28-12-2025 ore 18:37 | Cultura - Libri
di Patrizia de Capua

Caffè filosofico: parte dall'olfatto un viaggio nei cinque sensi per conoscere meglio Crema

Lunedì 15 dicembre al caffè filosofico è stato presentato il numero 9 dei quaderni di antropologia sociale, in collaborazione con lo stesso caffè. Crema. Viaggio nei cinque sensi della città è il titolo. Walter Venchiarutti, Marco Ermentini, Donata Ricci, Marco Mariani, Annalisa Andreini gli autori. Uno per ogni senso.Libri sui cinque sensi ne abbiamo visti tanti, magari cataloghi di mostre come quella famosa del 1996 a Cremona Immagini del sentire. I cinque sensi nell’arte. Ma finora non si era visto un libro che affrontasse l’argomento in relazione alla nostra città. Crema. Viaggio nei cinque sensi della città è infatti il titolo del numero 9 dei Quaderni di antropologia sociale, opera collettiva di cinque autori. Walter Venchiarutti, ideatore del progetto, in apertura propone il suo saggio sull’olfatto: Ucci ucci…l’arte del profumo a Crema.

 

Diversi punti di vista

Fin dall’inizio si palesa il tono fra il faceto e il serio del lavoro, poiché di questo “senso ingrato e apparentemente non necessario” si parla da molteplici punti di vista, che vanno dalle fiabe alla semeiotica all’antropologia. Nelle fiabe c’è sempre il cattivo di turno, che in questo caso è l’orco, personaggio forzuto e mostruoso affetto da cannibalismo, dotato di finissime capacità olfattive, tanto da avvertire da lontano la presenza del suo cibo preferito: cuccioli di umani. Nell’antropologia si rintracciano segni inequivocabili del rilievo di questo senso per lo più negletto, ma essenziale per la sopravvivenza. Ed è qui che soprattutto si possono individuare quei legami con la nostra città di cui si parlava.

 

In dialetto

Venchiarutti li illustra nel dettaglio con una serie di espressioni in dialetto cremasco, di cui fornisce adeguata spiegazione per coloro che ormai non lo capiscono più. Troviamo così che il naso viene promosso a “selettore delle tendenze relazionali”, là dove qualcuno viene ciapàt per al nàs. Due persone che non si sopportano i sa nàsa mia. Di qualcuno si può dire che ha un fiuto speciale, ricorrendo all’espressione iga nàs. Un altro ha la spösa sóta al nàs, fa il difficile e “se la tira”. All’altro salta la mosca al nàs. Poi si passa a tipiche frasi di saggezza popolare, detti e proverbi in vernacolo come s’ciurì da nàs nuità che piàs, prurito di naso novità che piacciono. Nàsa, nàsa, e gola pàtes, annusa, annusa, che la gola patisce. E via dicendo, fino ad una vera e propria fenomenologia delle principali forme di fastidio olfattivo, a partire da brisigulì, leggera sensazione di formicolio al naso, che poi diventa s’ciurì, prurito fastidioso, e senavra, irritazione che sfocia in uno starnuto, per terminare con i lanteşù, accompagnati da nausea e conati di vomito. Ma non si deve credere che il discorso non tenga conto della seduzione erotica esercitata dall’odore che può essere eccitante nella scelta del partner. Né si deve trascurare il solido legame fra gusto e olfatto nella scelta del cibo. Per non parlare della potenzialità mnemonica del profumo nella letteratura universale: valga per tutti l’esempio arcinoto dell’aroma delle madeleine nella Recherche di Proust.

 

Breve storia

Dopodiché Venchiarutti traccia una breve storia del ruolo affidato all’olfatto, talora catalogato fra i sensi primitivi, talora fra quelli superiori. Da cinquemila anni i profumi vengono utilizzati con finalità simboliche, religiose, sessuali, seduttive, estetiche, e nel caso di moda e bellezza il richiamo alla cosmesi cremasca è inevitabile. I nomi citati in proposito sono ben noti. Ma è piacevole soffermarsi su alcune curiosità scherzose. Venchiarutti, sulla scorta di una ricca bibliografia, evoca gare goliardiche fra giovani e anziani, tenute in campagna, nelle stalle, nei laboratori artigianali, dove nessuno si scandalizzava di “singolar tenzoni intestinali”. A qualche cinefilo verrà forse in mente il film del 1983 con Ugo Tognazzi Il petomane. Personalmente ricordo che da bambina avevo sentito favoleggiare di gare di quel tipo che si tenevano nel primo Novecento nella saletta di uno storico caffè di piazza Duomo. Pare che questa abitudine, coltivata da uomini borghesi ma anche aristocratici, fosse uno dei motivi per cui quel caffè era vietato alle signore.

 

Un vero guaio

Sarà poi vero che con il passar del tempo diventeremo tutti anosmatici? Si dice che gli esseri umani, accogliendo fra di loro quasi come propri simili i cani e privandoli di esperienze legate alla libertà e ai pericoli della vita nell’ambiente naturale, abbiano precluso loro le occasioni per avvalersi come una volta del fiuto. Se ne restassimo davvero privi anche noi, sarebbe un vero disastro. Non solo per l’impoverimento della nostra esperienza sensoriale, ma anche di quella intellettuale e culturale. Cito spesso ad esempio l’esperimento della statua dell’illuminista sensista Étienne Bonnot de Condillac. Nel suo Trattato delle sensazioni (1754) immagina una statua dotata all’interno di un’anima, che però non ha mai ricevuto nessuna idea, e nella quale non è mai entrato alcun senso. L’esperimento consiste nell’aprire uno dopo l’altro i cinque sensi, per capire come si svilupperanno in lei le conoscenze. Ebbene, il primo senso liberato è l’olfatto, e attraverso di esso la coscienza della statua conoscerà piacere, dolore, memoria, capacità di confronto e di giudizio, desideri e passioni. E potrà poi accedere alle superiori funzioni logiche e argomentative. Insomma, sarebbe un bel guaio se davvero dovessimo diventare anosmatici.