16-03-2024 ore 20:35 | Cultura - Incontri
di Giulia Tosoni

'Usare parole private in pubblico', il seminario di Luigi Dal Cin sulla forza vitale della scrittura

Cosa porta una persona a scrive? E perché si fa della scrittura una professione? Attraverso queste due semplici domande lo scrittore Luigi Dal Cin, ex ingegnere di Ferrara che da anni pubblica libri di narrativa per ragazzi, ha raccontato e trasmesso la sua personale motivazione alla scrittura in un seminario organizzato dal Franco Agostino Teatro Festival. “Per parlarvi di motivazione alla scrittura farò come disse lo scrittore T.S. Eliot: racconterò parole private in pubblico” e così Luigi ha fatto, ha raccontato delle brevi storie vissute durante i suoi incontri nelle scuole, dove in alcuni casi la scrittura e la narrazione hanno avuto il potere di cambiare la vita.

 

Espressione e comunicazione

Perché generalmente si scrive? “Dal punto di vista tecnico ci sono due motivazioni: la prima è l’espressione, per tirare fuori qualcosa che si ha dentro. Il secondo motivo è che si scrive per comunicare. Queste sono le due ragioni fondamentali che accomunano tutti gli scrittori.” ha spiegato Luigi. “L’espressione non tiene conto del lettore, invece comunicare significa andare incontro a qualcuno che ci interessa raggiungere”. Una questione sorge spontanea, in un mondo dominato dai social e dai linguaggi non verbali, ha ancora senso scrivere e leggere? Dal Cin ha risposto così: “io credo nella narrazione, ci credo sempre, specialmente nei momenti di difficoltà. Io credo nella parola, perché è nei momenti di difficoltà che bisogna usarla. Credo che vincano le persone che la sappiano usare”.

 

La volontà di inventare

Un’altra domanda che spesso viene fatta allo scrittore è: “come ti inventi le storie?”, Dal Cin ha così risposto: “Prima di tutto è importante partire dalla parola ‘inventare’, la sua etimologia deriva dal latino in-venire, c’è quindi una componente di moto. Noi pensiamo che l’invenzione di un testo sia indipendente dalla nostra volontà. Nell’invenzione c’è sempre un ‘andare’ che dipende dalla nostra volontà e un ‘trovare’ che invece non dipende da noi. Se c’è una parte volontaria vuol dire che l’invenzione si può esercitare e di conseguenza si può insegnare”. 

 

I cinque gesti mentali

“Nell’invenzione di una storia sono solito dire che attuiamo cinque gesti mentali: l’ispirazione, quando dobbiamo inventare una storia crediamo un ‘binomio fantastico’. Poi passiamo alla proliferazione dove, partendo dal binomio ci inventiamo tante trame. Il terzo step è la selezione, dove tra tutte le strade narrative che abbiamo proliferato, scegliamo la migliore. Poi c’è la conservazione, le trame scartate le conserviamo e le usiamo per l’ultimo gesto mentale: il reincrocio, uniamo le storie per per creare imprevedibilità”. 

 

Usare parole narrative

I bambini hanno la necessità di avere al loro fianco adulti che siano in grado di comunicare con loro sempre, specialmente nei momenti più difficili. “I più piccoli necessitano di un adulto che usi parole narrative per fargli comprendere le cose. La narrazione serve a questo con i più piccoli. Questa è la forza della narrazione: arrivare alla mente e alla pancia dei bambini. Se un bambino mi chiede perché scrivo, è una domanda sofferta. È come se mi chiedesse cosa penso di cambiare con le parole. È come se mi dicesse che scrivere e leggere non serve a niente”.

 

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