24-09-2017 ore 13:08 | Cultura - Incontri
di Andrea Baruffi

Salvirola, Ho scelto di sbagliare. Parole e musica danno voce ai ricordi di Nascimbeni

“Un ragazzo impelagato negli anni di piombo che vive a stretto contatto con i più grandi scrittori del panorama italiano: Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini ed Eugenio Montale”. Racconta così la sua gioventù Enrico Nascimbeni. Giornalista, inviato speciale, scrittore, poeta e cantautore. Attualmente direttore del giornale web Borderonline. Dimenticavamo: è figlio di Giulio, storico curatore della pagina di cultura del Corriere della Sera. Il rapporto profondo con il padre, “una figura pesante e quasi schiacciante”, emerge nella sua produzione. È presente nel suo ultimo libro, un mix di prosa e poesia dal titolo Ho scelto di sbagliare, presentato ieri sera a Salvirola. L’evento è stato organizzato dal centro estetico Oasis nell’ambito della sagra del paese. Al fianco di Nascimbeni l'editore Sandro Salvagno.

 

Ricordi e fantasia

Partiamo dal libro. Significativa l’immagine scelta per la copertina. Ritrae un giovane Enrico mentre osserva il padre Giulio intento a correggere con la penna un articolo. Il romanzo, “scritto in cinque anni” narra “la storia di una persona che ha prediletto l’errore alle cose giuste. Se esistono. Un libro di ricordi, tra fatti realmente accaduti e altri frutto della fantasia. La vita di un uomo che ha deciso di vivere per due anni su un divano verde”. Quello che in parte è successo all’autore quando è venuto a mancare il padre. Ma veniamo alla presentazione. Potremmo definirla una serata fuori dagli schemi convenzionali, capace di catturare l’attenzione del pubblico. Sigaretta in bocca, Nascimbeni commenta: “ogni volta cambio. Non uso uno schema predefinito”.

 

Parole e musica

In oltre un’ora e mezza di dialogo l’autore ripercorre la propria vita: “Ho vissuto in una famiglia particolare. Mio padre era di origine ebrea e la madre rom. Tre sono i motivi per cui ho girato il mondo: seguire le donne, affari miei e inviato speciale nei territori di guerra”. Quest’ultima è “un’esperienza devastante. Indescrivibile. Non ho mai scritto nulla nei miei libri della guerra. Mi occupavo di cronaca nera ed ho avuto diversi direttori. Dopo Liguori ho scelto di tornare a fare il cantautore” commenta sorridente mentre prende la chitarra (nell'immagine a lato). Le emozioni e i sentimenti precedentemente affidati alle parole cedono il passo alle note. Spiega com’è nata la canzone Luci a san Siro e la canta con toni leggeri, quasi in contrasto con i ragazzi che poco lontano nella piazza provano per il concerto serale e le campane della parrocchiale che scandiscono le ore. Al termine dell’incontro un buffet, in un’atmosfera familiare, ha offerto la possibilità di scambiare opinioni e far autografare le copie del libro. 

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