29-01-2015 ore 13:43 | Cultura - Teatro
di Stefano Zaninelli

San Domenico, la Mandragola. La corruzione umana s’intreccia col tradimento

“Dietro alle nostre voglie, andiam passando e consumando gli anni, ché chi il piacer si toglie per viver con angosce e con affanni”. Un salto indietro di circa 500 anni riporterà, sabato, il teatro San Domenico alla Firenze delle Guerre d’Italia, per poi riportarlo – in simultanea – nel capoluogo toscano del 2000. In questa cornice, la storia d’amore di Callimaco si fonde con la “corruzione della logica politica” di allora. È Mandragola, la commedia scritta da Machiavelli portata in scena da Jurij Ferrini.

 

Mandragola, oggi

Sullo sfondo della scenografia non ci sono palazzi antichi; c’è un bancomat e poco più in là un confessionale. Lo spettacolo si svolge in tempi recenti, narrato con il fiorentino di 5 secoli fa. “Più che una trasposizione della commedia – spiega Ferrini, attore e regista – usiamo la lingua del ‘500 per immaginare quel tempo più che per rappresentarlo in scena. Quando portiamo in scena un classico, come in questo caso, raccontiamo ciò che quel classico ci dice”.

 

I vizi di ieri e di oggi

Dalla narrazione emerge con prepotenza lo spaccato del tessuto sociale di allora, in cui si rincorrono corruzione ed opportunismo. Spiazzante l’attualità della commedia: “è il suggerimento – aggiunge Ferrini – di una classe politica corrotta, che in questi anni ha ampiamente superato ogni aspettativa che Machiavelli potesse farsi. Credo che con la Mandragola non avesse tutta questa voglia di parlare di amore e di corna. Del resto, anche con Il principe credo fosse sarcastico”.

 

Il linguaggio

 “I dialoghi non li abbiamo toccati per niente; il prodigio è che, anche se a prima vista si potrebbe pensare ci sia il rischio di non capire nulla, quando la si sente scopriamo che è recitata con un linguaggio fiorentino comprensibilissimo. È un testo scritto per essere ascoltato e visto, non letto. Nei primi istanti, di solito, lo spettatore rimane un po’ spiazzato da linguaggio, ma quando si lascia andare comincia a ridere. I monologhi sono tutti rivolti al pubblico, quindi il coinvolgimento non manca”.

 

A teatro, 15 anni dopo

“Per noi portare in scena la Mandragola è un divertimento pazzesco, ogni volta. Il testo l’avevamo già affrontato 15 anni prima; conoscendolo impari ad amarlo e non lo abbandoni più. Inoltre la condizione della politica attuale offre tutti gli agganci del caso, anche se gli scandali di tempo fa hanno lasciato i riflettori a scandali di altro genere. La ferita più profonda – conclude Ferrini – è data dal fatto che i due paesi da cui sono nati il teatro, il diritto e la democrazia sono gli stessi che oggi, in Europa, versano forse nelle condizioni peggiori”.

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