
Per guardare Avatar 3 il miglior smartphone non basta. Visto sul più grande tablet può essere divertente, ma non vi impressionerà più di tanto. Su un televisore gigante, be’, ci siamo quasi. Guardare Avatar 3 al cinema è l’unica possibilità di vivere quell’esperienza coinvolgente che state cercando. Il terzo film della saga esce solo tre anni dopo Avatar 2 (fra il primo e il secondo erano passati 13 anni) e come i precedenti episodi va visto sul grande schermo. Le opere di James Cameron – geniale regista di Terminator, Aliens, Titanic – vengono ricordate più per gli effetti visivi che per la sceneggiatura. Se vi accontentate di una festa per gli occhi con una trama semplice ma godibile (tre ore e un quarto passano in un lampo), Avatar 3 è il film che fa per voi. Come il suo predecessore, è uscito nel periodo di Natale e, anche se si tratta di un kolossal di fantascienza decisamente non-natalizio, è l’ideale da guardare in sala con la famiglia. La colonna sonora è di Simon Frangler, che a partire da Avatar 2 è subentrato al compianto amico e più famoso collega James Horner. I temi musicali del primo film vengono riproposti in memoria di Horner, precipitato in California nel 2015 con il suo aeroplano.
Aria, Acqua, Fuoco (e ancora Aria)
Avatar 3, il cui sottotitolo Fuoco e Cenere fa pensare a Game of Thrones, rispolvera tutto l’immaginario new-age, panteista e fosforescente dei film precedenti, con qualche novità. Al centro del primo Avatar c’era una tribù di Na’vi (gli abitanti del pianeta Pandora) legati all’elemento dell’aria. Nel secondo capitolo, sottotitolato La Via dell’Acqua, incontravamo nuove tribù che abitavano in riva al mare e i maestosi Tulkun, esseri intelligenti (e convintamente pacifisti) simili a balene. In Avatar 3 rivediamo – sotto forma umana, aliena o spirituale – tutti i vecchi personaggi, buoni e cattivi. A loro si aggiungono i Mangkwan (il Popolo della Cenere), un clan ostile armato di frecce infuocate, e i Windtraders (i Mercanti del Vento), un clan nomade che viaggia a bordo di strani dirigibili. E se le montagne fluttuanti del primo Avatar, ispirate ai Monti Tianzi della Cina, sono diventate iconiche, chissà che non lo diventino anche le navi dei Windtraders, trainate da gigantesche meduse volanti.
Dea, Patria e Famiglia
I valori della saga di Avatar sono la fede cieca in Eywa (dea madre di Pandora, che guarisce tutti quando la medicina terrestre fallisce) e il sacro dovere di difesa della propria terra e della propria famiglia. Detta così, può sembrare una storia reazionaria. In realtà Avatar propaganda in maniera esplicita tutti i totem della sinistra statunitense: culto dell’ambiente (visto come un unico organismo vivente), fratellanza con gli animali, inclusività verso ogni forma di diversità, colpevolizzazione della razza umana per tutti i mali del mondo (e perfino di altri pianeti). Il clan dei Tulkun – che per imponenza, attaccamento alle tradizioni e lentezza nelle decisioni ricordano gli Ent del Signore degli Anelli – è guidato, non a caso, da una balena-matriarca. I cattivi sono sempre i soliti: le multinazionali, che non si fermano davanti a nulla pur di ottenere immensi profitti, e il loro braccio armato, i Marines, che non guardano in faccia a nessuno pur di portare a termine missioni sanguinarie. Il primo film, uscito nel 2009, era una metafora dell’attacco preventivo degli Stati Uniti – con il pretesto di combattere il terrorismo – in Medio Oriente per impadronirsi delle fonti di energia. Il secondo capitolo denunciava, in maniera più sbrigativa ma non meno lacrimosa, la caccia alle balene. Temi che vengono ripresi nel terzo atto, in cui gli americani (la Gente del Cielo, poiché su Pandora sono alieni che arrivano dallo spazio) continuano la loro guerra per colonizzare altri mondi. Ogni riferimento ai progetti marziani di Elon Musk forse non è del tutto casuale.
A volte ritornano
Per quanto Musk ami comparire brevemente nei film hollywoodiani e agli occhi di molti stia diventando un vero e proprio villain, il cattivo principale resta il colonnello Miles Quaritch. Interpretato da un bravissimo Stephen Lang, torna in forme diverse nel corso della saga, risultando sempre più carismatico del protagonista. Il personaggio, apparso per la prima volta nel lontano 2009, è un cattivo vecchio-stile: crudele, minaccioso, teatrale e manipolatore. In un’epoca e in una Hollywood non ancora dominate dal politicamente corretto, i cattivi non erano edulcorati, piagnoni, macchiette che nessuno prende sul serio, dimenticabilissimi e senza spessore. Le loro azioni malvage non venivano giustificate, magari come conseguenze di un’infanzia difficile. Non si trattava di poveri incompresi: erano cattivi e basta. Ma proprio per questo brillavano come diamanti ed entravano nell’immaginario collettivo. Spesso critica e pubblico li amavano più dei buoni (citiamo i casi di Hannibal Lecter, Michael Myers, Darth Vader, Joker, il T-1000, l’agente Smith o Anton Chigurh). Sono questi i cattivi che vogliamo. Una storia dove nessuno ostacola seriamente il protagonista non può essere interessante. Perciò evviva il colonnello Quaritch, che tutti attendono di rivedere in Avatar 4.