17-02-2018 ore 14:16 | Cultura - Libri
di Ramona Tagliani

Centrale zero. Paolo Pissavini, in viaggio nell’insolito mondo della caserma Cernaia

Cremasco, luogotenente dei Carabinieri, da poco in congedo dopo 35 anni di servizio svolto a Torino e Milano e poi in procura a Crema e Cremona, Paolo Pissavini è in libreria con il romanzo Centrale Zero, 213 pagine di coinvolgente curiosità. Il racconto, che vede come protagonista il vicebrigadiere Paolo Malaterra, ti porta subito nell’insolito mondo della caserma Cernaia. Qui incontri ufficiali dal casareccio soprannome (ovviamente solo bisbigliato) di Mastrolindo, sottufficiali con appellativi grintosi come Doberman, Avvoltoio, Faina e carabinieri che, per l’anagrafe interna, vanno da Sguercio a Rospo a Hulk, a… Pirla. Ti infili, poi, immediatamente in un’auto del nucleo operativo con sirene e lampeggianti accesi e non ti viene più voglia di lasciarla (se non, per discrezione, a qualche metro dal luogo dell’ultimo incontro, la lavanderia ‘Raggio di Sole…). E fai, sempre ubbidendo alla Radio Zero della centrale di comando, una lunga corsa dentro la cronaca che, a metà degli anni Ottanta, incontri sulle strade e sulle piazze di Torino, ma anche dentro particolari eventi di portata nazionale. Tutto questo lo vivi in presa diretta, vista la particolare capacità dell’autore di raccontare, con molto calore e colore, ogni aspetto, ogni momento e ogni protagonista delle giornate del reparto investigativo dell’Arma.

 

Il realismo a dimensioni umane

E tutto senza enfasi. Anzi, con un’attenzione che non si ferma alla divisa, ma entra con sapida ironia nella vita di colleghi, di comandanti e nel mondo stesso di una grande caserma. Ne scioglie la staticità militaresca nel realismo di singole dimensioni umane, a cui non sfuggono colonnelli e semplici carabinieri. Identificati, ognuno, dal carattere ereditato dalle regioni di origine, dalle inflessioni del linguaggio e dal nome scelto per entrare in contatto, durante le operazioni, con la ‘Centrale Zero’. Questa miscela di umanità, oltre a inevitabili piccoli contrasti, sa produrre molta collaborazione che si concreta in pratici, quotidiani suggerimenti derivati dalle esperienze vissute, suggerimenti di cui il protagonista del racconto, diventato ‘Babbo Natale’ per tutti, fa subito tesoro quando entra in servizio.

 

Mohamed Maradon

Si parte dal sottufficiale Colombo, “cento chili di simpatia sarda, perenne barba da due giorni, pacioso padre di famiglia’, da cui il ‘nostro’ vicebrigadiere, che non nasconde la sua origine cremasca, eredita, anticipando un cambio di servizio, un arrestato che dice di chiamarsi Mohamed Maradon, ma subito descritto come “controfigura in salsa magrebina del Pibe de Oro”. Gli interventi della pattuglia comandata da Paolo Malaterra, però, sono spesso dovuti a ben più drammatiche motivazioni: scene di esoterismo, rapine, inseguimenti, appostamenti, suicidi, omicidi di anziani e bambini. Di fronte a queste morti, il vicebrigadiere può contare solo sulla sua umanità: lacrime che non riesce a trattenere, chiudere delicatamente gli occhi del bimbo ‘rovesciato’ nell’acqua dalla mamma o impegnarsi caparbiamente nella caccia all’autore di un delitto, fino a mettere le manette a un nipote affamato di soldi.

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