14-12-2020 ore 17:16 | Cultura - Arte
di Gloria Giavaldi

Crocefissione e deposizione nella cripta del Duomo di Crema: Ugo Bacchetta si racconta

Due quadri del pittore Ugo Bacchetta (1930-2005) da oggi arricchiscono la cripta della cattedrale di Crema. Ai lati del compianto si trovano La crocefissione e La deposizione. La donazione alla curia diocesana è stata ufficializzata oggi, lunedì 14 dicembre, alla presenza del fratello di Ugo, Cesare, di altri familiari dell'artista e di don Giuseppe Pagliari, incaricato della diocesi per i beni culturali. Con loro anche il dottor Emilio Canidio, esperto di arte. “Le opere donate per volontà di Cesare sono fantastiche” commenta Canidio. “Sono due quadri che Ugo non avrebbe mai finito”.

 

Le opere

La crocefissione è un'opera particolare, che l'autore mostrava a fatica. “La chiamava la crocefissione nera: era la sua meditazione sulla morte”. Si inserisce nel percorso artistico iniziato con Gli ostaggi, opera collocata presso il Museo civico. “Nella crocefissione Ugo racconta la sua parte più intima. La tecnica è evidente, al pari della spiritualità”. Poco più in là, La deposizione. “Nella testa di Ugo questo quadro non era finito. É il tentativo di attualizzare il sacro, di intenderlo come qualcosa che continua a succedere per mantenerlo vivo e presente. Quello raffigurato – diceva – non è un Cristo, ma un minatore tirato fuori dalla terra”.


Alla ricerca di sé

In un periodo in cui si sente ancora più vivo lo spirito del dono “queste opere sono un regalo prezioso di Cesare alla comunità”. É un modo per conoscere un artista schivo, che dipingeva per se stesso e con il pennello si raccontava: “Ugo proveniva da una famiglia di artisti. Ognuno di loro aveva una caratteristica: lui era il più moderno. Si agganciava alle tradizioni per non cadere nell'astrattismo in senso assoluto. Era un figurativo, ma diventava presto informale. Non voleva fare cose senza senso, restava fedele alle forme, ma al loro interno creava la sua pittura”. Con il pennello raccontava il suo pensiero, “la parte più intima di sé”. Rifuggiva le mode e le influenze, non cercava il favore del pubblico, non rincorreva la perfezione estetica, spalancava le porte ad una dimensione intima, la sua, lontana dalla superficialità. “Sono felice – chiude Canidio – che queste opere oggi siano in Duomo”.

 

'Un miracolo per Crema'

“Grazie dottore per tutto ciò che ha fatto”. La voce di Cesare è emozionata. “E' bello vedere questi quadri in un posto così intimo. Mio fratello era un artista, ma come li dipingeva, se non era convinto, i quadri li sfasciava. É un miracolo che sia riuscito a preservarli. Sono contento di averlo fatto”. Ringraziamenti sono giunti anche dalla curia: “Ho iniziato a conoscere Ugo durante un inventario delle opere e ne ho scoperto lo spessore: grazie – chiude don Pagliari - per questo dono davvero prezioso”. Sarà un modo per raccontare Ugo alla città di Crema. Anzi, sarà lui stesso a mettersi a nudo attraverso le sue opere. È il miracolo dell'arte.

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