11-10-2018 ore 16:06 | Cultura - Arte
di Andrea Galvani

Transmutation, al san Domenico di Crema si apre il primo festival internazionale di Butoh

Tra poche ore inizierà a Crema il festival internazionale di Butoh. Tra venerdì 12 e domenica 14 ottobre, sempre a partire dalle ore 19, la sala Bottesini del teatro san Domenico ospiterà Transmutations. Danza d’avanguardia nata in Giappone nel secondo dopoguerra, “il butoh è prima di tutto una danza di ribellione, ribellione del corpo, ma è stata definita anche la danza dell'anima. Durante la danza l’anima della danzatrice o del danzatore vola e si unisce all’unità primigenia ed opera così delle trasformazioni che coinvolgono anche gli spettatori”. L'ingresso è ad offerta libera.


Tre artisti di livello internazionale

Protagonisti saranno tre artisti internazionali provenienti da Brasile, Germania e Italia. Ognuno di loro presenterà un proprio lavoro in assolo. Willian Lopes presenterà Kagebara: “rappresenta e incarna forme archetipe di esistenza umana in tempi di conflitto, guerra e rivoluzione interna, confrontati con l'inevitabile morte. Quando l'essere sociale muore, quali strati di caos, sogni, ragione e follia danno ali allo spirito libero che danza?”. Ursula Pehlke si esibirà in “ES! una danza negli spazi tra passioni e cattività”, spingendo “a uscire dalla tua vita di tutti i giorni”. La cremasca Maruska Ronchi presenterà Kin no kizu, performance con la quale è stata invitata nella primavera di quest’anno all'Hokkaido Butoh Festival in Giappone. Tradotto in italiano con “ferita aurea è un inno alla vita in tutte le sue forme e con tutte le sue difficoltà e imperfezioni. Celebrazione di quella forza vitale che da una ferita fa nascere qualcosa di ancora più prezioso e forte”.

 

La residenza artistica

Ogni serata prevede due performance: un assolo ed un improvvisazione di gruppo con musica dal vivo. Sono stati coinvolti nel progetto anche quattro musicisti cremaschi di affermato talento e sensibilità: Filippo Guerini, Mauro Pamiro, Giordano Costi, Stefano Carniti. Il festival prevede una giornata di residenza artistica, durante la quale i 7 artisti si incontreranno per la prima volta e si dedicheranno ad un intenso lavoro di sperimentazione e ricerca. Nelle serate di venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 ci sarà la restituzione al pubblico del loro lavoro di creazione. Il festival è completamente indipendente e autoprodotto ed è reso possibile dalla sinergia degli artisti e degli altri volontari dell'Associazione K con l'ospitalità del Teatro san Domenico.