12-12-2025 ore 10:24 | Cultura - Incontri
di Piero Carelli

Centro Galmozzi, il nuovo libro dedicato a Marmiroli, un Socrate del nostro tempo

Non cedere alla tentazione di chi ti vuole far credere che noi siamo impotenti (“strumenti inerti e passivi”) di fronte alla storia. È falso: è contro la nostra stessa dignità di uomini pensanti. Sei tu che puoi "guidare gli eventi”. Sei tu che, invece che lasciarti vivere, puoi vivere, e lasciare la tua impronta nella storia. La “tua” impronta. Il sistema, è vero, punta a standardizzarti, a diventare come i più. La stessa scuola che ti impone di seguire programmi uguali per tutti. Lo stesso ambito lavorativo che spegne la tua creatività. Lo stesso mercato che fa di te un consumatore seriale. Non c’è bisogno che ti tormenti alla ricerca di una vita da inventare. Sii te stesso, e basta. Guarda dentro te stesso e tira fuori tutte le tue potenzialità, i tuoi talenti, la tua sensibilità, la tua “unicità”, la “tua vocazione”: solo così potrai lasciare una impronta personalissima. Un’impresa difficile? Di sicuro, perché vuol dire andare controcorrente, sfidare il pensiero dominante, sfidare lo stesso “presupposto di conferma” che ti porta a selezionare le informazioni che confermano le tue granitiche convinzioni. Un’impresa difficile, ma se vuoi, puoi affrontarla.

 

Educare

Eserciti il mestiere più bello del mondo, quello di formare le nuove generazioni? Bene: puoi lasciare un bene capace di moltiplicarsi, accendere nei giovani la passione per la vita (per ogni vita), la stessa passione per la politica nella sua accezione più nobile. Ma sappi che potrai farlo solo a condizione che tu anteponga sempre i tuoi studenti ai programmi (“chi di noi ha più il coraggio di costringere gli studenti a ripetere più o meno a memoria i contenuti che non hanno alcun riferimento con la vita solo perché noi abbiamo superato gli esami per quella roba lì?”), anche a costo di combattere le regole che soffocano “ogni galoppata sui sentieri avventurosi che si aprono allo spirito di un giovane”: solo così potrai seminare e predisporre il terreno perché i giovani a loro volta sappiano lasciare la loro peculiare impronta nel mondo.

 

Socrate del nostro tempo

È questo, a mio avviso, il messaggio più potente che emerge dal libro, fresco di stampa, pubblicato dal Centro ricerca Alfredo Galmozzi a cura di Paola Confortini, Romano Dasti e Luca Donarini: Margherita Marmiroli educatrice, una ricostruzione, anche sulla base di fonti inedite, del suo profilo umano e professionale, ben al di là del “caso Marmiroli”.Una figura carismatica, Margherita Marmiroli. Un Socrate del nostro tempo che ti interroga, ti mette in crisi, mette in discussione il tuo perbenismo, le tue ipocrisie, i tuoi meschini compromessi con la tua coscienza, il tuo cristianesimo accomodante. Una donna non solo dall’intelligenza fuori del comune (si è laureata in lettere classiche a 21 anni), ma anche dalla sensibilità di gran lunga superiore alla media degli umani. Era la sua ricchezza interiore che affascinava e nello stesso tempo scuoteva. Il suo raccogliersi in silenzio ad ascoltare la voce dell’anima. La sua insofferenza nei confronti delle convenzioni che imbrigliano la creatività. Una missione, la sua vita. Una vocazione da seguire fino in fondo, anche a costo di tanta sofferenza.

 

La vita

Una parabola esistenziale breve (è morta tragicamente a soli 45 anni), la sua, ma intensa. Con le sue estasi, i suoi tormenti, la sua gratuita dedizione ai più fragili. Margherita Marmiroli non si è accontentata di vivere, ma ha avvertito “l’urgenza di cambiare la realtà”. E non è un caso che abbia lasciato un segno ovunque nel suo peregrinare. Anche a Crema dove è diventata, suo malgrado, l’icona della contestazione. Già, suo malgrado. Era spiritualmente anarchica: non amava le bandiere ideologiche, non amava la logica dei partiti, di tutti i partiti, anche di quelli che la corteggiavano strumentalmente.

 

Una voce attuale

Un messaggio, il suo, destinato a cadere nel vuoto in una stagione storica completamente mutata o proprio per questo ancora più attuale? Non è ancora più forte il senso di impotenza che nutriamo di fronte alle nuove tragedie del nostro tempo? E non dobbiamo lottare contro noi stessi se vogliamo invertire la rotta e lasciare anche noi un’impronta nella storia? Non dobbiamo lottare contro la vulgata dominante secondo cui le guerre sono inevitabili e, di conseguenza ci serve riarmarci per difenderci da possibili aggressioni? Ribellarci allo status quo si può: si deve. Non rassegnarci al there is no alternative si può: si deve.

 

Il Cristo del Torazzo

Il Cristo del Torrazzo? Margherita Marmiroli l’ha scritto per te. Per me. Per noi. Per tutti i benpensanti. Per tutta la gente perbene. Per tutti gli ex sessantottini che hanno fatto la scalata sociale. Per te che frequenti sempre e solo i tuoi circoli esclusivi. Che scansi sistematicamente i pezzenti che invocano il tuo aiuto. Che assisti sempre agli stessi talk show condotti da giornalisti spudoratamente faziosi. Per te che ti tieni lontano dalla politica perché non intendi sporcarti le mani, che credi che i giochi li fanno solo i potenti della Terra e tu non puoi farci niente, anche se il pianeta corre drammaticamente veloce verso l’Apocalisse, anche se le guerre continuano a falcidiare centinaia di migliaia di innocenti. Rileggilo, Il Cristo del Torrazzo. Magari ti scuoterà dal torpore, dalla tua rassicurante routine quotidiana. Magari avrà su di te lo stesso effetto subito da Alcibiade da parte di Socrate: l’effetto di una scarica elettrica come quello provocato dalla torpedine marina.

 

Fuori dalla trappola dorata

Una scossa: non è di questo che hai bisogno? Una presa di coscienza. Un’iniezione di fiducia, di voglia di uscire da quella trappola dorata che ti mette in connessione con tutto e ti isola da tutti. La scoperta che la politica è “sortire insieme” (come diceva don Milani di cui Margherita Marmiroli era ammiratrice). La scoperta che la disubbidienza può essere una virtù. Il treno della storia non corre da solo: sei tu che lo guidi. Anche tu.