23-02-2026 ore 19:14 | Cultura - Incontri
di Valentina De Gregorio

Rigenerazione urbana dal basso, Marazzi: 'uno spazio amato difficilmente verrà abbandonato'

Il 21 febbraio, sabato pomeriggio, presso il Centro culturale sant’Agostino di Crema, l’architetto cremasco Lorenzo Marazzi è stato il relatore dell’evento La rigenerazione urbana del basso-Lezione zero, presentato dal Touring Club Italiano. È il primo di una serie di incontri tenuti dall’associazione 12 nodi, di cui l’architetto è membro fondatore dal 2020. Gli incontri sono rivolti alla cittadinanza: non servono competenze tecniche, basta passione, curiosità e voglia di fare.

 

Il percorso di studi

Prima dell’evento incontriamo Lorenzo per capire che cosa sia davvero la rigenerazione urbana e come sia diventata un aspetto importante della sua vita. Si laurea in architettura al Politecnico di Milano: l’esperienza nella metropoli gli ha permesso di confrontarsi con realtà diverse, ma allo stesso tempo ha rafforzato il suo legame con il territorio cremasco. Dice: “quando tornavo nelle campagne di Cremosano ero contento perché ero a casa, la frenesia della città non fa per me”. Sceglie quindi di specializzarsi in conservazione dei beni architettonici e ambientali, con l’obiettivo di valorizzare non solo il patrimonio urbano, ma anche i contesti rurali, che considera al pari di grandi opere come chiese e palazzi. “La specializzazione mi ha dato modo di appassionarmi all’esistente. Anche se in uno stato di abbandono o di degrado, un edificio conserva valori che qualcosa di nuovo magari non ha, anche se migliore a livello di prestazioni”. Lorenzo si abilita alla professione nel 2020 e durante il primo lockdown segue numerosi corsi di formazione. Tra questi, uno in particolare, Riusiamo l’Italia, lo avvicina ancora di più al mondo della rigenerazione urbana.

 

Sostenibilità e rigenerazione urbana dal basso

Per l’architetto la città è simile a un corpo umano e come questo si può ammalare. Le malattie sono tutti quegli spazi abbandonati, degradati, inutilizzati. La cura è spesso la demolizione e la successiva ricostruzione. Ma è davvero la scelta più sostenibile dal punto di vista economico e ambientale? Lorenzo spiega come, in passato, gran parte dei materiali delle demolizioni non sia stato recuperato, sprecando non solo risorse, ma anche energia accumulata nei materiali stessi. Oggi si tenta di recuperarne il più possibile, ma spesso è un processo complicato e costoso. Il futuro è la costruzione di edifici con materiali pensati per essere decostruiti e non demoliti, un po' come i mattoncini Lego, per consentirne un recupero quasi totale. L’incontro si apre proprio discutendo delle narrative mediatiche sui temi della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare, in un dialogo aperto con il pubblico.

 

Dal basso

Lorenzo ci fa capire come l’obiettivo suo e della sua associazione non sia demolire, ma ridare vita agli spazi, attraverso la rigenerazione urbana. Confusa con la riqualificazione urbana, la tv mostra immagini di City life o di imponenti palazzi che, dice Lorenzo, “guardiamo dal basso verso l’alto”, senza mai poterci entrare. La riqualificazione spesso trasforma spazi abbandonati in luoghi bellissimi, ma destinati a rimanere vuoti. Questo accade perché sono spazi che non incontrano le esigenze della società. La rigenerazione urbana parte proprio da ciò che la società vuole, non si concentra solo sull’estetica, guarda alla funzionalità sociale degli ambienti: delle semplici migliorie possono bastare a riempire questi spazi di colore e persone. Per questo l’architetto parla di R.U.Ba: è una rigenerazione che nasce dal basso, dai bisogni della comunità e lì resta cosicché gli spazi possano essere vissuti e non solo ammirati.

 

Il ritrovamento e l’associazione 12 nodi

Durante il corso di formazione Riusiamo l'Italia Lorenzo ha potuto comprendere che in provincia di Cremona vi era solo un secondo partecipante: una sua vecchia conoscenza delle superiori che aveva già avviato a Sergnano un progetto di mappatura di luoghi abbandonati per dare loro una seconda vita. Decide, quindi, di unirsi al progetto. Da questa idea di coworking nasce l'associazione 12 Nodi. Il nome richiama l’antica tradizione dei cantieri partecipativi, in cui l’intera comunità contribuisce alla realizzazione di grandi opere, sostenendo l’economia locale e creando spazi non privati, ma condivisi.

 

Progetti per i più giovani

Nascono i primi progetti dell’associazione, segue la partecipazione ad eventi e a qualche bando: da qui si rende subito chiara l'importanza del fare rete. La sostenibilità sociale della R.U.Ba si fonda sulla cittadinanza attiva, da parte di ogni fascia d’età. Il progetto finale diventa un puzzle di idee, competenze e saperi diversi. Non serve essere architetti per rigenerare. Per questo motivo l’associazione collabora anche con scuole medie e superiori del territorio. Un passaggio chiave è ricostruire la storia dell’abbandono di un luogo, analizzarne criticità e potenzialità, ma soprattutto ascoltare chi potrebbe viverlo, attraverso questionari, chiacchiere al bar, disegni e racconti di bambini e ragazzi. L’obiettivo è creare uno spazio che se amato, difficilmente verrà abbandonato di nuovo. L’ascolto dei giovani è importante, soprattutto alla luce di episodi di disagio e violenza. Secondo l’architetto, molte situazioni accadono per noia e per la mancanza di luoghi in cui esprimersi, sfogarsi, divertirsi. È un’opportunità per i ragazzi di proporre la propria idea di città e dialogare con gli adulti in un processo di coprogettazione e cittadinanza attiva.

 

L’importanza del volontariato

Lorenzo conclude con una riflessione personale: “dicono che fare volontariato arricchisca più chi lo fa di chi lo riceve. Si possono scoprire nuove passioni, è un’occasione per uscire dalla propria comfort zone, scoprendo lati nuovi di sè o capacità inaspettate. Diventa un'opportunità per acquisire nuove competenze, spendibili anche nel mondo del lavoro o nuovi superpoteri per fare del bene. Fianco a fianco si combatte la solitudine e ci si rende conto che semplici gesti possono fare molto”. Diventa un luogo di ritrovo per persone con gli stessi interessi, “con cui sviluppare progetti di autoimprenditorialità”. Il volontariato è accessibile a tutti e si adatta a tempi e interessi differenti: dall’ambito sociale a quello culturale e sportivo, fino alla comunicazione e dunque anche all’uso dei social da parte dei giovani. Questi possono anche diventare ambasciatori delle tematiche legate alla sostenibilità.