
Nell'ambito della rassegna “Il Maggio dei Libri 2026”, promossa dall’amministrazione comunale di Castelleone, la splendida cornice del riqualificato cortile della biblioteca civica, recentemente ribattezzato come giardino “L’isola Sonante”, sabato 9 maggio ha ospitato un concittadino illustre: Enzo Iacchetti, nato a Castelleone il 31 agosto 1952 e ad esso costantemente legato da vincoli di parentela e profondo affetto. L'occasione è stata la presentazione del suo ultimo libro “25 minuti di felicità (senza mai perdere la malinconia)”, edito da Bompiani, in cui il comico racconta con ironia e sincerità la sua vita, dall'infanzia trascorsa con la famiglia sul Lago Maggiore alla volontà di intraprendere la carriera artistica, dagli esordi al Derby al successo televisivo.
L'incontro
Arrivo in anticipo e lo trovo sereno e sorridente seduto nel portico d'ingresso: mi presento, lo saluto e iniziamo a chiacchierare. “Mi sento più castelleonese che lacustre – rivela con un espressione tenera – Quando Castelleone mi chiama io sono presente”. Enzo è un abile narratore: “Sono nato così – mi dice, accarezzandosi i capelli, quasi a schermirsi dall'emozione di racconti così personali - Non so se è perché i miei zii mi raccontavano quelle storie. I fratelli di mio papà erano dei matti: lo zio Peppo era guardiacaccia, raccontava di lupi, di animali, che lui vedeva e catturava. Per me era un eroe di film americani, lo chiamavo John Wayne. Lo zio Emilio mi raccontava storie di marmi, mi faceva sempre spaventare”. Questo è solo un assaggio delle sue confessioni di vita vissuta.
Uno di noi
Così, in un tardo pomeriggio assolato, il Palazzo Brunenghi accoglie un numeroso pubblico, tra cui anche amici e compagni di scuola dell'attore, che entra immediatamente in sintonia con loro, grazie alla sua innata empatia e alla libertà di esprimersi in dialetto: “G'ho fat chèl che urìe” e ancora “Ciamif quant che i màza al roi“. Enzo viene percepito subito come “uno di noi” e l'incontro vola in scioltezza, tra risate e momenti di commozione. Seduto al tavolo, accanto al mattatore televisivo, Eugenio Clerici assume il ruolo di moderatore gentile, proponendo con toni distesi e familiari domande e richieste di approfondimento su diversi passaggi del libro, andato letteralmente a ruba.
25 minuti di felicità
L'idea del titolo per il volume nasce dalla lettura de “La brevità della vita” di Seneca e da una riflessione di Piero Angela, che, citandolo, sosteneva che la vita duri una mezz'oretta, perché la Terra è nata milioni e milioni di anni fa e, quando moriremo, la Terra andrà avanti ancora per milioni e milioni di anni. Iacchetti spiega come il filosofo epicureo lo abbia impressionato nel sostenere che gli uomini stiano perdendo tempo. “Abbiamo poco tempo su questo pianeta e dovremmo viverlo gustandoci di più questo dono – prosegue l'ospite – Quindi, rallentiamo il nostro tempo”. Poi afferma di aver fatto il calcolo dei suoi 25 minuti: tra aspettativa di vita media e anni già vissuti, sottoscrive con allegra malinconia che gliene resterebbero solo quattro: “Ognuno può fare il conto di quanti minuti è stato su questo pianeta e di quanti minuti gli mancano. Io mi faccio coraggio e dico che magari sono cinque o sei, toh”. E tutti a contare fra le risate generali.
Il fattore C
Il racconto dialogato prosegue tra leggerezza e profondità di temi, riflessioni e ricordi: la famiglia, il desiderio di diventare cantante come il suo idolo Adriano Celentano, il rapporto conflittuale con il padre Antonio, uno dei suoi capisaldi insieme a Giorgio Gaber e Maurizio Costanzo, la gavetta, il sodalizio con Ezio Greggio a Striscia la Notizia. E poi gli aneddoti che sembrano gag inventate da un comico provetto e invece sono esperienze reali, come il pescatore con un braccio solo o l'elenco delle particolarità della gente lacustre o ancora la maledizione all'inventore dei tappi di bottiglia che non si staccano. Infine, la spiegazione del fattore C: ”Per fare questo lavoro ci vuole talento – spiega Enzo sorridendo - ma ci vuole anche culo. Io i treni, che sono passati, li ho presi tutti e alla fine anche quello giusto”
A cuore aperto
Non mancano momenti accorati, come quando nonno Enzo parla con tenerezza della nipotina,“la piccola Iacchettina”, o come quando, rabbuiandosi per lo sdegno, accenna a Giulio Regeni e poi alla guerra e alle vittime come i bambini e i torturati accostandoli all'immagine della sofferenza di Gesù in croce. Intenso è anche l'omaggio ad Anna Marchesini e al ricordo del suo amore platonico per la donna, incontrata una sola volta durante un avventuroso viaggio in auto da Roma a Milano. Il castelleonese doc è uomo a tutto tondo, prima che artista o forse queste due anime sono imprescindibili una dall'altra, perché la sua arte nasce dalla vita e dal suo sentire malinconico ed ironico allo stesso tempo.
La felicità esiste?
Il tempo dell'incontro è volato veloce, il sole ha lasciato spazio all'ombra, ma nessuno sembra aver fretta di congedarsi dall'ospite. C'è ancora tempo per accennare al futuro della televisione, che secondo Iacchetti sparirà, di parlare brevemente delle attività benefiche, da lui promosse, perché nella vita arriva anche la “fase della restituzione”, in cui diventa doveroso trovare il modo di restituire agli altri un po' della fortuna avuta. A chiudere un incontro, che ha lasciato con delicatezza ed incisività tanti spunti di riflessione resta un'ultima domanda: la felicità esiste? Enzo risponde con una semplicità spiazzante: “Gli uomini dovrebbero essere contenti di vivere, perché già la vita è felicità”.
