18-12-2019 ore 20:16 | Cultura - Teatro
di Giorgia Cubeddu

La Locandiera. Con schiettezza, talento e sagacia Amanda Sandrelli strega Crema

Con lo spettacolo di domenica 15 dicembre, la rassegna Intrecci+ si è affiancata al tema della Crema Veneziana in mostra in questi mesi alla Fondazione san Domenico, portando in scena un classico della tradizione teatrale italiana. A calcare il palco del teatro cremasco e a trasformarlo nella Firenze del 1700 è stata La locandiera di Carlo Goldoni, produzione del Teatro Stabile di Verona e Arca Azzurra, rivisitato secondo la visione artistica di Francesco Niccolini (adattamento e regia) e Paolo Valerio (regia).

 

Schiettezza, talento e sagacia

A far da canovaccio è il medesimo, universale testo di Goldoni, dove Mirandolina, femminista ante litteram interpretata dalla meravigliosa Amanda Sandrelli brilla per schiettezza, sagacia e per un talento tutto fiorentino nel giostrare uomini ed affari. Attorno a lei ruotano diversi personaggi caratterizzati e bizzarri. I suoi innamorati innanzitutto: il geloso e fedele servo Fabrizio (Massimo Salvianti), lo squattrinato e delirante Marchese di Forlipopoli (Dimitri Frosali) e l'egocentrico Conte d’Albafiorita (Andrea Costagli); due attrici, finte dame incapaci di tenere la parte (Giuliana Colzi e Lucia Socci) ed infine il misogino Cavaliere di Ripafratta (Alex Cendron), diffidente e scontroso con il gentil sesso, che la piccata locandiera deciderà di far innamorare per vendetta, in nome del genere femminile.

 

Contemporanea e coinvolgente

Fedele è l’adattamento di Niccolini, che non si scosta troppo dalla penna di Goldoni. I personaggi principali, Mirandolina e Fabrizio, rimangono spiccatamente toscani, sia nei modi che negli accenti, mentre i dialoghi risultano svecchiati, ‘spicci’ e naturali, a riflettere la contemporaneità dei temi dell'opera a dispetto dell'ambientazione settecentesca. Incredibilmente coinvolgente è la performance attoriale; data una scenografia estremamente essenziale, circoscritta a due tavoli e due sedie, è il carisma degli attori e il loro tempo comico ad intrattenere e a conquistare il pubblico del san Domenico, non solo nei più classici momenti scenici ma anche nel ‘dietro alle quinte’.

 

Libera e padrona di se stessa

Interessante ed efficace è infatti la scelta registica di Valerio di mantenere gli attori - costantemente nei panni, metaforici e non, del loro personaggio - su panchine laterali al palco, permettendo così agli spettatori di apprezzare insospettabili momenti di comicità del cast anche quando questi formalmente fuori dalla scena. Magistralmente recitato, divertente, intramontabile: mentre l'ultimo perentorio ordine di Mirandolina riecheggia per la sala, il san Domenico si dilunga in applausi scroscianti. La protagonista della Sandrelli saluta così il pubblico cremasco, riconfermandosi libera e padrona di se stessa, davanti ad un pubblico conquistatissimo di Cavalieri di Ripafratta. Questa recensione è frutto del progetto Intrecci+, finanziato da Fondazione Cariplo e realizzato dalla Fondazione san Domenico in partnership con Alice nella città

2464