
Sarà inaugurata sabato 18 ottobre, al Museo Civico di Crema e del Cremasco, la mostra “Ver Sacrum e la grafica della secessione viennese”, a cura di Giovanni Biancardi, Edoardo Fontana e Silvia Scaravaggi. L’esposizione nasce attorno alla raccolta della rivista “Ver Sacrum”, proveniente dalla collezione milanese di Biancardi, di cui sono esposte le grafiche originali in essa pubblicate, le pagine e le copertine più significative e iconiche. Inoltre, accompagneranno la rivista, libri illustrati e cataloghi di esposizioni organizzate dalla Vereinigung Bildender Künstler Wiener Secession, nome ufficiale del movimento austriaco della secessione viennese. A questo compatto, sebbene eterogeneo, gruppo di opere saranno affiancati fogli sciolti realizzati dagli aderenti alla secessione, da artisti cosiddetti “corrispondenti”, nonché incisioni e disegni di personalità internazionali che furono presentati nelle mostre realizzate nella sede della secessione.
Gli artisti esposti
A Crema saranno esposte, tra le altre, opere di Gustav Klimt, Koloman Moser, Alfred Roller, Josef Maria Auchentaller, Carl Moll, Adolf Böhm, Ernst Stöhr, Egon Schiele, Alphonse Mucha, Carl Otto Czeschka, Jan Toorop, Max Kurzweil, Emil Orlik, Giovanni Segantini, George Minne, Marcus Behmer, Franz Wacik, Fernand Khnopff, Franz von Stuck, Heinrich Lefler, Armand Rassenfosse, Rudolf Jettmar, Irma von Duczynska, Wilhelm List, Walter Crane, Edmond Aman-Jean, Félix Vallotton, Ferdinand Andri, Frank Brangwyn, Eugène Grasset, Julius Klinger, Friedrich König, Oskar Laske, Anders Zorn, Maximilian Lenz, Marianne Hitschmann-Steinberger, Charles Rennie Mackintosh, Margaret McNair, Jessie King, Józef Mehoffer, Alfredo Müller, Joseph Maria Olbrich, Josef Hoffmann. Con loro in mostra tutti i maestri che ne ispirarono e influenzarono il lavoro, da Arnold Böcklin a Max Klinger, da James McNeill Whistler a Edward Burne-Jones, da Pierre-Cécile Puvis de Chavannes a Katsushika Hokusai.
La rinascita dell’arte
“Ver Sacrum” prende il suo nome da un rito italico, poi in parte assorbito nei culti dell’antica Roma, basato sull’usanza di allontanare dal villaggio tutti i giovani nati in primavera, al raggiungimento della maggiore età, come offerta alla divinità a cui erano stati promessi. La rivista della secessione viennese si proponeva, quindi, come il manifesto di un allontanamento e insieme auspicio di rinascita e di emancipazione − il motto del Sezessionstil era, non a caso, proprio ‘Al tempo la sua arte. All’arte la sua libertà’. Essa fu il principale organo di diffusione sia dell’idea che sottende i principi dell’arte totale, Gesamtkunstwerk, sia della promozione degli artisti che la fondarono e, via via numerosi, vi aderirono, avendo suo nucleo attivatore a Vienna ma espandendosi da subito in tutti i paesi europei coinvolti nei movimenti modernisti e simbolisti. Si impose per la sua capacità di rileggere correnti del passato e tradizioni arcaiche in una spinta verso la reinterpretazione dell’arte cosiddetta maggiore, così come delle arti minori, poste sullo stesso piano a imitazione dell’Arts and Crafts inglese di William Morris, che sarà germinale per la ben nota Wiener Werkstätte, e delle correnti preraffaelite.
L’influenza grafica
La novità di “Ver Sacrum” deve essere interpretata anche nella sua impostazione tipografica che integra, e supera, l’Aesthetic Movement inglese per generare una compatta struttura capace di fondere coerentemente l’architettura della pagina, i testi e infine l’apparato illustrativo, valorizzando lo stile e la poetica dei vari artisti − la cui importanza è palese – mantenendo però il principio sostanziale di preferire la regia al talento dei singoli attori. Come nella nuova architettura di Olbrich, il decoro diventa strutturale. La pagina di “Ver Sacrum” pare reggersi proprio su questo ornamento, il quale si fa soggetto stesso della ricerca grafica. La pagina della rivista talvolta fa uso della purezza di campiture vuote e ascetiche, talaltra si innalza sui capilettera, sulle cornici, affollata dai decori giapponisti, da forme che sembrano germinare dalla natura o reinterpretare la tradizione dell’arte popolare, riscoprendo i gioielli egizi, i vasi ellenistici e le semplici geometrie della pittura romana.