28-10-2017 ore 12:35 | Cultura - Incontri
di Lidia Gallanti

Crema. Il professore, il vescovo e la felicità, cattedrale gremita per Vecchioni e Gianotti

C'è chi ne ha nostalgia, chi non sa dove l'ha nascosta, chi desidera ritrovarla, o almeno trovare il modo per non lasciarla scivolare via. Seduti uno di fianco all'altro, Roberto Vecchioni e monsignor Daniele Gianotti parlano della felicità. Niente lezioni né omelie, solo una chiacchierata con i giovani raccolti nella Cattedrale di Crema. Per una notte il presbiterio diventa un palco speciale, dove il pulpito non serve per insegnare ma per incontrare. Questa la filosofia della nuova pastorale giovanile, definita "una grande sfida" dal direttore del servizio diocesano di settore don Stefano Savoia, che in apertura scandisce al microfono un numero di cellulare, servirà al pubblico under 30 per inviare via Whatsapp le domande per i due protagonisti della serata.

 

Non un traguardo ma un viaggio
"Non so dire cosa sia la felicità, ma so che non è nelle piccolezze". È proprio il professore a citare Madre Teresa per ricordare che "la felicità non è traguardo ma un viaggio: questa vita non è una sala d'aspetto, va vissuta. Non come premessa di qualcosa ma per se stessa. Felicità non è rimanere immobili, imperturbabili. Per me la felicità è non accettare la sconfitta, è non fermarsi mai, è combattere tutta la vita".  Nel corso della serata i versi dei Vangeli ripresi dal vescovo Daniele si allacciano all'attualità in cui sono immerse le nuove generazioni. Padroneggiano tecnologia e comunicazione digitale: "Oggi i ragazzi usano il linguaggio come moneta, ma senza il giusto valore", replica Vecchioni: "Non bastano i segni, gli smile, la scrittura è nella mano che trema scrivendo qualcosa che è solo tuo". Ciò che serve non è la tecnologia ma la fantasia, la cultura. Per questo abbiamo bisogno di una guida:  "L'ignoranza è peggio della violenza. Per questo servono i maestri, non autoritari ma autorevoli, per ritrovare il senso in ciò che si fa, in ciò che si impara. Bisogna insegnare ai nostri figli ciò che resta, i valori che abbiamo dentro".

 

Tempo orizzontale e verticale

Il dialogo tra il vescovo e il professore prosegue spaziando da sant'Agostino al mito classico. Stempera il confine tra religione e laicità, spesso considerate vie parallele, in realtà sovrapposte sul cammino dell'uomo che cerca se stesso. "La felicità si possiede quando​ si è padroni del tempo, che é come un fiume, ti trascina e non lo fermerai" continua Vecchioni: "Tutto ciò che puoi fare è renderlo verticale. Fare un fermo immagine di tutte le cose che hai amato e convincerti che non le perderai mai". Ci sono cose che non si possono evitare ma solo affrontare, come il dolore: "Il mito di Orfeo racconta l'ineluttabilità della morte. Dimostra ai demoni che l'uomo è piu forte di loro". La serata si chiude sulle note abbozzate al microfono dal cantautore, che accoglie la richiesta del pubblico e con dolcezza intona qualche verso musicale, più che una canzone, un augurio. Sogna ragazzo, sogna.

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