29-03-2021 ore 17:28 | Cultura - Libri
di Gloria Giavaldi

Fbc. Il volume dedicato al primario Cattaneo è una storia densa di umana professionalità

La storia della medicina di un tempo raccontata attraverso l'esperienza del dottor Franco Cattaneo, già primario della divisione di medicina dell'ospedale vecchio di Crema, in occasione del cinquantesimo anno della sua scomparsa. Si legge questo sulla copertina della pubblicazione della Fondazione Benefattori Cremaschi, presentata questo pomeriggio. Si tace, invece, il fare laborioso, attento, silenzioso nei riguardi dei più fragili. Un tratto distintivo del dottor Cattaneo, che si infila nei silenzi intervallati dalle virgole e si spiega a poco a poco nelle parole del figlio Piero, raccolte con discrezione dal vicepresidente della fondazione Stefano Aiolfi. È un modus operandi che resiste e ancora oggi si ritrova nella struttura di via Kennedy. Un'impronta, quella di Cattaneo, destinata a durare nel tempo. “Questo testo – spiega la presidente Bianca Baruelli - va a rinsaldare i legami tra la fondazione e la città, ricordando un professionista che dal secondo dopoguerra agli anni Settanta operò nel vecchio ospedale di Crema, dedicandosi con passione, generosità e competenza alla cura dei pazienti. Ci ha lasciato in eredità la passione per la fragilità. Da sempre la nostra Fondazione è attenta alla cura degli anziani e degli indigenti. Questa è la strada giusta e lo sarà in ogni tempo, potendo ovviamente contare sul cuore e sulla solidarietà dei cremaschi”.

 

Vicino alle persone

Tra questi, sicuramente, il professor Piero Cattaneo, che ha voluto ricordare il padre con un'elargizione ad memoriam. “Sono tante le progettualità che la struttura vuole realizzare ed è giusto che il territorio le sia accanto. Ringrazio tutta l'organizzazione, in particolare il curatore dell'opera dedicata a papà, il dottor Stefano Aiolfi per aver voluto omaggiare la sua figura”. Le pagine raccontano di un medico attento, scrupoloso, ma prima ancora di un uomo “schivo, ma ironico”, appassionato al desiderio di stare insieme agli amici e ai pazienti. L'innovazione offerta da Cattaneo non si racconta con la tecnologia, è colma di umana prossimità. “Amava stare vicino alle persone. Metteva il paziente al centro” spiega Stefano Aiolfi. “Questo è un dettame importante della medicina moderna. Cattaneo lo faceva in modo diverso, nel rispetto delle esigenze , dei tempi e della strumentazione dell'epoca”. Lo faceva in silenzio, perché prima di fare il medico, lo era nel profondo.

 

Sentimenti discreti

“L'opera – continua Aiolfi – guarda al cremasco e ai suoi mutamenti”. É piena di memorie, testimonianze, senza dimenticare l'aspetto storico – giuridico. Al di là della tecnica, però, l'obiettivo dichiarato è uno solo: “smuovere il cuore e la mente dai complessi tecnicismi della medicina moderna verso sentimenti più discreti di affetto e partecipazione”. Quelli che provavano i professionisti di un tempo, che, lontano dalla tecnologia, potevano contare “su una metodologia rurale, simile a quella che ogni agricoltore mette in atto, quando si accinge a coltivare con fatica e abnegazione i suoi campi perché il raccolto sia migliore”.

 

Patrimonio collettivo

La storia si racconta con immagini, documenti e testi. I ricordi prendono corpo dalle parole di chi resta e lasciano un segno nei sentimenti della città. “Questo è patrimonio collettivo e speriamo sempre più partecipato per riempire di senso la parola solidarietà” si legge nei ringraziamenti. É la speranza della fondazione, ma anche ciò che serve per un futuro migliore. Per tutti. Al volume hanno collaborato anche Alessandro Inzoli ed il direttore generale di Fbc Gian Paolo Foina.

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