26-12-2017 ore 19:21 | Cultura - Arte
di Ramona Tagliani

Istituto Galilei e Craig Czury. Poem fusion, la potente arte di comunicare con se stessi

Di certo una bella esperienza sia per i docenti coinvolti che, soprattutto, per i ragazzi del Galilei. Stiamo parlando della Poem Fusion, un progetto partito un po’ in sordina lo scorso anno scolastico allorché un paio di quinte e una quarta dell’istituto tecnologico si sono avventurate su un campo, diciamo non propriamente inerente il settore: la poesia. Certo, in tutte le scuole si studia poesia, la si analizza, la si contestualizza ma lo scorso anno le tre classi si sono messe alla prova e hanno cercato di ‘creare poesia’ sotto la guida del poeta americano Craig Czury, cittadino pro tempore in quel di Soncino.

 

Il nome alle emozioni

L’esperienza piacque sia al docente coinvolto nella sperimentazione che agli alunni stessi per cui si è pensato di estenderla a più classi, nove dell’istituto tecnologico e una del liceo delle scienze applicate. Il poeta assume il ruolo di facilitatore, grazie al suo amore viscerale per la poesia e alla sua esperienza didattica in diverse parti del mondo, aiuta i ragazzi a riflettere su ciò che li circonda e, soprattutto, su cosa accade all’interno del proprio animo, stimolandoli a dare un nome a quelle emozioni che, il più delle volte, sono subite e quasi mai prese per mano, descritte, denominate. Ogni studente compone senza velleità artistiche, usando una lingua che non è la propria – l’inglese – ma proprio grazie ad essa riesce a esprimere quanto, altrimenti, rimarrebbe inespresso.

 

La base per altri componimenti

I millennials stanno perdendo la capacità di comunicare con se stessi: oberati dal fare, immersi nei suoni/rumori che si propagano dalle cuffiette, con i pollici sempre a sfiorare uno schermo, gli occhi bassi su un oggetto ipertecnologico, i nostri ragazzi ‘comunicano’ con un mondo virtuale in cui ognuno è qualcun altro o qualcos’altro. Il tentativo, purtroppo limitato nei tempi, è dunque quello di spingere i ragazzi a dare un’occhiata nelle profondità del proprio io, a fare un po’ di speleologia dell’anima, a scendere nei meandri della propria personalità per conoscersi e, dunque, conoscere. Le poesie non rimarranno qualcosa di esclusivamente personale ma saranno la base per altri componimenti: ognuno spargerà i propri versi sui muri della propria aula (ovviamente ricoperti da un foglio lungo qualche metro) e questi si mischieranno con quelli dei compagni.

 

Emozioni, sentimenti, esperienze diverse

Modificando tempi verbali, pluralizzando o singolarizzando i sostantivi, trasformando in passiva ciò che è espresso in forma attiva e viceversa, si creeranno altre poesie che non saranno più la poesia del singolo ma un componimento al contempo individuale e corale che, in ultima analisi, sarà declamato a piccoli gruppi alternando i propri nuovi versi a quelli dei compagni sì da creare componimenti a più voci come se fossero dei canti Gregoriani. Pian piano i ragazzi prendono confidenza con questa metodologia e, oltre a consolidare e ad apprendere nuovi elementi linguistici, si divertono e danno adito, per l’appunto, a quella che Mr Czury chiama ‘poem fusion’, fusione di emozioni, sentimenti, vite e esperienze diverse.

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