconografia cristiana con il Compianto, che celebra il dramma umano della perdita.

 

'I nuovi martiri'

Poco più in là il mito di Narciso riporta l'attenzione alla bellezza egoistica dell'Occidente, che non vede che se stesso, sordo ai richiami di una natura in difficoltà e ai “bisogni del popolo migrante”: “l'egoismo - ha evidenziato Rossoni – è la prima causa della nostra distruzione”. Della distruzione della nostra umanità. La settimana tela è dedicata alle Sirene: “raccontano una realtà suadente, ma falsa”. É il sogno di un' Europa diversa, che esiste solo nella mente di chi immagina un futuro migliore, dopo aver lasciato terre che non erano più casa. La mostra si chiude con un'opera mastodontica, Le due cupole: una, piena di martiri beatificati, l'altra rovesciata, composta da corpi che affondano nell'oscurità del mare. “Sono i martiri di oggi, destinati ad essere presto dimenticati traditi dalla fallace fede in un Occidente che a loro si nega”. La mostra sarà visitabile fino a lunedì 8 dicembre nei seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30. Sabato e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30. Ingresso libero.