11-10-2017 ore 21:28 | Cultura - Incontri
di Tiziano Guerini

Crema. Ermanno Bencivenga, la filosofia è una favola. Gli Stati Uniti e la cultura italiana

Milanese di nascita, professore di Scienze umane e Filosofia all'Università Irvine della California da oltre 40 anni, Ermanno Bencivenga è autore di oltre cinquanta libri fra cui più recentemente Il bene e il bello (Il Saggiatore 2015), Prendiamola con filosofia (Giunti 2017) e La filosofia in ottantadue favole (Mondadori 2017). In questi giorni è stato ospite del Caffè filosofico di Crema e ha tenuto una lezione nei licei scientifico e classico della città. Gli abbiamo posto alcune domande. Ecco cosa ci ha risposto.

 

Quando e perché ha deciso di scrivere favole filosofiche?

“Ho incominciato nel 1991 perché volevo spiegare ai miei figli di cosa mai si occupasse loro padre; poi sono venuti i figli degli amici e lungo gli anni, da 32 che erano sono arrivate con l'ultima pubblicazione al bel numero di 82 favole".

 

Qual è la loro essenza?

“Si potrebbe pensare a racconti a sfondo morale, ma in realtà non è proprio così. Parlo dell'attaccamento all'esistenza da parte di tutte le cose: non ci sono solo uomini od animali a popolare le favole, ma tutte le cose hanno la loro dignità e il loro senso ad esistere".

 

La sua passione è il Naturalismo, la filosofia del '500 di Tommaso Campanella e Giordano Bruno che si apriva all'universo?

“È così. Certamente non mi fermo solo a questi autori; nel mio percorso filosofico - quello che cerco di trasmettere ai miei allievi americani - ci sono, oltre a loro, personalità diverse come Dante, Machiavelli, Galileo, Leopardi, Pirandello, Italo Calvino. Tutta la grande tradizione culturale italiana, non solo strettamente filosofica”.

 

Qual è la risposta degli allievi americani?

“Bisogna partire dal fatto che negli Stati Uniti i giovani arrivano nelle università del tutto digiuni di filosofia: non sono certamente le materie umanistiche ma quelle scientifiche a caratterizzare la loro formazione scolastica. In generale solo una minoranza, per quanto significativa, arriva alla filosofia per vero interesse. Per appassionarli devo seguire un percorso culturale intellettualmente articolato per giungere all'insegnamento di una filosofia educativa, pedagogica, certamente più attenta alla logica del ragionamento e quindi ai valori del confronto e della discussione, piuttosto che non alle rigidità ideologiche. La cultura italiana, nella sua grande ricchezza storica di idee e di personalità, è invece l'ideale per raggiungere questo risultato”.

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