14-06-2019 ore 17:25 | Cultura - Incontri
di Andrea Aiolfi

I Manifesti. Umberto Galimberti fa il pieno al sant'Agostino di Crema: la parola ai giovani

“I giovani stanno male. Stanno male e neanche loro sanno il perché” un esordio estremamente diretto quello di Umberto Galimberti, primo ospite della rassegna i Manifesti di Crema. Ieri sera nei chiostri del centro culturale sant’Agostino, dialogando con Giovanni Bassi, il filosofo ha presentato il suo ultimo libro, uscito per Feltrinelli nel 2018: La parola ai giovani - Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, una raccolta di 70 lettere di argomento vario scritte da giovani tra i 15 e i 30 anni.

 

Nichilismo passivo e attivo

Nietzsche definiva così il nichilismo: “Nichilismo: manca il fine, manca la risposta al ‘perché?’. Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore” e la concezione da lui ideata è stata la più diffusa fino a oggi. Galimberti fa un’aggiunta a questa spiegazione, con la distinzione tra attivo e passivo. La differenza, sebbene l’atmosfera di fondo sia quella del non riuscire a trovare uno scopo o un perché, è quella di “attivarsi” per non lasciarsi sopraffare e non abbandonare sogni e aspirazioni, inevitabilmente proiettati al futuro.

 

Il ruolo della scuola

Questa situazione culturale ha molte cause, una su tutte viene esplicitata dal relatore: la scuola. La smania degli istituti di voler essere “al passo coi tempi”, si traduce spesso in una perdita di contenuto delle lezioni, di un utilizzo smodato e non necessario delle tecnologie, a discapito della capacità di scrittura e di lettura, un altro dei problemi enormi presenti in questa macro-generazione di giovani. Gli insegnanti, in particolare quelli della scuola media, vengono accusati di essere demotivati e di non avere a cuore l’educazione degli alunni ma solo la trasmissione passiva di nozioni, così che inevitabilmente si perda qualsiasi interesse e volontà di espressione nei confronti delle materie trattate.

 

Il mondo del lavoro

Nelle testimonianze dei giovani lavoratori presenti nel libro, Galimberti ritrova un forte sentimento di alienazione. Lavori ripetitivi e standard, totalmente privi di una qualsiasi possibilità espressiva, così come nella scuola, creano nella “vittima” di questa situazione, il nichilismo visto in partenza. Problematiche ampie come il lavoro nero, sottopagato non migliorano certo la situazione. I giovani hanno un rapporto differente con il lavoro rispetto ai loro padri perché differente era il contesto. Famiglia e società avevano le stesse richieste, impegno e sacrifico, oggi la famiglia ancora ha queste necessità ma la società spinge a divertimento e consumo, così da essere inconciliabili e creare disorientamento e poca attrattività nei confronti del sistema del mondo lavorativo.

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