Sabato 11 ottobre la penultima giornata del festival cultural gastronomico I Mondi di Carta, giunto quest'anno alla sua tredicesima edizione, ha visto la presenza a Crema, nella splendida location del complesso del S. Agostino, di due importanti esponenti del giornalismo. La sala da Cemmo, gremita di persone, ha accolto con scroscianti applausi prima Maurizio Belpietro e a seguire Massimo Giletti, due voci diverse per carattere, esperienze vissute ed orientamento politico, ma entrambe argute e capaci di intavolare e suscitare dibattiti interessanti e significativi sulle questioni d'attualità, a partire dai cambiamenti geopolitici, dai fatti di cronaca e dall'economia.
La simpatica antipatia di Belpietro
Con questo ossimoro Walter Bruno, stimato giornalista cremasco, ha introdotto il primo ospite, elegantissimo nel suo completo spezzato e camicia candida, entrando subito nel vivo del dibattito con una richiesta di riflessione su Trump e sull'accesa questione dei dazi. “Ogni giorno si inventa qualcosa, anche contraddittoria, ma fa sempre notizia. Sta scompaginando le carte in tavola. Il suo obiettivo è guardare a casa sua, prima gli americani", ha risposto senza indugi il direttore del quotidiano La Verità e del rotocalco Panorama. "Guardiamo alla sostanza: l'economia americana va bene, quindi Trump sta raggiungendo il suo obiettivo”. In merito ai dazi, il giornalista ha sottolineato che i prodotti italiani di alta fascia non soffrono e non ne risentono, mentre altre fasce hanno più concorrenza e ha concluso con un flemmatico: “Vediamo cosa succederà”.
La guerra dei droni
A fronte della preoccupante situazione internazionale, il tema della guerra è stato protagonista. Belpietro ha espresso le sue idee con chiarezza: “Siamo ad un punto di stallo, né i russi, né gli ucraini avanzano, ormai è una guerra di resistenza. La differenza la stanno facendo i droni, non più gli armamenti. Il controllo dei cieli non avviene più con l'aeronautica, ma con i droni. Questa è la nuova strategia militare, la guerra perciò potrebbe proseguire all'infinito”. Per una possibile risoluzione del conflitto, l'opinionista afferma di confidare “nella follia di Trump”: “Lui ha fatto una mossa folle, alzando a dismisura i dazi all'India. Una scelta che danneggia le relazioni tra Usa e India, ma che impedisce a questo paese di continuare a raffinare il petrolio russo. Questo potrebbe costringere Putin a ragionare”. Si è dibattuto anche sulla polarizzazione delle tifoserie in Italia, sulla necessità o meno di uno stato palestinese e se ci sia un reale pericolo di coinvolgimento nel conflitto per l'Europa.
La tenuta del governo
Interrogato sull'operato della premier Meloni, Belpietro, dopo la battuta “frequento poco i politici, perché non mi fido di loro”, ne ha dato una lettura positiva: “Io non vedo alternativa reale a questo governo. Penso che arriverà alla fine della legislatura e sarà un evento storico, mai accaduto dal 1948 ad oggi”. Il giornalista bresciano ha poi tessuto le lodi della presidente del Consiglio dei ministri: ”Giorgia Meloni l'ho frequentata prima che venisse eletta, è una secchiona e non si fa piegare. Ha carattere ed è riuscita a risollevare l'Italia, a dialogare con Germania e Gran Bretagna, con fatica con la Francia e con successo con gli Stati Uniti. Parla bene quattro lingue e dialoga senza intermediari. Ha restituito autorevolezza al nostro paese. Siamo riconosciuti come un modello e con un leader donna”. Il direttore ha concluso ricordando che l'arrivo di un governo sovranista era visto con sospetto e che invece, nonostante la crisi e le guerre, “il debito pubblico è sotto controllo”.
La stampa insegue?
“Non ho mai trovato un politico che ami i giornalisti”, ha affermato Belpietro tra ironia e provocazione: "Il giornalista non fa domande per lisciare il pelo e quelle scomode non sono amate. I giornalisti devono fare le inchieste e se ne fanno sempre di meno. Forse oggi i politici trovano terreno fertile sui social”. Pienamente concorde con la necessità che i giornalisti tornino ad indagare, anche a costo di esporsi, si è dichiarato apertamente anche Massimo Giletti, noto al grande pubblico nelle vesti di conduttore televisivo e radiofonico. Presentato da Antonio Bozzo come parte della “nidiata di Minoli”, il giornalista, che vive sotto scorta proprio per le sua attività di denuncia degli illeciti, soprattutto mafiosi, ha iniziato a raccontare di sé: “Gianni Minoli è stato il mio maestro e io sono stato folgorato dal suo modo di fare televisione con Mixer. Prima lavoravo nel biellese, nella ditta tessile di famiglia”. Giletti ha ripercorso una carriera, non sempre facile, perché lui “voleva fare inchieste, non varietà”, aggiungendo di non aver mai fatto del vittimismo: “Sono stato tradito perché non mi sono piegato”.
Le battaglie giornalistiche
Con il suo stile inconfondibile, dinamico e casual, l'ospite ha dialogato con il pubblico, senza timore di usare parole dirette e forti e toccare argomenti scomodi: le trattative Stato-mafia, gli esponenti di vertice di camorra e 'ndrangheta, l'immobilismo della politica italiana. “Ormai i giornalisti vanno a sostituire i politici in Tv, ma non hanno più credibilità ed onestà intellettuale. Io non sono mai salito su nessun palco ideologico”. Giletti ha condiviso simpatici aneddoti personali sulla relazione con Antonella Clerici, “una donna vera solare, che non sapeva cucinare”, su Silvio Berlusconi “grande imprenditore”, sulle trasmissioni condotte per la Rai, che “dovrebbe avere il coraggio di fare programmi al di fuori delle logiche dell'auditel” e per La7, “anti Meloni tutto il giorno, ma l'unica a fare servizio pubblico”.
Un omaggio a Crema
Infine, prima di mostrarsi disponibile ai molti selfie richiesti, soprattutto dalle signore presenti in sala, il giornalista ha ricordato i numerosi processi tuttora in corso ai suoi danni: “Se fai le battaglie, le devi portare fino in fondo e le paghi”. Il popolare volto della televisione italiana ha dichiarato di non voler mollare: nella prossima puntata del suo talk show, Lo stato delle cose, andrà in onda un'inchiesta sulla spiaggia di Mondello, gestita da un'unica società: “La mafia nasce dove non c'è lo Stato. Solo la cultura rende liberi”. Un ultimo pensiero è andato alla città di Crema: “È una cittadina fantastica, qui si sente lo spirito della cosiddetta provincia, dove è bello vivere”.