24-02-2026 ore 20:11 | Cultura - Arte
di Valentina De Gregorio

Ver Sacrum in dialogo con il Giappone: Linetti racconta la poetica del mondo fluttuante

Sabato 21 febbraio, presso la Pinacoteca del museo civico di Crema e del Cremasco,Paolo Linetti, direttore del museo d’arte orientale – Collezione Mazzocchi di Coccaglio, ha tenuto l’intervento dal titolo La poetica del Mondo Fluttuante. L’Ukiyo e i suoi pilastri. Alcune opere della collezione sono state esposte all’interno della mostra Ver Sacrum: nelle teche, i lavori degli artisti della Secessione Viennese dialogano con stampe e piccoli oggetti giapponesi. “La mostra gratuita – spiega la responsabile del museo di Crema e curatrice Silvia Scaravaggi - è un’occasione unica, per vedere la rivista interamente esposta. Non è mai stato fatto, neppure a Vienna”. Tutti hanno la possibilità di visitare un’esposizione di alto valore scientifico. L’intervento di Paolo Linetti ha rappresentato un’importante occasione per comprendere il dialogo tra le correnti artistiche europee e la cultura giapponese.

 

Il mondo fluttuante: dal buddhismo alla filosofia di vita

Il pubblico ha ascoltato ammaliato le parole di Linetti che, tra le pareti della sala del museo, ha ripercorso la storia e la cultura giapponese. Nel 1600, in Giappone, al termine di una lunga serie di conflitti civili, ebbe inizio un periodo di stabilità che avrebbe portato a quasi tre secoli di pace, segnando l’avvio del periodo Edo. È in questo contesto che si sviluppa la corrente filosofica del Mondo fluttuante (Ukiyo). In origine, nel Buddhismo, il termine indicava il mondo della sofferenza ed era usato con un’accezione critica nei confronti della nuova borghesia, considerata l’ultimo gradino della piramide sociale, in quanto non produceva ma guadagnava sul lavoro altrui. Accusati di dedicarsi solo ad attività futili, di non avere una missione nella vita, i borghesi risposero riappropriandosi simpaticamente del termine Ukiyo, trasformandolo in una filosofia di vita. Mantenendo la stessa pronuncia, vennero utilizzati ideogrammi diversi per indicare un’idea positiva, chiamata appunto mondo fluttuante. Nella loro visione, il mondo può essere segnato anche dalla sofferenza, ma non ha importanza se si sanno apprezzare i piccoli piaceri della vita, come il tepore di un tè caldo. Si può sognare, ma bisogna anche sapersi accontentare e godere di quello che la vita già offre.

 

Il lascito allo spettatore

“Agli spettatori vorrei lasciare proprio la filosofia dell’Ukiyo” afferma Linetti, presentando un celebre soggetto dell’arte giapponese: il ciliegio in fiore. Erroneamente si pensa che i giapponesi celebrino solo la fioritura, ma in realtà ammirano il momento della sfioritura, solitamente al quarto giorno. Quando i petali iniziano a cadere si avverte il sentimento della lieta nostalgia: “Sono affascinato e commosso, ma sono anche triste perché l’indomani il ciliegio sarà spoglio”. Questo sentimento si applica anche all’esperienza del lutto: lo straziante dolore che proviamo per la perdita di una persona cara è simbolo della felicità e del grande contributo che questa ha donato alla nostra vita. Abbiamo chiesto a Paolo se anche quell’istinto di scattare una fotografia ad un tramonto, o a un paesaggio visto di sfuggita dal finestrino, possa essere considerato Ukiyo. “Questa gestualità – precisa Linetti - è più vicina al concetto di carpe diem. Per noi occidentali, il carpe diem significa cogliere l’attimo in maniera attiva, sempre, senza fermarsi, perché il passato non ritornerà. Nella filosofia giapponese l’attività è mentale, l’attimo si coglie anche restando immobili, nella piena consapevolezza di ciò che si sta vivendo”.

