17-11-2014 ore 09:01 | Cultura - Teatro
di Paola Adenti

Michele Placido in "Re Lear" ha inaugurato la stagione teatrale del San Domenico. Posti esauriti e applausi per tutti gli interpreti

"Soffiate, venti, da scoppiarvi le gote, infuriate, soffiate! Turbini e cateratte del cielo, diluviate, ad affogare i galli giramento in cima ai campanili...". In perfetta sintonia con la pioggia scrosciante del pomeriggio, sabato 15 novembre è andato in scena lo spettacolare Re Lear di e con Michele Placido ad inaugurare la stagione teatrale 2014/2015 del S. Domenico. Una tragedia a tutti gli effetti che ha rispettato nell'allestimento e nei testi lo spirito di William Shakespeare. King Lear fu in effetti scritta intorno al 1600 e, divisa in cinque atti in versi e prosa, trova le sue radici nell'antica mitologia britannica, è un vero e proprio dramma a più intrecci nel quale molti personaggi sono chiamati a ricoprire diversi ruoli sul palcoscenico. Il testo, tradotto ed adattato da Michele Placido e Marica Gungui, è stato messo in scena con la regia dello stesso Placido e Francesco Manetti.

 

Potere e decadenza

Pubblico delle grandi occasioni e posti a sedere esauriti per una prima che ha soddisfatto le aspettative della platea in una serata iniziata con il ricordo del cremasco attore, regista, autore Checco Edallo attraverso le parole di Ida Zucca a nome della Fondazione S. Domenico. Un'imponente scenografia a fondale aperto ha accolto il pubblico, un palcoscenico squarciato da elementi scenici ha fornito l'ingresso immediato nel vivo dell'atmosfera "shakespeariana". Un senso di decadenza, l'enorme corona rovesciata e tetre rovine a rappresentare il declino di un uomo, di uno Stato, del potere, dei legami familiari. Una scenografia classica con riferimenti all'attualità e agli accadimenti del secolo scorso ad abbracciare una recitazione emblematica che strizza l'occhio ai nostri giorni. Effetti sonori, voci fuori campo, giochi di luce e tutti gli ingredienti del teatro tradizionale hanno fatto da sfondo all'intricata vicenda.

 

Una scena di Re Lear (foto © Cremaonline.it)

 

Padri e figli

Si parte con una sorta di duello d'amore fra le tre figlie per il padre Re Lear, re indiscusso della scena di porpora vestito, fino ad arrivare a duelli armati di spade. C'è la contrapposizione fra il figlio legittimo e quello illegittimo, ci sono gli intrighi famigliari, l'adulazione e l'avidità, le lotte fratricide, l'amore e l'odio, tanta sofferenza, dolore, tradimenti e sconfitte come nella più classica delle tragedie ed ogni sentimento è qui reso fortemente in scena. Guerre e potere a far da sfondo alle complicate vicende umane. Toccante l'interpretazione del figlio ingannato Edgar, caduto in disgrazia e disperazione, denudato di affetti e beni, che incontrerà di nuovo il padre, ormai decaduto conte di Gloucester, sul finire della tragedia. L'interprete, Francesco Bonomo, è stato ripetutamente applaudito dal pubblico in sala e ha raccolto comuni consensi. Come la maggior parte dei giovani attori in scena proviene dalla "scuola teatrale" romana e ha già lavorato con affermati registi del panorama italiano. Una tesi sul circo contemporaneo e la conoscenza di tecniche di teatro Kathakali gli permettono di "utilizzare il corpo in situazioni estreme" come richiesto anche in questo allestimento.

 

Un palco giovane

Oltre a re Lear e al conte di Gloucester, il palco è movimentato incessantemente per le due ore e quaranta minuti dello spettacolo, da azioni su ogni fronte. I quadri scenici si susseguono con un ritmo incalzante e ad animarli sono per lo più giovani, ma già affermati attori. Vivace e frizzante l'interpretazione di Brenno Placido nelle vesti del matto, una sorta di giullare in salsa rap vicino al re. Una carriera già ben avviata nonostante l'età, classe 1991, e un'aria di palcoscenico respirata nella vita da sempre. Arrabbiata e graffiante come si conviene al personaggio, la recitazione in chiave black di Giulio Forges Davanzati nei panni di Edmund che le ferite della vita hanno reso avido e vendicativo. L'attore, impegnato su più fronti, si divide fra cinema, tv, cortometraggi e radio e riesce qui ad essere tanto arrabbiato in scena quanto sorridente e solare nella vita, svestiti i panni del figlio illegittimo. Fra le donne una dolce Cordelia fa da contrappunto alle false ed adulanti sorelle maggiori Goneril e Regan. Per tutti gli attori gran cura nei dettagli, dai monili alle acconciature, dagli abiti alle calzature.

 

La tragedia

Lo spettacolo, che ha debuttato un paio di anni fa, è stato rappresentato in moltissimi teatri italiani. Ore e ore vissute insieme hanno creato la sintonia fra gli interpreti, capitanati da Michele Placido, che si respira sul palco. Il senso più alto della tragedia culmina nel finale in un crescendo di dolore, morte, incontri, pietà e amore al tempo stesso. Il re vive spogliato da ogni fasto, tramutato in homeless disperato e consapevole. I figli fanno da padri ad uomini resi folli o ciechi in un tempo in cui "I cieli sono pronti a vendicare i crimini degli uomini". Le parole di Edgar a concludere il dramma sottolineano "il peso di questo tempo triste" in un finale quasi struggente con tutti i personaggi, ormai divenuti attori, in scena.

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