27-12-2016 ore 12:06 | Cultura - Arte
di Tiziano Guerini

Arteatro, alla ricerca dell'identità cremasca. Le collezioni private la prima parte del '900

L'esposizione Collezioni private in mostra presente nello spazio Arteatro del san Domenico di piazza Trento e Trieste. Inaugurata ormai da due settimane rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 22 gennaio; molti sono i visitatori che hanno già potuto ammirare le 120 opere nell’esposizione curata da Natalia Vecchia, Elena Scampa e Silvia Merico.

 

Opere già oggetto di culto familiare

“Non è stato difficile, una volta lanciata l'idea, raccogliere le opere: i possessori sono stati in genere ben felici di metterle a disposizione del pubblico, nella certezza che come erano state apprezzate da loro e in qualche caso addirittura oggetto di culto familiare, così avrebbero colpito sensibilità e intelligenza di altri. Anzi, tanta è stata la risposta delle collezioni private, che abbiamo dovuto sdoppiare l'idea originaria e quindi programmare non una ma due mostre: una è quella in atto che si riferisce ad artisti operanti nella prima metà del Novecento, un'altra verrà organizzata il prossimo anno e sarà dedicata ad artisti operanti nella seconda metà del Novecento".

 

Prima metà del '900

Come spiegano Natalia Vecchia ed Elena Scampa “non è una mostra a tema, è il collezionismo privato che si offre al pubblico: ha la caratteristica di presentare artisti molto diversi fra di loro per stile, sensibilità, e soggetti: forse ciò che li accomuna, oltre al fatto di essere figli della terra cremasca - il sottotitolo è L'arte cremasca nella prima metà del '900 - è quella di essere molto personali nella loro arte, di non essere troppo condizionati dalle mode e dai diversi indirizzi artistici del periodo. Questo specialmente nei ritratti dove prevale necessariamente la fedeltà al soggetto”.

 

Specchio di personaggi e paesaggio locale

Il periodo preso in considerazione, fra la grande guerra e il ventennio del fascio, si prestava a condizionare il mondo dell'arte: “Nel caso di questa mostra i quadri sono più che altro lo specchio dei personaggi ritratti e del paesaggio locale. C'è naturalmente qualche lodevole eccezione che fa emergere una qualche influenza di una scuola o un indirizzo artistico: è il caso ad esempio, di Francesco Arata con la sua appartenenza alla scuola di Burano, oppure di Carlo Martini e la scuola lombarda dei chiaristi. Forse il caso più interessante è quello di Marius Stroppa che, specialmente come grafico, illustratore ed architetto più che come pittore, mostra le tendenze artistiche proprie degli anni Venti e Trenta. Più difficile leggere in queste opere il dramma della guerra né come tragedia né come eroismo, se non in alcuni quadri che mostrano una dimensione intima e crepuscolare che la fa intravvedere”.

 

Gli studenti coinvolti

L’allestimento è molto ben curato dagli allievi del Liceo Artistico Munari, col supporto del professor Edoardo Edallo per il progetto di alternanza scuola-lavoro. Gli spazi a disposizione e le molte opere da esporre hanno costretto a sacrificare talvolta la visibilità di qualche singola opera ma nel complesso si tratta di un allestimento molto interessante, con opere raramente fruibili dal pubblico. Le schede biografiche e le visite guidate sono invece degli allievi del Liceo Classico Racchetti per alternanza scuola-lavoro professoressa Rossella Dossena Edallo.

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