
“La Parola Dispersa, poesia in raccolta” è un titolo che suggerisce fin da subito una tensione profonda: quella tra dispersione e ricomposizione, tra frammentazione del presente e desiderio di ritrovare un senso comune. Già nel nome dell’opera si avverte una suggestione intensa: la parola può sembrare smarrita nel rumore del nostro tempo, eppure può ancora raccogliersi, ritrovarsi, diventare incontro. Un titolo che è già una dichiarazione poetica, perché “se la parola è dispersa, non per questo dispera”. Il libro è stato presentato venerdì 24 aprile 2026 alle ore 18.30 nella Sala Ricevimenti del Comune di Crema, alla presenza di un nutrito numero di presenti, tra cui molti degli autori e delle autrici, ed ha colpito nel segno
Una raccolta come luogo di incontro
La presentazione si è disvelata non soltanto come un evento culturale, ma come un momento di condivisione autentica. Il progetto, promosso da Alberto Mori e Franco Gallo del Circolo Poetico Correnti, molto attivo in città, è risuonato quasi come un manifesto poetico e civile: il volume ha trovato vita grazie alla sinergia di molti, primi fra tutti i poeti e le poetesse che hanno accolto l'invito a consegnare tre componimenti inediti ciascuno. “Li abbiamo sparsi sul pavimento – ha spiegato Mori – e abbiamo cercato le analogie, i percorsi possibili. Ciascun autore ha una sua specificità”. La realizzazione grafica è stata affidata a Silvia Selvatici e le tavole illustrative a Francesco Trabattoni. Il libro, pubblicato da Gagio editore, racchiude la voce di venti autori: nasce dunque dalla scena poetica locale, ma ambisce ad un respiro decisamente più ampio.
Voci, parole, emozioni
La pluralità delle voci raccolte è uno dei punti di forza del volume: non una poesia isolata e solitaria, ma una coralità che fa della diversità degli sguardi la propria ricchezza. Il termine “raccolta” assume così un duplice significato: antologia di testi, certo, ma anche intento di raccogliere attraverso le parole esperienze, sensibilità, emozioni. La Sala Ricevimenti, inondata dal sole caldo del tardo pomeriggio, è stata testimone di questa ricchezza e ha ascoltato insieme al pubblico la lettura di alcuni componimenti, assaporandoli: Lina Casalini Maestri con la sua verve ha rotto il ghiaccio con una poesia in italiano ed una in dialetto cremasco, dedicata all'angelo custode, Anna Borghi ha lanciato un invito ad uscire dalla nebbia culturale, sottolineando come la poesia sia la sua “lingua madre”.
Letture del cuore
Luciana Giovanna Groppelli ha scelto una poesia da lei definita “birichina”, Maria Carmen Zoppi ha condiviso il pensiero che “scrivere poesie è liberare il silenzio dell'anima” e ha commosso il pubblico con tre componimenti dal tono intimo e raccolto, Ed Warner ha evocato la terra, l'aria l'acqua, il fiume Serio e a seguire i balconi di Lisbona, Gianluca Bissolati ha omaggiato nostalgico la vita in Pianura Padana, Graziella Vailati ha portato brevi componimenti in un dialetto cremasco così autentico da essere penetrante nella sua essenzialità. Infine, hanno letto una poesia a testa Mauro Zignani e lo stesso Mori in luogo di Dario Benzi, che non ha potuto essere presente. Un pensiero carico di affetto è anadato alle compiante Clelia Letterini e a Mariangela Torrisi.
La poesia come necessità del presente
E' stata percepita come particolarmente significativa l’idea della poesia come “passione, speranza, gioco, conversazione civile e umana”: in un’epoca spesso segnata da cinismo, fretta e superficialità, queste parole risuonano come una risposta necessaria. La poesia non è stata presentata come lusso per pochi o esercizio élitario, ma come pratica viva, capace di restituire profondità all’esperienza quotidiana. La poesia non è evasione dal reale, ma un modo più intenso di abitarlo, in quanto dove il linguaggio comune spesso si impoverisce, il verso restituisce precisione, stupore e ascolto.
Il valore civile della parola poetica
C’è anche una dimensione etica che attraversa l’iniziativa. Parlare oggi di poesia come “conversazione civile” significa riconoscere alla parola una responsabilità pubblica, non solo emozione privata, dunque, ma spazio di dialogo, memoria e persino resistenza. In questo senso "La Parola Dispersa" sembra suggerire che la poesia possa ancora essere un antidoto alla dispersione non solo linguistica, ma umana. Riunire autori e pubblico attorno ai versi significa opporsi all’isolamento, ricreare comunità attraverso il linguaggio.
Un libro che interroga il nostro tempo
Il titolo lascia anche una suggestione aperta e feconda: forse la “parola dispersa” è quella che oggi fatichiamo ad ascoltare, sommersa dal rumore; oppure è la parola poetica che chiede di essere ritrovata. In entrambe le letture emerge una domanda importante: che cosa può ancora la poesia per la vita di oggi? Può ricordarci che esiste una dimensione non utilitaria del vivere, che il linguaggio non serve solo a informare, ma anche a comprendere, a custodire bellezza, a immaginare, a condividere. La parola dispersa con lievità ha un peso specifico: può unire, interrogare e dare speranza. E forse proprio per questo la poesia resta necessaria.
