28-10-2019 ore 11:13 | Cultura - Teatro
di Giorgia Cubeddu

Banda Osiris. Un ironico, colto e travolgente autoritratto per la Prima al san Domenico

Si è aperta sabato 26 ottobre la nuova stagione di spettacoli del teatro di piazza Trento e Trieste. A dare il metaforico "la", in un teatro gremito e accolto dal saluto del presidente della Fondazione san Domenico Giuseppe Strada, sono state le “dolenti note” della rinomata e sempre incalzante Banda Osiris, quartetto vercellese dall'esperienza quarantennale che dal 1980 si colloca tra i massimi esponenti del teatro comico italiano. Con grande ironia e formidabile talento musicale Sandro Berti, Gianluigi Carlone, Roberto Carlone e Giancarlo Macrì hanno trasportato il pubblico cremasco tra le pagine tridimensionali delle loro memorie, mettendo in evidenza il cuore dell’intera performance ovvero la "vita del musicista".


Satira e citazioni

A fare da canovaccio della performance, difatti, è l’omonimo libro della band, Le dolenti note. Il mestiere del musicista: se lo conosci lo eviti, da cui il quartetto prende spunto per snocciolare le tragicomiche verità del proprio lavoro in una frenetica successione di gag, dove la satira si intreccia sapientemente con i più disparati generi musicali, arrivando a trasformare un bassotuba in prima ballerina sulle note di Čajkovskij. Brani jazz, pop rock, di musica leggera e da camera si alternano, in una performance dove l’abilità mimica è centrale e gli strumenti stessi si fanno manifesto della personalità di ciascun protagonista.

 

Ironico e autocritico ritratto

La Banda Osiris conquista così il teatro San Domenico, tra un aneddoto provocatorio ed una risata, tra una versione “gregoriana” di Hey Jude ed un quiz sull’altezza di Mozart. Il pubblico risponde entusiasta, tiene il tempo, ride e "ridacchia" di gusto, contagiato dalla stessa complicità che sembra trasparire sul palco dal quartetto. Le dolenti note nasce e si presenta come un ironico e autocritico ritratto di un artista che si racconta, “presuntuoso, permaloso, sfortunato, odiato e, raramente, amato”; ma è anche celebrazione di un amore, quell’amore per la musica che ha ispirato la Banda Osiris fino ad oggi e che alla Banda Osiris è tornato, smentendo platealmente il dolceamaro destino del musico così simpaticamente decantato. Questa recensione è frutto del progetto Intrecci+, finanziato da Fondazione Cariplo e realizzato dalla Fondazione san Domenico in partnership con Alice nella città.

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