16-10-2017 ore 21:29 | Cultura - Milano
di Lidia Gallanti

Environments, all'HangarBicocca un viaggio dentro gli ambienti spaziali di Lucio Fontana

Varcare la soglia, sentire il corpo che fluttua “nel modo più strano”, in uno spazio indefinito dove anche le stelle appaiono diverse. Non si tratta dell’allunaggio di Neil Armstrong né del celebre brano di David Bowie, ma non è un caso se le parole della sua Space Oddity tornano in mente a chi visita Environments, l’allestimento ispirato alle più celebri opere di Lucio Fontana, eclettico artista novecentesco e fondatore del movimento spazialista. Il progetto a cura di Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolì è realizzato in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, che ha messo a disposizione documenti e fotografie raccolte negli ultimi quarant’anni. Si tratta di progetti temporanei ed effimeri, concepiti tra il 1949 e il 1968 - spesso distrutti al termine dell’esposizione – oggi ricostruiti al Pirelli HangarBicocca e visitabili fino al 25 febbraio 2018.

 

Viaggio negli Ambienti spaziali
Un sipario in velluto nero delimita il mondo di Lucio Fontana, ricostruito lungo le Navate dell’hangar milanese, dove la nudità del cemento contrasta con la morbidezza delle luci che irradiano dai due interventi ambientali collocati in testa e in coda al percorso. Sopra la testa dei visitatori in entrata è sospeso Struttura al neon, nota installazione tridimensionale realizzata dall’artista nel 1951 per la IX Triennale di Milano, che apre la strada ai nove Ambienti spaziali: concepiti come scatole nere a misura d’uomo, le stanze giocano con la percezione visiva grazie all’effetto di luci colorate – rosso e verde le tonalità dominanti – e ultraviolette. Le superfici si spezzano e si articolano in labirinti geometrici, che si alternano a locali spaziosi allestiti con sculture astratte sospese a mezz’aria. L’oscurità riveste buona parte degli ambienti, punteggiata da neon e arricchita da materiali soffici – gommapiuma e moquette – che sorprendono il passo e i sensi dell’esploratore. Il percorso si chiude nella luce blu-verde di Fonti di energia, soffitto al neon per “Italia 61”, presentata per la prima volta a Torino e ispirata al primo lancio dell’uomo nello spazio in quel “cielo nero da incubo”, che Fontana ha trasformato in un ambiente abbagliante che fonde fantascienza e realtà.

 

Io buco la tela e da lì entro nell’infinito”
Nato in argentina e italiano di adozione, Lucio Fontana è tra le figure più eclettiche e rivoluzionarie della scena artistica novecentesca. Dopo aver sperimentato i confini della materia attraverso pittura, scultura e architettura, l’artista teorizza la possibilità di scomporre l’arte nelle dimensioni dello spazio, rendendo gli ambienti vere e proprie opere immersive. Così nascono gli Ambienti spaziali e gli allestimenti che lo rendono celebre come fondatore dello Spazialismo, movimento fondato in Italia nel 1947, racchiuso in opere concettuali e dirompenti come le “Attese”, in cui Fontana taglia la tela dei suoi quadri superando il concetto di bidimensionalità. Affascinato dal cosmo e dalla dirompente evoluzione scientifica maturata nel dopoguerra, Lucio Fontana muore nel 1968, un anno prima dello storico sbarco sul suolo lunare, che tante volte ha ispirato le sue opere.

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