13-05-2026 ore 12:24 | Cultura - Incontri
di Gloria Giavaldi

Matteo Lancini: 'i giovani cercano relazioni autentiche, oggi faticano a stare in coppia'

Matteo Lancini non usa mezzi termini: la responsabilità del disagio giovanile è, a suo parere, da ricercare in capo agli adulti, che non hanno saputo in questi anni essere riferimenti educativi credibili. “Non sanno e non vogliono ascoltare: pensano troppo a loro stessi. In un'epoca post narcisistica questo è il risultato: giovani cui è stato insegnato che le emozioni, soprattutto quelle negative, vanno taciute”. Fino ad esplodere: è il caso della rabbia, sottesa ad agiti di violenza, della tristezza, della paura.

 

In cerca di una relazione autentica

Ospite del festival Ora, Lancini, lo psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano, ha risposto con ironia e verità alle domande della giornalista Martina Carioni. Dall'uso degli smartphone, alla critica al sistema scolastico italiano, fino ad una nuova idea di prevenzione, “in una società dissociata, che ogni giorno spettacolarizza le emozioni senza capirle veramente. Diamo la colpa agli smartphone e ai giovani, “sempre attaccati al cellulare, non rendendoci conto che ormai non esiste più la dicotomia virtuale e reale: ormai la realtà è onlife. La dipendenza da internet non esiste, perché tutti, noi adulti in primis, ne siamo assorbiti. Allora, forse, sarebbe meglio rendersi conto che non è colpa di internet, dell'assenza di limiti e di paletti, dei giovani, ma di adulti che non sanno più stare in relazione autentica con i loro figli, con i loro studenti”. La scuola non vede persone, “alimenta competizione. E la competizione alimenta ansia, che ormai non è più fisiologica. È generalizzata, ossia angoscia”.

 

Chi sei tu?

Adolescenti che non trovano un positivo spazio di ascolto, finiscono per attaccare il proprio corpo. La mancanza di un confronto vero “ha portato anche le giovani generazioni a fare fatica a stare in coppia, a perdere l'intimità”. L'ancora di salvezza resta comunque la relazione: “la vera prevenzione è la legittimazione delle emozioni. Dobbiamo avere il coraggio ed il desiderio di incontrare i giovani, di ascoltarli, sospendendo il giudizio. Dobbiamo partire da una sola domanda: chi sei tu? E ascoltare la risposta in silenzio”. È li, dentro un rapporto autentico, che “si accendono speranze. Non definiamoli, lasciamo che siano. Le etichette non servono più. Siamo di fronte ad una rivoluzione delle relazioni, ma la costruzione di una cultura condivisa parte e si esaurisce nell'incontro dell'altro”.

 

La scuola deve ripartire dai ragazzi

“Oggi siamo fragili, tutti: ci sentiamo soli in mezzo agli altri”. Anche l'istituzione scolastica è in piena crisi: “non è pensata per gli studenti. È fatta per presidi e docenti. Se questo sistema vuole sopravvivere deve ripartire dai ragazzi: non dalla competizione, ma dalla condivisione”. Le menti dei ragazzi non sono vasi da riempire di nozioni, ma spazi di condivisione: “la vera formazione oggi avviene nel vuoto del futuro, va condivisa”. Ossia costruita insieme.