23-04-2026 ore 09:38 | Cultura - Manifestazioni
di Rebecca Ronchi

Dal recupero al futuro scolpito nella memoria: san Domenico e Munari, identità urbana

Il complesso del san Domenico di Crema ha ospitato ieri sera il secondo e ultimo appuntamento di Identità urbana, tra memoria e futuro, con la presentazione dei progetti del Concorso new design in collaborazione con l'istituto d'istruzione superiore Bruno Munari. I quattro progetti sono approdati alla fase di prototipazione e successivamente esposti alla Biennale di Venezia. Il passaggio sociale, recupero dello spazio dell’antico teatro e Castelluccio di Norcia, il futuro scolpito nella memoria, si sono classificati tra i primi tre a livello nazionale.

 

Rigenerazione

Gli ex alunni della scuola hanno presentato Rovine contemporanee, recupero di una scuola abbandonata. Progetto realizzato da alcuni ex studenti dell’indirizzo architettura: Ludovica Avaldi, Alice Lazzarini, Lorenzo Mennillo, Elisa Miragoli. Il progetto si fonda sul recupero di una scuola abbandonata all’incuria del tempo, che rappresenta le radici del futuro. L’edificio incompleto diventa un’opportunità di rigenerazione, dove il passato e il futuro si intrecciano.

 

Modernità e tradizione

L'uso di materiali innovativi, come il calcestruzzo autorigenerante, il cemento bioricettivo per le pareti verdi e il vetro fotovoltaico BPV, si unisce ai materiali tradizionali, come cemento e laterizio, creando un nuovo linguaggio architettonico. Questa fusione tra modernità e tradizione genera uno stile simile al “non finito”, dove l’incompiuto non è mancanza, ma un processo di continua evoluzione, un segno di trasformazione e adattamento al contesto, dove gli elementi naturali entrano in connubio con gli edifici.

 

Museo a cielo aperto

Alcuni ex studenti dell’indirizzo architettura, Mariasole Alberici, Ginevra Benelli, Francesca Ferri, Gabriele Inzoli, Maria Martignoni, Gabriele Mizzotti, Samuele Redondi hanno presentato il progetto Castelluccio di Norcia, il futuro scolpito nella memoria. Il progetto trasforma Castelluccio in un museo a cielo aperto, un memoriale che intreccia passato e futuro, dove l’architettura diventa un atto di resilienza e innovazione. Le nuove architetture non ricostruiscono semplicemente ciò che è andato perduto, ma ne reinterpretano l’anima, con materiali che uniscono tradizione e tecnologia. Le murature in pietra si consolidano con fibre di carbonio, il cemento si evolve in strutture UHPC, mentre il vetro fotovoltaico e i percorsi in Pavegen trasformano lo spazio in un organismo vivo, capace di generare energia e adattarsi al territorio. Le chiese emergono tra materia e luce, la piazza diventa una traccia di memorie e nuove funzioni, un parco panoramico ridefinisce il legame con il paesaggio.