20-03-2020 ore 20:22 | Cultura - Proiezioni
di Chiara Grossi

I classici imperdibili: Mediterraneo. Il senso di smarrimento chiude la trilogia della fuga

Mediterraneo, uscito nel 1991, è il film di chiusura della “trilogia della fuga” di Gabriele Salvatores, preceduto da Turné e Marrakech Express. “In tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare”: con queste parole di Laborit, il film si apre sul mare Egeo, dove, durante il secondo conflitto mondiale, una nave militare spezza la linea dell’orizzonte e accompagna un gruppo di militari “sbandati, di reggimenti sfasciati” su un’isola greca, sperduta tra le acque del Mediterraneo, con l’ordine di presidiarla. Non appena i soldati mettono piede sull’isola, si gusta il sapore del mare. Insieme ai militari in divisa, appesantiti da elmetti e fucili, sentiamo le gocce di sudore inondare la fronte sotto il caldo sole greco, respiriamo nell’aria l’odore della polvere e della pietra rovente, dell’erba bruciata. E viviamo quella sensazione di abbandono. Siamo stati tutti abbandonati in un punto di pietra ed erba secca sperduto nell’Egeo, che non segue le leggi del tempo e dello spazio; siamo tutti approdati, per sbaglio o per sorte, sull’”isola dell’oblio”, dove si dimentica e si viene dimenticati.

 

Lo smarrimento
“Meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d'orto”, mura di case abbandonate, calde al tatto, che si sgretolano sotto le dita, ci raccontano della speranza dei militari di trovare un senso logico in questa missione. Ma quest’isola, così brulla e così secca, non permette alla verità di trovare nascondigli. L’unico senso di questa storia è lo smarrimento: tutti sono persi ed uniti in questa guerra, in questa fuga non voluta ma necessaria per ritrovarsi. C’è chi non abbandona la voglia di tornare a casa, c’è chi non ha una casa a cui tornare, altri non sanno dove sia. Perdono, anzi, perdiamo ogni tipo di coordinata e, dietro a quel sipario di lenzuola bianche stese ad asciugare, iniziamo a vivere. I giorni passano tra l’attesa che la polvere di caffè si depositi sul fondo della tazzina e timidi abbracci, tra poesie e brevi momenti di intensa, triste coscienza.

 

Quelli che stanno scappando
Mediterraneo è “dedicato a tutti quelli che stanno scappando”, è una poesia rivolta ad ogni singolo uomo; ognuno di noi sta fuggendo da un ricordo, da un luogo, da una casa, da un’ideale, da un timore, da una parte di sé. Forse, possiamo trovare la strada solo perdendoci un po’, trovare il senso proprio dove la realtà non si vergogna di essere… “E andando nel sole che abbaglia / sentire con triste meraviglia / com'è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”. Questa recensione è frutto del lavoro dei partecipanti al laboratorio Intrecci+, finanziato da Fondazione Cariplo

 

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