
“E piegherai sotto il fascio mortal non renitente il tuo capo innocente: ma non piegato insino allora indarno codardamente supplicando innanzi al futuro oppressor; ma non eretto con forsennato orgoglio inver le stelle, né sul deserto, dove e la sede e i natali non per voler ma per fortuna avesti; ma più saggia, ma tanto meno inferma dell’uom, quanto le frali tue stirpi non credesti o dal fato o da te fatte immortali”. Potremmo raccontare con questi versi il testamento spirituale che la professoressa Alessandra Facchi ha lasciato camminando su questa terra fino all’ultimo soffio di vita: ha innalzato su un altare la fragilità umana e ne ha fatto un dono unico e prezioso.
Del resto, Alessandra ha dedicato se stessa al più delicato dei compiti: educare le nuove generazioni all’amore della bellezza, della giustizia, della verità, della libertà, della resistenza, di tutti quei valori laici che attraversano i secoli e garantiscono la continuità dell’essere umani in un mondo sempre più inospitale, il deserto in cui la ginestra leopardiana diffonde ovunque il suo profumo. Diplomata al liceo classico Racchetti, laureata in archeologia greco-romana presso l’università degli studi di Perugia, specializzata presso la Silsis di Milano per realizzarsi come la docente appassionata e competente quale è stata, Alessandra ha ricercato in modo instancabile il senso di tutte le cose e, quando ha compreso che ci sono eventi senza un perché, le ha semplicemente assaporate, trionfando in questo modo sul male e sulla disperazione, ostinata a fiorire in ogni condizione, capace di stare con consapevolezza e in intimità con ciò che le accadeva, senza mediazioni, senza compromessi, con una lucidità che sapeva essere luce.
Ha insegnato a generazioni di studenti, prima alle scuole medie di Bagnolo e alle Vailati di Crema e poi al liceo Racchetti-da Vinci, che la cultura, di cui era profonda conoscitrice e instancabilmente curiosa, serve ad avere la capacità di interpretare la vita e il mondo, di coltivare autonomia di giudizio, di sostenere con onore l’onere della propria storia.
Ha saputo valorizzare la dignità umana di ogni studente che abbia incontrato, ha saputo dare spazio alle diversità culturali, ha saputo diffondere la cultura del rispetto e instillare il senso civico con il suo lavoro quotidiano in classe, ma anche partecipando ad iniziative fondamentali per la comunità cremasca, come, nel 2019, la seconda edizione di 57 giorni strade di legalità, il Festival Inchiostro, con l’intervista arguta, quale lei era, a Marco Balzano, la conferenza Ripartiamo insieme. Come sostenere la comunità educante, nel difficile momento del post Covid, l’iniziativa Io leggo perchè, gruppi di lettura, concorsi letterari, come il Penelope Story Lab con i suoi racconti brevi e icastici. Scrittura e lettura erano le sue costanti di vita, amava la bellezza delle parole, spesso lette davanti alla finestra aperta sul cielo della sua casa a san Bernardino, in compagnia della sua splendida figlia Irene. Estremamente poliedrica, la appassionava anche vergare con inchiostro e pennino elegante carta a mano, dare vita a splendidi acquerelli. Frequentare assiduamente teatri e musei di cui riusciva ad indagare gli stimoli con spirito indipendente e mai indifferente, mai distratta e sempre pronta a coglierne l’incanto.
Dotata di onestà intellettuale, coerenza senza saccenza, ironia e autoironia, sapeva guardare al bisogno dell’altro con la stessa intensità con cui guardava ai propri. Per questo, appena giunta al Racchetti-da Vinci, si era messa a disposizione per diventare responsabile degli alunni con bisogni educativi speciali e aveva contribuito ad organizzare la prima serata delle eccellenze, attribuendo al termine un significato del tutto nuovo: quello che va oltre il voto e mette la persona al centro. Averla conosciuta significa trasformare in certezza la speranza che sia possibile sopravvivere dopo la morte, in quello che resta eternamente: la dignità di vivere, il coraggio di morire. “Ci sarò sempre per te attraverso le ere cosmiche, da una vita all’altra, infrangendo leggi fisiche” (Vasco Brondi, Città aperta, Paesaggio dopo la battaglia).