16-11-2021 ore 13:40 | Cultura - Teatro
di Andrea Galvani

Ridere per far pensare: così Crema è ancora innamorata dell’arte sublime di Franca Rame

Manipolatori e narcisisti, infantili e maneschi protagonisti della grottesca coppia moderna; uomini pruriginosi che sulla scorta della liberazione sessuale del ‘68 si lanciano in “democratiche” avances all’universo mondo femminile, purché il lato della coppia aperto, anzi, spalancato sia unicamente il loro. In Germania è tanto piaciuta da essere rappresentata in 30 teatri contemporaneamente. In Italia, va da sé, visto il tema, è stata strenuamente osteggiata, dileggiata e ‘delegittimata’. Perché sia chiaro: dalla gente seduta e anche da quella che adora vedersi in piedi.

 

Il giogo clerico fascista

Coppia aperta, quasi spalancata, è uno dei testi teatrali più amati (e odiati) degli anni Ottanta. Visceralmente legato alla condizione femminile nel mondo. Diretto e sottile, chirurgico nel dettagliare ‘il funzionamento’ della psicologia maschile e nel definire l’esatta posizione del punto di non ritorno. Il debutto al teatro Ciak nel dicembre del 1983, a due anni dall’abolizione del ‘delitto d’onore’, nel decennio che porta in dote la legge sul divorzio (‘70), la riforma del diritto di famiglia (’75) e l’introduzione del concetto ‘rivoluzionario’ di pari opportunità, fino all’entrata in vigore della legge sull’aborto (‘78). Dario Fo, ma soprattutto Franca Rame (è lei l’autrice del testo e chi mai altrimenti?), l’hanno presentato con la consueta sublime, colta, sferzante intelligenza, in aperto contrasto al ‘machismo’ imperante, al “giogo clerico fascista”, che pretende la donna sia subalterna e passiva. Succube di un ‘uomo forte’ che tutto può e in molti sicuramente ricorderanno, “non deve chiedere mai”.

 

Monito e manifesto

Per il pubblico del san Domenico e grazie alla convincente prova di Chiara Francini e Alessandro Federico, è stata l’occasione di riappropriarsi del proprio teatro. Franca Rame, ospite dal centro Galmozzi, fece strabuzzare gli occhi e frizzare le menti nel 2000, nell'ambito del premio Anna Adelmi. Una manciata di lustri prima e in sala Cremonesi, Dario Fo aveva regalato alla città Mistero buffo. Più che un evento, fu un’epifania. E a ben vedere gli effetti durano ancora. Venendo alla nostra domenica 15 novembre, sotto una pioggia torrenziale, il teatro ha accolto (green pass d’ordinanza compreso) la bellezza di 430 persone, con 120 abbonamenti già rinnovati. Com’è andata? Graditissima la decisione di proporre la ‘prima’ alle 17.30. Una festa introdotta dalla musica frizzante e gioiosa del corpo bandistico di Ombriano, diretto da Eva Patrini. Una prima di livello assoluto frutto del carisma e della profondità di un’artista indimenticabile. Un manifesto e un monito per l’attualità, un insegnamento sempre valido per i tempi a venire.

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