13-06-2026 ore 18:49 | Cultura - Proiezioni
di Paolo Emilio Solzi

Alieni grigi e uomini in nero in Disclosure Day. Atterra nei cinema il nuovo film di Spielberg

Fin dagli inizi della sua carriera, Steven Spielberg è appassionato di ufo e alieni. Nel 1977 girò Incontri ravvicinati del terzo tipo, una delle sue opere più memorabili. Nel 1982 ebbe successo con ET, l’extraterrestre (iconico, ma più adatto ai bambini che ad un pubblico adulto). Nel 2005 realizzò un remake – piuttosto bruttino – di La guerra dei mondi. In altre pellicole di fantascienza, come Intelligenza Artificiale, Minority Report e Ready Player One, gli extraterrestri erano assenti o apparivano di sfuggita. Disclosure Day, appena “atterrato” nei cinema italiani, segna il ritorno di Spielberg al genere che lo ha reso famoso cinquant’anni fa.

 

I want to believe

Da qualche tempo si vociferava che il regista avrebbe diretto un film basato sulle teorie ufologiche che andavano di moda negli anni Novanta, soprattutto grazie ad X-files. Secondo tali leggende, il governo degli Stati Uniti avrebbe recuperato dei dischi volanti precipitati nei deserti nordamericani (i cosiddetti casi di “ufo-crash”) e li avrebbe studiati per sviluppare tecnologie avanzatissime. Nell’Area 51 e in altre basi militari, sarebbero nascosti anche i corpi degli extraterrestri deceduti in tali incidenti. Per alcuni, esisterebbero addirittura degli alieni sopravvissuti, tenuti prigionieri in qualche laboratorio. Viene da chiedersi perché delle forme di vita così evolute da compiere viaggi intergalattici si sfracellino miseramente sul suolo terrestre. E per giunta sempre vicino alle fattorie statunitensi: non si hanno notizie di ufo-crash nel giardino della proverbiale casalinga di Voghera. Inoltre, quando spuntano fotografie o filmati di autopsie di extraterrestri, questi hanno un’anatomia pressoché identica alla nostra. Sono decisamente “umani, troppo umani”.

 

Alieni grigi

Spielberg conosce bene questo immaginario, lo ha rappresentato nelle sue opere fin dagli esordi. L’aspetto di ET e degli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo è simile a quello dei classici Grigi: umanoidi bassi con la pelle grigiastra, il corpo scheletrico, un testone che denota un cervello ipersviluppato, mani con quattro dita lunghe e ossute, occhioni neri a mandorla. Si ritiene che i Grigi comunichino con la telepatia e provengano dal sistema stellare binario Zeta Reticuli. In quasi tutti i film di Spielberg gli extraterrestri sono amichevoli, non vogliono invaderci ma conoscerci, e per comunicare con noi usano la musica o la matematica. Scordatevi gli abductions, i presunti episodi di rapimenti alieni, come quelli dei coniugi Hill o del taglialegna Travis Walton. Nel finale di Incontri ravvicinati del terzo tipo, alcuni umani vengono scelti dai Grigi e salgono volontariamente sull’astronave, guardati quasi con invidia dagli altri.

 

Uomini in nero

Spielberg crede non solo che gli extraterrestri esistano, ma che siano già entrati in contatto con l’umanità. L’idea per la storia di Disclosure Day gli è venuta leggendo un articolo di giornale sugli “incontri” fra aerei militari statunitensi e oggetti volanti non identificati. I protagonisti sono interpretati da Emily Blunt e Colin Firth, capo di un’organizzazione che ricorda un altro mito degli anni Novanta: i Men in Black. Questi ultimi – forse robot, forse alieni che vivono sulla Terra in incognito, forse agenti segreti – insabbiano la verità sugli avvistamenti di ufo e intimidiscono i testimoni. Tra gli altri personaggi spicca un ex addetto alla sicurezza informatica del governo americano che, come Edward Snowden, ruba delle informazioni riservate per divulgarle. Un’ex suora si pone le grandi domande esistenziali del film: “La rivelazione extraterrestre è compatibile con quanto scritto nella Bibbia? Se l’umanità scoprisse che non siamo soli nell’universo, crederebbe ancora in Dio?” La risposta di un’altra suora è la stessa che avevamo già sentito in Contact di Robert Zemeckis: “Se Dio avesse creato solo noi in tutto l’universo, sarebbe un enorme spreco di spazio”.

 

Musiche e citazioni

John Williams, che collabora con Spielberg dal 1974, è ancora in gran forma musicale, malgrado i suoi 94 anni. Stavolta la sua colonna sonora è alquanto diversa dal suo stile tradizionale. Le scene d’inseguimento di Disclosure Day sono degne di Mission: Impossibile, e quella del passaggio a livello sembra copiata da Arma Letale 4. Ma probabilmente si tratta di un riferimento all’incidente ferroviario nel film Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille. Spielberg l’aveva visto da bambino e ne era rimasto così colpito da ricrearlo con un trenino giocattolo per riprenderlo amatorialmente (l’episodio è ricostruito in The Fabelmans).

 

Più Villeneuve, meno Emmerich

Sembrava ovvio che Disclosure Day sarebbe stato, in tutto e per tutto, nostalgico degli anni Novanta. Il font usato nei trailer e sulle locandine era quasi identico a quello di Independence Day, pellicola del 1996 ispirata alle medesime teorie ufologiche, e con un titolo molto simile. Il film tuttavia si sposta subito su altre strade rispetto a quelle che ci aspettavamo. Perfino il font dei titoli di testa è diverso. Disclosure Day non è incentrato sugli alieni, che appaiono poco, ma sugli umani, sui loro traumi individuali e sulla situazione mondiale (sta per scoppiare una guerra planetaria). Non è una tecnica nuova per Spielberg. Già negli anni Settanta, il regista decise di mostrare pochissimo lo squalo per renderlo più spaventoso, facendolo percepire agli spettatori quasi come una presenza sovrannaturale. Gli appassionati di X-files, che avrebbero voluto vedere di più gli extraterrestri, devono accontentarsi di un breve cenno ai casi di ufo-crash a Roswell e a Kecksburg. Anche l’omaggio agli iconici Cerchi nel Grano è frettoloso. Disclosure Day non è un film alla Roland Emmerich o alla Michael Bay. È un’opera sull’importanza della comunicazione con l’altro, il diverso che parla una lingua per noi incomprensibile, per raggiungere l’obiettivo della pace sulla Terra e nell’universo. Insomma, una pellicola più simile ad Arrival che ad Independence Day (anche se Denis Villeneuve aveva trattato il tema in maniera più efficace). Qualcuno ritiene che gli alieni “sfruttati e maltrattati” dal governo americano siano una metafora dei migranti nell’America trumpiana. E a questo punto, dato che Spielberg è profetico (nel 2001 aveva previsto che l’intelligenza artificiale sarebbe diventata un surrogato nelle relazioni fra esseri umani), potremmo lasciarci con un dilemma per il futuro: accoglienza dei Grigi sulla Terra o remigrazione su Zeta Reticuli?