12-04-2026 ore 18:24 | Cultura - Musica
di Annamaria Carioni

Aural di Roberto Cacciapaglia: le architetture invisibili dell’ascolto incantano il San Domenico

Musica con la m maiuscola per un maestro con la m maiuscola sabato 11 aprile 2026 al Teatro San Domenico di Crema, che ha ospitato la data zero del tour Aural di Roberto Cacciapaglia, registrando un pressoché tutto esaurito. Un pubblico dei grandi eventi, con fan accorsi persino dall'Inghilterra per ascoltare l'amato musicista, si è raccolto nel teatro cittadino, pronto a vivere un'esperienza musicale a dir poco catartica: al centro del palco un elegante pianoforte a coda nero, maestoso e lucente, in silenziosa attesa delle sapienti mani del pianista e ai lati le postazioni di due eccellenti musicisti: Clarissa Marino, al violoncello classico ed elettrico, e Gianpiero Dionigi,  all'elettronica.

 

E la luce fu
Buio sul palco, buio in sala. L'insolita scelta del maestro di iniziare così il concerto ha esortato a chiudere gli occhi e a lasciarsi attraversare dall'essenza della musica. Non serve guardare, è importante ascoltare e non solo con le orecchie, ma con tutto il corpo: il suono, le vibrazioni, il silenzio. Al centro del palco, il coperchio principale del pianoforte ha restituito il riflesso della chioma canuta del maestro e della musica in direzione della platea: è stato il centro di propagazione della melodia, che ha attraversato il buio e poi la luce, i corpi in ascolto e gli schienali delle poltrone, ha valicato le pareti e permeato di sé ogni dove. Si è realizzata un'opera di creazione, in cui persino le arcate affrescate della volta del teatro hanno potuto cantare, come archi concentrici in grado di propagare il suono in una suggestiva interpretazione luminosa.

 

Un’esperienza olistica
I toni gravi hanno risuonato nella pancia, i trilli nella gola, gli arpeggi nella mente come pensieri leggeri o come ricordi evocati da lontano. Le note si sono materializzate come gocce d'acqua, come stelle lontane di un'altra galassia, come sogni notturni, come onde del mare, che sono cresciute con impeto fino a rovesciarsi sulla rena. La musica ha inondato la sala, come pioggia che prende la voce dell'acquazzone, ha intriso la pelle e i capelli, ha purificato in profondità e poi si è placata. È stata un'esperienza totalizzante, corporea, sensuale e mistica. Il maestro non ha mai introdotto i brani, ha lasciato parlare la sua musica e la sala non ha osato applaudire, ascoltando in religioso silenzio, in attesa di un suo cenno per tributare il giusto riconoscimento alla sua opera. 

 

Architetture musicali
Il San Domenico ha vissuto nello spettacolo, in unione con il compositore, come non mai: ha destato stupore l'arcata sopra il palco, che si è illuminata a giorno, quasi a diventare un abbraccio di luna splendente per accordarsi con il pianista. In questo modo si è espresso ai più alti livelli il concetto di "architettura musicale" di Roberto Cacciapaglia, nella costruzione di spazi sonori immersivi, dove la musica non è solo ascoltata, ma vissuta come un ambiente fisico e geometrico. Il maestro ha modellato il suono attraverso il pianoforte, il violoncello e l'elettronica, creando geometrie in movimento e in espansione, che hanno condotto l'ascoltatore in una dimensione di presenza e consapevolezza.

 

La materia del suono
Il concerto è proseguito ricco di melodie e di significati, fra note lievi come dolci carezze, roteanti come soli accesi, martellanti come perentori richiami o come impercettibili sfumature in dissolvenza. Il maestro ha eseguito una ventina di brani, tra cui Time to be, Wild Side, Oceano, Nuvole di luce, Atlantico e The future, parte di Olympia- Symphonic Cycle in 4 Movements, composto per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Luce e oscurità, musica e silenzio sono divenute intreccio fisico e metaforico: dalla cecità del buio alla luce della conoscenza, dall'oscurità della sfiducia al chiarore della speranza. La quarta parete si è dissolta, più volte raggi di luce hanno illuminato con diversi tagli e intensità la platea, oltre al palco, plasmando uno spazio di esperienza condivisa, sospeso fra passato, presente e futuro.

 

Omaggio a Crema
Nel finale gli spettatori hanno vissuto momenti di profonda condivisione, quando il maestro li ha invitati ad intonare la nota "la" tutti insieme, “come una porta che si apre” in un unicum musicale con la sua esecuzione, e quando ha interpretato No more violence, suonando e cantando un brano, che non eseguiva da vent'anni, ma ancora drammaticamente attuale, dedicandolo alla pace. Infine, dopo scroscianti ed interminabili applausi, Cacciapaglia, commosso e soddisfatto, si è congedato dal pubblico entusiasta, elogiando la città di Crema: “Sono felicissimo di suonare in questa città meravigliosa e di cominciare proprio da qui questo nuovo lavoro”.