21-02-2020 ore 17:30 | Cultura - Proiezioni
di Chiara Grossi

Cattive acque. Todd Haynes e l’eterna lotta tra la salute pubblica e il dio del profitto

Cattive acque, film di Todd Haynes e interpretato, tra gli altri, da Mark Ruffalo, Anne Hathawaye e Tim Robbins, racconta cronologicamente una reale battaglia legale di rilevanza internazionale. Tennant, un burbero allevatore dell’America rurale, chiede aiuto all’avvocato Robert Bilott per citare in giudizio una potente multinazionale della chimica colpevole di occultare fatti che stanno mettendo a repentaglio la vita del suo bestiame e non solo e lo fa senza alcuno scrupolo. Subito, con la crudezza di Tennant, inizia una narrazione che fa leva su quei sentimenti impulsivi che è impossibile evitare di provare.

 

Illusoria familiarità

L’emotività della vicenda è alimentata dal focus sulle dinamiche familiari che si intrecciano con la storia prettamente giuridica. La familiarità, la convivialità del ceto medio-alto, i centrini e le vetrinette che coprono le pareti delle case, le tende merlettate, i golfini ben abbottonati emanano un senso di intimità che avvicina lo spettatore e che, contemporaneamente, aumenta la percezione di dissonanza nascente dalla cruda realtà che sta fuori, che si manifesta tra i resti di un piccolo allevamento lontano dalla metropoli. Il contrasto tra la quasi illusoria familiarità e la mera concretezza dei fatti è ben dipinto dalla fotografia e dai suoi colori che si tingono di toni seppia quando si accende la luce ovattata e apparentemente protetta di casa, contrariamente alle scale di freddo e ruvido grigio delle ambientazioni direttamente inquinate dalle cattive acque.

 

La coscienza della spettatore
Il gioco dei contrasti è condiviso dall’interpretazione di Mark Ruffalo che calandosi nei panni di Robert Bilott, mostra un aspetto dissimile dall’avvocato sicuro e carismatico tipico dell’immaginario americano; la sua cravatta e il suo abito scuro fanno a pugni con l’espressione pacata ed insicura dell’attore stesso, con il suo sguardo lievemente innocente e fanciullesco che si scorge anche negli occhi del giornalista Resendez ne Il caso spotlight, ed è questo che gli permette di accostarsi ancor più al concittadino e di conseguenza allo spettatore. Cattive acque si fa, dunque, portavoce di sentimenti che oggigiorno si respirano ovunque: la tematica attualissima e incontestabile dell’inquinamento crea un varco ben accessibile ad una presa emotiva che, si spera, può arrivare fino alla coscienza di ogni spettatore. Questa recensione è frutto del lavoro dei partecipanti al laboratorio Intrecci+, finanziato da Fondazione Cariplo.

 

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