
Una parentesi, un gioco, uno spaccato di realtà. Da vivere intensamente e poi abbandonare. Come si fa con le strade importanti, che lasciano un segno, ma che non ci appartengono davvero fino in fondo. Vera Nevi non esiste. È lo pseudonimo di una donna che ha scelto di riempire di parole pagine bianche per descrivere il passato. Una precisa parte del passato: quella di una ragazzina di 19 anni nella Milano dei primi anni 2000. Un'epoca in cui la libertà non era una conquista, era uno stile. Dea della rinascita o divinità del dolore, Vera Nevi ha voluto esplorare e dare forma e concretezza ad una parte di sé, quella dominante. È stata per quattro anni una mistress di uomini di potere, che chiedevano solo una cosa: perderlo. Per lasciarsi guidare da una ragazzina di 19 anni, “autorevole, non autoritaria, che aveva e ha bisogno solo di se stessa”. In questi anni Vera è diventata una donna e ha cambiato lavoro, ma non ha tradito se stessa. “Ci sono cose che non cambiano mai e io sono una di quelle” scrive nella prima pagina di Finchè nessuno muore, il libro, edito da Laurana in cui ha scelto di raccontare e rivivere quella parentesi della sua vita. Per non negare una parte imprescindibile della donna che è oggi.
Una donna comune
A questa narrazione Inchiostro ha scelto di affidare l'apertura di una tre giorni che al centro culturale sant'Agostino sta tenendo testa al caldo insostenibile di questo fine settimana. Il volume è stato presentato da Marco Viviani, in compagnia di due Vera Nevi, in un continuo gioco alla scoperta dell'identità della Vera (o vera) autrice. Finché nessuno muore, non è un racconto di sesso. “La dominazione è, prima di tutto, psicologica. Può esserci, ma non è obbligatoria, anche una componente fisica. Spesso la dominatrice è una donna comune, che incontri nei contesti di vita quotidiana con indosso un completo da fitness”.
Banditi, dunque, gli stereotipi di abbigliamento sexy, “non conta tanto l'estetica, ma l'atteggiamento, che si conforma ai desideri dell'altro. La dominatrice recita un ruolo, l'altro si mostra senza filtri. In quella relazione si concede di essere ciò che realmente è”.
Il valore del consenso
Non è un contesto senza regole, anzi le regole tracciano il perimetro. Il consenso ed il rispetto sono alla base di ogni parola, di ogni gesto, “preventivamente concordato. Lo ripetiamo bene, soprattutto in un'epoca in cui non si è ancora compreso il fondamentale valore del consenso come forma rispetto per le donne, per il nostro essere e per il nostro corpo”. La fiducia e la sicurezza guidano il gioco, insieme allo sguardo attento di chi domina. “Non è una questione di genere: è vero, nell'immaginario collettivo il ruolo della dominatrice ribalta la prospettiva, in una cultura che ha visto per anni la donna in una condizione di sottomissione rispetto all'uomo, ma oggi, seppur poche, ci sono anche donne che detengono potere. Non dobbiamo aspettare di riceverlo, dobbiamo andare a prenderlo e, magari, anche concederci di perderlo per alcuni momenti”.
Maschere e autenticità
Chi domina ha “un profondo rispetto per le storie degli altri. Non ha un ruolo da protagonista, piuttosto da spettatrice di un teatrino costruito dagli altri”. Indossa una maschera. Non deve mai lasciare spazio all'emotività. Ma non può fino in fondo sostituire il ruolo all'autenticità. La maschera protegge, cela, ma non trasforma. Aiuta ad esplorare “altro”. Per un periodo limitato di tempo. E anche Milano, la Milano di quegli anni, è stata d'aiuto. “E' a tutti gli effetti un personaggio del libro, con quella musica, quell'ideale di libertà, quel volano di opportunità che ci hanno consentito di provare, di sperimentare, di vivere”. Per giungere poi consapevolmente a trovare la strada. E continuare a camminare. Con convinzione. “Oggi faccio un altro lavoro, ma Finchè nessuno muore è una parte di ciò che sono (stata)”. Una parentesi da raccontare. E da condividere. Questo libro è un altro gesto di libertà. Ché, in fondo, oltre gli stereotipi, le paure e i pregiudizi, siamo. E siamo liberi di essere noi stessi, ossia “ciò che realmente siamo”.