Le opere di Caravaggio, di Francisco Goya, di Paolo Uccello parlano di scienza. E la raccontano in modo semplice con la potenza di un'immagine capace di scaldare i cuori e sciogliere gelidi termini scientifici. In fondo, arte e scienza non sono due microcosmi distanti ed isolati, ma interconnessi. “Due linguaggi che da tempo si intersecano per donare chiarezza” e rendere la scienza democratica ed accessibile. Così, il giornalista Walter Bruno ha introdotto l'incontro con l'immunologo Alberto Mantovani, già direttore scientifico dell'istituto clinico di Humanitas e attuale presidente della Fondazione Humanitas per la ricerca. Nel corso dell'ultima giornata del festival I mondi di carta, il divulgatore scientifico ha presentato il libro, scritto a quattro mani con Claudio Longhi, direttore del Piccolo teatro di Milano, dal titolo Breve storia letteraria ed artistica della medicina. A partire dalle immagini, Mantovani ha sottolineato l'importanza dell'orchestra immunologica, dell'uso delle armi immunologiche contro il cancro, scoperta che ha consentito lo sviluppo del vaccino anti Covid in tempi record.
La regola delle tre R
“Il sonno della ragione genera mostri” di Francisco Goya ha riportato alla mente di Mantovani la tesi secondo cui “il vaccino contro il morbillo causerebbe disturbi dello spettro autistico. Quando sosteniamo tesi, dobbiamo in primo luogo sincerarci che siano sostenute da dati certi e non da opinioni confutabili, dobbiamo valutare l'impatto che le nostre affermazioni avranno sulla collettività”. La pandemia ha nobilitato il ruolo della comunicazione scientifica, come autorevole mezzo per radicare una consapevolezza diffusa. “In epoca pandemica con Mantovani – ha spiegato Bruno – avevamo deciso di veicolare informazioni nel rispetto della regola delle tre R: rispetto dei dati, rispetto delle competenze, responsabilità sociale nel fare ricerca, nei riguardi dei malati, dei sostenitori e della collettività”. Secondo Mantovani: “siamo responsabili di ciò che diciamo, ma anche di quello che gli altri capiscono. Viviamo in un contesto di radicato analfabetismo scientifico. Rendere la scienza accessibile, ovvero comprensibile a tutti, ha a che fare con la democrazia: è per questo che parlo con i giovani, con gli anziani, con i bambini: perché nel mio piccolo voglio vaccinare contro il non sapere”.
Il ruolo della comunicazione
La conoscenza va custodita. “In una situazione di crisi come quella che abbiamo vissuto, la differenza l'ha fatta l'autorevolezza del pensiero. Io non credo che il pensiero di uno valga quello dell'altro: in fatto di scienza l'autorevolezza si conquista sul campo, con dati certi” interviene Bruno. "È, però, importante anche aver chiaro il target di pubblico cui il messaggio di cui ci facciamo portatori è rivolto. Un bravo comunicatore scientifico non parla agli altri pensando a se stesso. Parla agli altri avendo ben chiari i contenuti ed i destinatari, dovendo fare i conti con due fattori imprescindibili: il tempo e lo scarso livello di attenzione e di approfondimento del pubblico. In questo panorama il bravo comunicatore deve essere chirurgico: incidere, eliminare il superfluo, selezionare gli elementi chiave di un messaggio, per fare in modo che possa gettare semi di consapevolezza. Comunichiamo per lasciare un segno, in un mondo in cui l'informazione corre senza sosta. Un aiuto ci viene dato dagli artifici retorici: metafore o similitudini”. Annullano distanze, abbattono muri, garantiscono prossimità a temi, solo in apparenza, elitari.
Prevenire è necessario
Anche la ricerca deve farsi prossima. “Si fa ricerca – riprende Mantovani - quando viene meno la paura. Perché la verità è semplice: siamo ignoranti e dobbiamo conoscere, dobbiamo investire sulla ricerca. Sappiamo che una delle principali caratteristiche del nostro sistema immunitario è la memoria immunologica”. Sul nuovo vaccino approvato contro il virus sinciziale “ non conosciamo la durata di questa memoria: la ricerca serve a dare le risposte che ci mancano”. Uno sguardo anche al principale virus stagionale: l'influenza, per cui è di recente partita la campagna vaccinale dedicata: “vaccinarsi non è solo una scelta di prevenzione individuale. Ciascuno di noi, essere unico ed irripetibile dal punto di vista immunologico, è anche parte di una comunità: quando scegliamo di vaccinarci, allacciamo la cintura di sicurezza non solo per noi stessi, ma anche per tutti coloro che non possono sottoporsi alla vaccinazione”. Il vaccino è un'importante scelta di prevenzione. Ma la prevenzione ha molto a che vedere con la nostra vita quotidiana e le scelte di ogni giorno. “Si riassume nella regola 0530: zero fumo. Il 50 per cento dei tumori si può prevenire. Se non fumassimo, il cancro ai polmoni sarebbe una forma rarissima di malattia oncologica. É bene anche ricordare che la nicotina è la sostanza più veloce ad indurre dipendenza. La stessa raccomandazione allo zero vale anche per il fumo da marijuana o per le sigarette elettroniche, tanto amate dai giovanissimi. Cinque è un numero simbolico che incentiva al consumo di frutta e verdura fresca, associato ad una più elevata protezione dalle patologie cardiovascolari e dal cancro. Infine, 30, sono i minuti di esercizio fisico raccomandati al giorno per tenere lontani i tumori e prendersi cura del cuore al meglio. Uno strumento utile? Quello della bilancia: date un occhio alla dieta, perché l'obesità strizza l'occhio ai tumori ed è preoccupante sapere che siamo il secondo paese in Europa per bambini obesi o in sovrappeso”.