 

 

Cultura popolare, xilografie e il teatro Kabuki

Nel periodo Edo nacque il quartiere di piacere di Yoshiwara: ricorda Venezia, per la sua costruzione su palafitte. Era un vero centro culturale, dove i borghesi si ritrovavano in case da tè, teatri, atelier di artisti e poeti. In particolare, la diffusione delle stampe xilografiche a basso costo contribuì all’affermarsi di una cultura popolare accessibile. Le ukiyo-e, letteralmente “immagini del mondo fluttuante”, si diffusero anche in Occidente: le preziose ceramiche esportate arrivavano avvolte in xilografie, stupendo ed influenzando la produzione di impressionisti e post-impressionisti. Sempre in questo periodo nacque il teatro Kabuki, un teatro umano che metteva in scena drammi della letteratura contemporanea. Tuttavia, la vera attrazione non era lo spettacolo, ma l’attore: dopo un frenetico ingresso, si fermava solo pochi istanti in pose studiate, destinate a essere immortalate nelle stampe vendute al pubblico al termine della rappresentazione, proprio come il moderno merchandise. Linetti racconta anche delle difficoltà che riscontrava Hokusai nel trovare degli incisori capaci di riprodurre fedelmente i suoi disegni, e dell’incontro delle stampe giapponesi con la chimica europea, che le riempì di colori intensi, capaci di stupire gli acquirenti. Le stampe giunsero poi in Europa, influenzando a loro volta la pittura occidentale ad un uso più saturo dei loro stessi pigmenti. Oltre agli attori, figure di grande rilievo nella cultura popolare erano le geishe e le oiran. In chiusura, mostra al pubblico la celebre La Grande Onda di Hokusai, svelando la corretta tecnica di lettura dell’opera: sempre da destra verso sinistra, mai adottare una visione centrale.

 

Ver Sacrum incontra l’Ukiyo

Il dialogo tra gli artisti della Secessione Viennese e l’arte giapponese si inserisce nel contesto dell’apertura commerciale del Giappone nell’800. L’influenza è sia stilistica che concettuale. I punti di contatto sono la stilizzazione e la semplificazione: linee morbide e arrotondate, tinte piatte e forme sintetiche, con l’obiettivo di arrivare al tratto essenziale. Silvia Scaravaggi spiega come ad esempio Klimt usi lo spazio pieno e lo spazio vuoto per focalizzare l’attenzione sulla figura, sul presente, isolandola dal rumore di fondo. Nella mostra non troviamo solo ukiyo-e, ma troviamo anche oggetti mingei, piccole pipe, portasigari e scatole laccate con motivi decorativi -come pattern floreali, glicini, iris- che hanno influenzato significativamente il design Europeo.

 

L’importanza della ricerca

Non mancano visitatori stranieri, che apprezzano la tranquillità e il clima di distensione che si respira nel museo cremasco, godendo di un tempo di visita maggiore, rispetto a grandi contesti. “Il punto di forza della mostra Ver Sacrum- prosegue Scaravaggi- è la sua natura scientifica. Anche quest’anno si conferma il trend dell’aumento del 34 per cento di visitatori al museo civico, segno del successo della mostra”. Lo stesso Linetti ha omaggiato la direzione museale, apprezzando il grande lavoro di ricerca svolto da Edoardo Fontana e Silvia Scaravaggi, un lavoro capace di produrre conoscenza anche per gli altri ricercatori e appassionati. Il loro approccio è perfettamente in linea con il suo modo di vedere l’arte: “la ricerca – ci ha detto - è la parte più bella del mio lavoro. L’interesse per il Giappone nasce già da bambino, guardando personaggi dei cartoni animati di Mazinga, rimanevo affascinato dagli abiti e dai piatti di una cultura lontana”. L’aura di mistero che circondava quel paese è ciò che lo ha spinto a cercare di conoscerlo meglio: “è stato un vortice: più si trovano risposte più partono domande, ho ancora finito di studiare le culture giapponesi”.