25-01-2024 ore 18:35 | Cultura - Proiezioni
di Paolo Emilio Solzi

The Holdovers, il film di Alexander Payne con Paul Giamatti è nostalgico degli anni Settanta

Vent’anni dopo l’inaspettato successo di Sideways (un viaggio nei vigneti della California), il regista Alexander Payne e l’attore Paul Giamatti tornano a collaborare in The Holdovers, un film lirico e intimista che potrebbe diventare un altro trionfo. Ha già stupito il pubblico, è stato elogiato dalla critica, ha vinto due Golden Globe ed è appena stato nominato all’Oscar come Miglior Film. The Holdovers è una storia natalizia, anche se nei cinema italiani è arrivato dopo le feste, ed apre l’anno nuovo in maniera brillante.

 

Le premesse della trama

The Holdovers è ambientato nel periodo di Natale del 1970. Paul Hunham (Paul Giamatti) è un odiato e burbero professore della Barton Academy, una scuola privata per rampolli di famiglie facoltose del New England che fa molto “vecchia Inghilterra” (l’atmosfera è quasi alla Hogwarts). Rigido nel dare i voti e nella disciplina, Paul detesta i figli dei ricchi che ottengono il diploma senza impegnarsi. Gli studenti si stanno preparando a raggiungere i loro genitori per le vacanze di Natale. Paul viene incaricato di sorvegliare cinque alunni che, non potendo tornare a casa, rimarranno nel collegio (sono loro gli Holdovers: “quelli che restano” o “i residui”). Il professore non ha famiglia, ma si tratta anche della punizione per aver bocciato il figlio di un “pezzo grosso” che aveva appena finanziato un restauro alla Barton Academy. Paul resta solo con i “residui” e Mary Lamb (Da’Vine Joy Randolph), la cuoca della scuola, il cui unico figlio è stato ucciso in Vietnam. Dovranno dormire in infermeria: tenere acceso il riscaldamento in tutto l’edificio costa troppo. Pochi giorni dopo l’inizio delle vacanze, i genitori di uno dei cinque adolescenti cambiano programma e vengono a riprendersi il figlio in elicottero, portandosi via altri tre ragazzi. I “residui” sotto la responsabilità di Paul si riducono così ad uno: Angus Tully (Dominic Sessa), scapestrato e senza amici, la cui madre è irreperibile. Paul e Angus, superati gli attriti iniziali, verranno costretti dall’isolamento a conoscersi meglio. Gradualmente si avvicineranno e formeranno con Mary una specie di triangolo familiare.

 

Esordienti talentuosi…

The Holdovers è quasi un remake di Merlusse, pellicola francese di Marcel Pagnol del 1935, incentrata su un gruppo di studenti abbandonati in collegio, durante le vacanze, con un insegnante poco amato. Dopo aver visto Merlusse, Payne chiese allo sceneggiatore televisivo David Hemingson di scrivere un film ispirato all’opera di Pagnol. Hemingson (che ha ricevuto la nomination all’Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale) non fu l’unico esordiente sul grande schermo ingaggiato da Payne. La direttrice del cast cercò l’interprete di Angus Tully nei corsi di teatro delle scuole del New England usate come set. Così venne scoperto Dominic Sessa, che non aveva mai recitato davanti a una telecamera. Payne fece numerosi provini per accertarsi che il ventenne, ottimo sul palcoscenico, funzionasse anche al cinema. La sua interpretazione è stata paragonata a quella di Timothée Chalamet in Chiamami Col Tuo Nome, avvolta però da un’aura oscura. Da’Vine Joy Randolph è stata nominata all’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista. Payne l’ha scelta dopo averla vista in una commedia con Eddie Murphy, poiché ama impiegare gli attori comici in ruoli drammatici.

 

e attori leggendari

Il formidabile Paul Giamatti (figlio di un preside dell’università di Yale) è davvero un attore completo: secondo Payne, non c’è ruolo che non sappia interpretare. Funziona bene come caratterista, come spalla in grado di valorizzare divi del cinema più famosi di lui, e anche come protagonista (lo dimostra la nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista). Sfidato dal regista, è stato perfino capace di intrattenere la platea di un evento di beneficenza leggendo un elenco telefonico. Il suo personaggio si potrebbe definire un incel, un celibe involontario, rassegnato alla solitudine per via della sua corporatura goffa e appesantita, del suo strabismo e della trimetilaminuria che lo affligge soprattutto di sera (una rara malattia metabolica che rende l’odore umano simile alla puzza di pesce). Il professore prende farmaci antidepressivi e si rifugia nell’alcolismo. Per Natale regala una copia dei Ricordi di Marco Aurelio a coloro che ritiene meritevoli.

 

L’insostenibile leggerezza di The Holdovers

Il soggetto di The Holdovers non è originalissimo: un maestro e un allievo, solitari ed emarginati, intraprendono un viaggio più interiore che fisico, fino a trasformarsi quasi in padre e figlio. Tuttavia i punti di forza della sceneggiatura di Hemingson sono la caratterizzazione dei tre personaggi principali, asciutti ma profondi; una storia malinconica (con piccoli momenti di ironia) ma non disperata, mai melensa o strappalacrime, del tutto priva di retorica; le sequenze che, in modo semplice ma efficace, scaldano il cuore, complice l’atmosfera natalizia. Aggiungiamo le fenomenali interpretazioni degli attori, gli abiti austeri da collegio, le musiche nostalgiche che catapultano il pubblico negli anni Settanta. Payne voleva che il suo film sembrasse girato all’epoca in cui è ambientato, perciò vediamo titoli di testa vintage e filtri per simulare colori desaturati e graffi sulla pellicola. The Holdovers è stato paragonato all’Attimo Fuggente, a Breakfast Club, a Will Hunting. In realtà non ci sono professori amatissimi dagli studenti (semmai il contrario) né alunni geniali e ribelli; non si formano club in biblioteca o sette dei Poeti Estinti, ma solo un bizzarro trio fra personaggi depressi, in cerca di conforto e contatti umani.

 

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