14-02-2024 ore 20:20 | Cultura - Incontri
di Patrizia de Capua

Giovanni Righini, matematico umanista, illustra l’Intelligenza artificiale al Caffè filosofico

L’avevano intuìto, quelli che si sono sobbarcati qualche chilometro di strada nelle nebbie di febbraio, che quella sera c’era profumo di buon Caffè (filosofico) al Gallery. Ne valeva la pena, perché l’incontro si è rivelato fra i più scoppiettanti di passione ed entusiasmo intellettuale.

 

Intelligenza Assistita

No, non era il carnevale, ma la “filosof I.A.” ad andare in scena, guidata da quel genio del professor Giovanni Righini. Genio, sì, perché capace d’un sol botto di mettere d’accordo le due anime che da sempre abitano il Caffè filosofico: l’anima scientifica e l’umanistica. Righini è un matematico umanista. Si capisce fin dalle prime parole: il logo sopra citato – che introduce un argomento di cui, spiega il presidente Marco Ermentini, sentiremo parlare fino a giugno – non va letto come Intelligenza Artificiale, ma piuttosto come Intelligenza Assistita. Così l’ovvio, il noto, viene ribaltato, e l’essere umano si riappropria del ruolo di soggetto intelligente, capace di inventare sussidi tecnologici che svolgono il lavoro ripetitivo, mentre l’I.A. viene ridimensionata a strumento utile, benché non creativo. Il professore parla spedito, per non sprecare tempo, e illustra con esempi modelli matematici e concetti di informatica. Si comprende che il repertorio di casi a sua disposizione è pressoché illimitato, e che per lui quegli esempi esercitano la stessa funzione attribuita loro da San Tommaso: “rendere più comprensibili i concetti universali che l’alunno già possiede in potenza”. È bello sentirsi ancora alunno, e avvertire che il prof ti dà fiducia. Non puoi non capire, se lui ti spiega “che cos’è” la scienza delle decisioni, o l’insieme di variabili decisionali (“ma sì, ricordate? È ciò che chiamavamo incognite”), o ancora la ricerca operativa e l’ottimizzazione matematica.

 

L’intelligenza naturale alla riscossa

Lo stesso titolo della serata, Scienza delle decisioni, l’intelligenza naturale alla riscossa, suggeriva un capovolgimento del motto apposto sotto al logo del Caffè: intelligenza artificiale e stupidità naturale. Non è il caso di farsi prendere dal panico di fronte a strumenti come l’I.A., poiché essa sa formulare i problemi in un linguaggio privo di ambiguità e universalmente comprensibile, come quello della matematica. Ma non sa assumere decisioni, ad esempio in ambito medico o giuridico, dove solo l’essere umano è in grado di muoversi conservando coscienza di sé come decisore e di giudicare con senso critico. Non dobbiamo temere di perdere il lavoro per causa sua e di venire sostituiti, poiché verranno sostituiti solo i lavori che non richiedono senso critico.

 

Modelli matematici e scienze umane

E qui si apre una strada che conduce ad incontrare le scienze umane. Innanzitutto, di fronte a un problema, prima ancora di cercare una soluzione, è opportuno tornare indietro, e provare a definire chiaramente i termini del problema stesso. Non è forse questo un metodo del counseling filosofico? Quando uno studente si rivolge al consulente filosofico, quest’ultimo lo invita a chiarire meglio in che cosa consista la situazione di disagio che avverte. E lo fa attraverso letture dei classici selezionate in funzione dell’argomento in questione. Ogni soluzione vale a rimettere in discussione le scelte fatte, verificandone l’operatività. Un aggancio con la pedagogia si avverte nell’uso dell’I.A. agli esami di Giurisprudenza. Anziché impedirne la consultazione (ogni insegnante sa bene che uno studente troverà sempre il modo per copiare), gli esaminatori hanno optato per consentirla, chiedendo agli esaminandi di mettere in discussione la trattazione fatta dall’I.A. A volte al Liceo, durante verifiche scritte, gli alunni si imbattono in insegnanti che li incoraggiano a consultare pure liberamente il manuale. Facile distinguere chi si limita al “copia e incolla” selvaggio da chi ha digerito il pensiero di un autore, magari offrendone una propria interpretazione attendibile. L’istruzione programmata fa capolino quando il professor Righini si sofferma sui problemi complessi, rispetto a cui non devi fare altro che scomporli in tanti problemi semplici. Qui l’esempio è come calcolare due alla sedicesima. Fate voi.

 

Carbonio e silicio

Sbaglia chi afferma che “non c’è niente che si possa fare col carbonio (cervello) che non si possa fare col silicio (PC)”. È un riduzionismo che trascura la capacità umana di inventare, scegliere, utilizzare il pensiero divergente, avvertire sfumature, selezionare un’espressione apparentemente sinonimica in luogo di un’altra, meno appropriata nel contesto. Se vogliamo andare in Cina, l’I.A. potrà indicarci il percorso più breve, meno accidentato, i mezzi di trasporto più veloci o più comodi, ma non penserà mai di suggerirci di “buscar el Levante por el Poniente”.

 

Umanesimo è capacità di comunicare

In che senso un “matematico umanista”? Un professore che ha a cuore i propri studenti e che, dialogando con i numeri suoi amici, trasmette passione per la matematica, sciogliendone la complessità e svelandone la bellezza. Mario Attilio Levi, docente di Storia romana, mezzo secolo fa buttò lì una definizione di umanesimo destinata a restarmi scolpita nel cuore e nella mente: umanesimo, disse, è capacità di comunicare. Conosco pochissimi matematici umanisti. Certamente Giovanni Righini è uno di questi.

4887