11-04-2017 ore 19:17 | Cultura - Storia
di Ramona Tagliani

Crema. Sabato del museo, il distico della sagrestia antica e l'uso della dote nel 1400

Sabato 1 aprile, nell’ambito degli incontri del Sabato del museo organizzati dalla redazione di Insula Fulcheria nella sala Cremonesi, l’ex biblioteca conventuale del museo civico di Crema e del Cremasco, due autori, i cui contributi sono stati ospitati nell’ultimo numero della rivista, sono stati invitati a esporre i contenuti dei loro studi.

 

Distico di esametri

Il primo intervento è stato quello di Nicolò Premi, dottorando di ricerca in Filologia romanza presso l’Università di Verona e l’École Pratique des Hautes Études di Parigi, che ha divulgato i contenuti del suo saggio intitolato Un distico di esametri nella sagrestia antica del duomo di Crema. Il giovane studioso ha identificato per la prima volta la fonte di un’iscrizione latina dipinta sulla parete nord della sagrestia antica del duomo emersa a seguito dei recenti restauri. Si tratta in particolare di un monito contro i superbi, una vera e propria maledizione, rivolta probabilmente ai canonici del duomo, tratta dalle Concordantiae morales sacrorum bibliorum, un’opera di paternità minoritica. Premi ha ipotizzato che il responsabile dell’iscrizione sia stato con tutta probabilità un predicatore francescano del primo Quattrocento.

 

La dote nel XV secolo

Il secondo intervento è stato quello della professoressa Daniela Martinotti, docente di lettere dell’I.I.S. Racchetti-Da Vinci di Crema. La relazione dal titolo La pratica della dote a Crema e nel Cremasco nel XV secolo si è concentrata in particolare sulle carte del notaio Matteo Bravio il Vecchio con lo scopo di riportare alla luce, direttamente dai documenti, il comportamento dei cremaschi nel Basso Medioevo in merito alla dote. Dalle ricerche della professoressa è risultato in particolare come Crema fosse nei secoli passati particolarmente attenta alla tutela muliebre, condotta socio-giuridica in controtendenza rispetto alla temperie dell’epoca che vide una drastica riduzione dei diritti ereditari e dotali delle donne.

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