12-06-2020 ore 10:15 | Cultura - Proiezioni
di Andrea Galvani

Sale cinematografiche, ‘impossibile riaprire. Regole astruse, la situazione è paradossale'

“Viviamo in un momento difficile e complicato e tutti devono esercitare il massimo senso di responsabilità, ma siamo in una situazione paradossale. Il presidente del Consiglio circa un mese fa ha annunciato la riapertura dei cinema, ma in questo periodo non si è creata una condizione che permetta ai cinema di aprire”. Il presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, è intervenuto ieri a RaiNews24, spiegando che il Coronavirus ha avuto un “impatto drammatico nel settore cinematografico”.

 

Riapertura impossibile

Le perdite sono ingenti, ma il danno economico è aggravato dalla mancanza di praticità e concretezza, di regole chiare e comunicate per tempo”. Le disposizioni governative sono invece “così astruse che rendono impossibile riaprire alla grandissima maggioranza delle sale. In Italia sono oltre 4000”. Emblematico il fatto che in base alle norme “si possa portare in sala un gelato confezionato acquistato nel cinema ma non si possa consumare per l’obbligo della mascherina”. Provvedimento in vigore in “18 regioni e mezzo d’Italia. In una regione e mezzo si può non avere la mascherina, perché proprio ieri la Puglia e la provincia di Bolzano, l’Alto Adige, hanno tolto quest’obbligo”.

 

Migliaia di lavoratori coinvolti

Il disagio che il settore cinematografico è costretto ad affrontare è profondo: “7000 lavoratori in cassa integrazione, 20 mila lavoratori dell’indotto che non hanno oggi una certezza”. Nel 2019 il cinema era in forte crescita, in Italia sono stati venduti 100 milioni di biglietti, con risultati migliori rispetto ad altre nazioni d’Europa. Il 2020 sembrava seguire la stessa linea, con riconoscimenti internazionali per attori e registi. Per Rutelli è indispensabile far ripartire i set: “la difficoltà è grande se il governo non recepisce l’accordo che tutte le parti hanno fatto per la sicurezza sui set, ovvero le distanze, i controlli sanitari, tutte le cautele per garantire la salute degli attori, delle maestranze, dei tecnici”.

 

Assicurare le attività creative

La partita si gioca anche sulle assicurazioni. Il presidente di Anica chiede di “controassicurare le attività creative dai rischi del Covid”. In Francia e in Grecia si è trovato un accordo. In Italia il rischio è di obbligare le produzioni a trasferirsi all’estero per avere le garanzie minime per poter lavorare. A livello politico ed economico sarebbe un danno irreparabile “per tutta la filiera, che occupa circa 200 mila persone”. Anche in questo campo il Made in Italy merita tutela: “durante il lockdownd milioni di persone hanno potuto apprezzare prodotti tricolori su computer, televisioni, piattaforme e telefonini”. È un patrimonio che non può essere disperso.

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