27-08-2023 ore 16:22 | Cultura - Proiezioni
di Paolo Emilio Solzi

Oppenheimer, il film biografico sul Prometeo Americano fa il botto nei cinema italiani

L’estate del 2023 sarà ricordata per il Barbienheimer: la gara tra due film diversissimi e attesissimi. Da un lato Barbie di Greta Gerwig, commedia spensierata e rutilante; dall’altro Oppenheimer di Christopher Nolan, biopic di tre ore, basato sull’omonimo libro di 730 pagine di Kai Bird e Martin J. Sherwin (Garzanti, 2023). Probabilmente questa competizione fra rosa shocking contro bianco e nero ha senso quanto un duello tra vino e birra: non si possono apprezzare entrambi, pur avendo una preferenza? In ogni caso, il Barbienheimer è un evento globale, una gigantesca campagna pubblicitaria che ha rinforzato entrambi i contendenti. Su Internet spopolano meme crossover con le facce dei protagonisti e video mashup con spezzoni dei due film.

 

Il cinema secondo Christopher Nolan

La vera storia del fisico Robert Oppenheimer (detto “Oppie”) è raccontata nello stile di Christopher Nolan: maestoso ma gelido, criptico, con una trama non lineare, ingarbugliata da un montaggio che va avanti e indietro nel tempo. Il tempo è l’ossessione più ricorrente nella filmografia di Nolan, da Memento a Interstellar, da Inception a Tenet, passando per Dunkirk. Stavolta la corsa contro il tempo è quella degli americani, durante la Seconda Guerra Mondiale, per costruire una bomba atomica prima dei nazisti. Assistiamo al dramma esistenziale di un uomo dilaniato, interpretato da un grandioso Cillian Murphy con il suo sguardo vitreo e preoccupato. La parte iniziale del film sembra A Beautiful Mind (anche per l’intreccio fra matematica e musiche di Ludwig Göransson) e procede velocissima, con dialoghi verbosi che richiedono molta attenzione allo spettatore. Oppenheimer – nato a New York nel 1904 in una ricca famiglia ebrea – è ancora un giovane studente nelle più prestigiose università europee. Un giorno gli scienziati tedeschi scoprono la fissione nucleare, spaccando il nucleo di un atomo con dei neutroni. Nessuno credeva che fosse possibile, nemmeno Albert Einstein, ma Oppie intuisce che i nazisti stanno fabbricando un nuovo tipo di bomba.

 

Il segretissimo Progetto Manhattan

Einstein e altri cervelloni inviano una lettera di avvertimento al presidente Franklin Delano Roosevelt, che nel 1942 fonda il Progetto Manhattan. Nel deserto del New Mexico è costruita una città fortificata dove, insieme ai militari, si radunano centinaia di scienziati americani, canadesi, britannici, danesi, tedeschi, ungheresi, italiani e svizzeri. Lo storico Niall Ferguson fa notare nel libro Occidente (Mondadori, 2017) che molti di loro erano “ebrei fuggiti dall’Europa, a dimostrazione non soltanto del ruolo preponderante svolto dagli ebrei in tutti i campi della vita intellettuale dopo la loro emancipazione seguita alla rivoluzione francese, ma anche del costo” che l’antisemitismo ebbe per i nazisti. Il capo del Progetto Manhattan è il generale Leslie Groves (interpretato da Matt Damon), che nomina Oppenheimer direttore del reparto scientifico. Oppie non aveva mai vinto un premio Nobel, perciò i suoi colleghi avrebbero potuto non rispettarlo. Era egoista, istrionico e simpatizzava per il comunismo, ma fu scelto per le sue doti di leader e le sue idee brillanti. Le prime tre bombe atomiche americane (soprannominate Gadget, Little Boy e Fat Man) furono così realizzate nella massima segretezza, battendo in velocità i nazisti, che pure avevano un anno e mezzo di vantaggio.

 

Il Prometeo Americano e il fuoco atomico

Il presidente Harry Truman – interpretato da un irriconoscibile Gary Oldman – esige che la prima bomba atomica venga testata entro il 17 luglio 1945, giorno del suo incontro a Potsdam con Winston Churchill e Iosif Stalin. Oppenheimer sapeva che l’esplosione di Gadget nel deserto del New Mexico avrebbe potuto innescare una reazione a catena in grado di incendiare l’intera atmosfera, annientando ogni forma di vita sulla Terra. Nel film lo capiamo attraverso un dialogo con il generale Groves: “Quindi c’è una possibilità che spingendo quel pulsante distruggiamo il mondo?”, “La probabilità è quasi zero. Che pretendi dalla sola teoria?”, “Zero sarebbe meglio”. La scena del Trinity Test è visivamente sublime e raggiunge l’apice della tensione. Proprio come nella realtà, contemplando la potenza del fuoco atomico, il Prometeo Americano pronuncia un verso del testo sacro induista Bhagavadgītā: “Ora sono diventato morte, il distruttore di mondi”. Meno di tre settimane dopo, Little Boy e Fat Man inceneriranno Hiroshima e Nagasaki.

 

Da eroe nazionale a nemico pubblico

Niall Ferguson sostiene che, sebbene la bomba atomica “abbia drammaticamente accresciuto la capacità umana di infliggere morte e devastazione, il suo effetto concreto è stato quello di ridurre la scala e la distruttività della Seconda Guerra Mondiale, cominciando con l’evitare […] una difficile invasione del Giappone”. Quest’ultimo aspetto viene spesso sottolineato dagli americani nel film di Nolan. Forse Oppenheimer era convinto, almeno all’inizio, che il suo lavoro avrebbe garantito la pace nel mondo, funzionando da deterrente per uno scontro fra Stati rivali. Dopo la fine della guerra, Oppie era un eroe nazionale. Negli anni seguenti, consapevole della possibilità di un’escalation, diventò un pacifista. Infatti nel 1949 l’URSS testava la sua prima bomba atomica e di conseguenza gli Stati Uniti costruivano una bomba all’idrogeno, ancora più micidiale. L’ultima parte del film rallenta, dilungandosi sui processi inquisitori che Oppenheimer subì durante il maccartismo per i suoi legami con il partito comunista. Nelle scene in bianco e nero appare un fantastico Robert Downey Jr (una citazione di Good Night and Good Luck). Oltre a Kenneth Branagh e Rami Malek, vediamo le bravissime Emily Blunt e Florence Pugh in ruoli fondamentali. Oppenheimer strizza l’occhio all’attualità, critica il machiavellismo degli Stati Uniti, ma anche l’ambiguità del protagonista: manipolato o manipolatore?

 

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